SIGNORSISSIGNORE

In un mondo in cui anche l’ultimo dei camerieri ti prende per il culo se fai un abbinamento cibo-vino bizzarro, l’ultima categoria per cui il cliente ha sempre ragione resta quella dell’avvocato d’affari. Per usare una metafora elegante, è come se il cliente calasse pantaloni e mutande e agitasse il suo dorato pisellone, mentre tutta la categoria professionale si gettasse ginocchioni a bocca aperta, in una lotta senza rispetto e reticenza. Una volta acciuffato l’agognato trofeo è necessario non lasciarselo scappare. Carezzarlo. Coccolarlo. Soddisfarlo. Con precisione e professionalità, con dedizione e amorevole cura. Abbastanza schifoso? Sì, ma necessario. C’è una fila di concorrenti disposti a prendere il nostro posto se non ci si mostra all’altezza. Il cliente è tutto. Il cliente è la moneta. E Dio sa quanto il capo abbia bisogno di soldi. Il Cayenne, la barca, l’appartamento di 167 mq. in Porta Venezia, la collana di perle Tahiti della moglie, pure il bambino nato nella migliore clinica privata di Verona dove alle gestanti è dato di partorire i figli in acqua, tutto questo porta il brand del cliente di turno. Il cliente tutto questo lo sa. Per questo chiama ad ore irragionevoli, pretende lavori irragionevoli, in tempi irragionevoli, con modi irragionevoli. Lo sa e ne gode. Ordina e gode. Si fa arrogante e gode. Vede l’avvocato masticare amaro e gode. Percepisce l’odio e gode. In una spirale di perfidia di cui fatico a capire il motivo. Ultimamente, sempre più spesso, ho delle fantasie. Mi aggiro nelle strade deserte della notte, avvolto in uno spolverino di un paio di misure più grande, bavero alzato, cappello calcato sul capo. Cammino sicuro, il buio mi è amico, la strada vuota non mi fa paura. Da lontano emerge un’ombra. Mi acquatto al muro, nascondendomi nell’oscurità. Quando l’ombra si fa vicina, riconoscibile, mi slancio verso di lei, l’agguanto e la volto violentemente verso di me. Riconosco nei suoi occhi tremuli e spauriti, lo sguardo violento dell’Amministratore Delegato di […] S.p.A. Mi supplica di lasciarlo andare, di non fargli del male, ma io sono senza pietà. Estraggo dalla tasca un documento e gli mostro che la clausola 8.4 del contratto firmato in mattinata contiene una garanzia rilasciata a favore della controparte, da me inserita senza autorizzazione. Lui esplode in un urlo disumano e io scappo ridendo satanicamente. Qualcosa dentro di me deve essere rimesso a posto.

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9 Pensieri su &Idquo;SIGNORSISSIGNORE

  1. Ahahaha Avvocà buono che perdiamo la causa… ! cmq come tutti i legali sei bugiardo. Io una volta che ho avuto bisogno dei vostri servigi, sono entrato, mi sono seduto, ho esclamato: dunque.. e l’avvocato di fronte a me mi ha detto: 100 euro.

  2. La mia capa pazza è ossessionata dalla scadenza. Tutto scade, per lei, come se ci fossero enormi termini che la inseguissero e raggiuntala, le dessero della culona e dell’incapace. Nei miei desideri segreti non c’è una notte con Johnny Depp, ma bruciare davanti ai suoi occhi tutte le copie dell’atto più importante del fascicolo + importante, il giorno della scadenza, un secondo prima che la cancelleria chiuda. Aaaah.

  3. Egregio Avvocato, stranamente, secondo me tutto quello che scrive “fa senso”.
    Mi sento molto vicino a Lei, anche se soggiogato da uno schivista molto simile al suo name partner…io ho il director M&A.

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