L’AUMENTO

Mi hanno accordato un aumento. Esco dalla stanza del partner con incedere sospettoso e comincio a guardarmi intorno. Alla mia destra il corridoio: vuoto, non fosse per La Bionda, una stagista nana con enormi tette, che riceve indicazioni precise su come debba essere pinzato un documento da parte di Boogeyman, un avvocato che di umano non ha più nemmeno la crudeltà. Alla sinistra, Quello Nuovo fa fotocopie. Le segretarie sono febbrilmente all’opera, agitate ed inquiete come non mai: una di loro, che dalle forme si direbbe molto più simile ad un tubero che ad una donna, ha comprato un nuovo lucidalabbra con i brillantini-oddio-ma-è-carinissimo e le altre giustamente celebrano l’evento. Nessuno bada a me. Torno nella mia stanza e posso meditare con tranquillità sul modo migliore di comportarmi. E’ periodo di revisione degli stipendi ed è necessario stare sul chi vive. Da settimane si sentono bisbigli diffusi: Quale sarà l’andazzo quest’anno? Quale il tenore dell’aumento? Saranno generosi? O sarà vero, come dice il mio compagno di stanza, che saranno più tirati? Quanto prenderà lui? Quanto prenderò io? Quanto? E’ necessario farsi furbi, tendere le orecchie. I destini di noi tutti sono legati a doppio filo. Non importa quanto possano avermi dato. Bisogna verificare tutto in relazione agli altri. Tutto è relativo. Il problema è capire senza far capire. C’è una domanda, del resto, che in questi studi è taboo. Quando ero ragazzino il punto di non-ritorno era: “Posso baciarti?”. Avrebbe potuto essere l’inizio di una relazione, o la fine. Oggi la domanda è: “Quanto guadagni?”. Può sancire l’instaurazione di un fondamentale rapporto di complicità o l’eliminazione di una qualsivoglia possibilità anche solo di condivisione cordiale dello spazio intorno al distributore del caffé. No, è necessario agire diversamente, interpretare, carpire. Oggi, per quanto mi riguarda, finisce il tempo dell’illazione, della congettura. Ho il primo e fondamentale tassello per giocare la mia battaglia: l’importo dell’aumento accordatomi. Comincia la fuga, la difesa della preziosa informazione dagli assalti degli assetati colleghi.

“Ciao Duchesne”
“Guarda lassù!”
“Dove? Non vedo nien… EHI! TORNA SUBITO QUI!”.

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