IN GAMBA

Facoltà di giurisprudenza. 110 e lode. Questo può essere l’inizio della fine. 23/24 anni e un voto che sancisce capacità e merito. Nella testa di un neolaureato sorgono legittime ambizioni mentre s’appresta a varcare la soglia dello sconosciuto mondo del lavoro e degli studi legali. “Voglio il meglio”. Non so se avete mai letto il curriculum vitae di questi cuccioli. Hanno ancora la faccia con le tracce recenti dell’acne, una barba che fatica ad affermarsi e la voce che sembra avere lasciato il coro dell’Antoniano solo qualche giorno fa, eppure presentano un pedigree di tutto rispetto: soggiorni all’estero, studi specializzati, padronanza di un paio di lingue (oltre all’italiano ed al latino), massimo dei voti in tutto (anche nel corso di decoupage) e soprattutto una voglia di fare e mostrare al mondo che è arrivata l’ora in cui vi faccio vedere io. Benvenuto ragazzo, benvenuto. Da oggi sei – ascolta bene – un praticante avvocato.

PRATICANTI, AVVOCATI E FRUSTE

Avete mai sentito parlare di Bonelli Erede Pappalardo, Clifford Chance, Freshfields, Gianni Origoni Grippo, Chiomenti, etc.? Sono studi legali (“law firm”) di consistenti dimensioni, che assistono banche e imprese nelle più ricche transazioni (“deal”). A farne parte sono centinaia di professionisti, dai 23/24 anni in su, laureati con ottimi voti, buone competenze linguistiche e una discreta dose di ambizione e volontà.

I moderni schiavi.