C’E’ SEMPRE UN’ALTERNATIVA

Sto mettendo in ordine la documentazione relativa al contratto firmato settimana scorsa, in data 24 maggio 2007. Contratto, allegati, certificati, ecc. Mi ha dato da penare, quest’operazione, problematica, complessa, guasta fin dall’inizio. Soprattutto a causa della stupida arroganza dei clienti. E’ finita, comunque, e non è il caso di intrattenersi con tristi ricordi. Chiusa, archiviata, accantonata.

Sono queste le riflessioni con cui mi trastullo quando mi cade l’occhio sopra l’attestato con cui il cliente dà conto dell’avvenuto pagamento di quanto dovuto in forza del sopramenzionato contratto firmato in data 22 maggio 2007.

Una sottile e gelida serpentina mi risale dal fondo della schiena fin dietro l’orecchio destro, fermandosi a un centimetro dal lobo, dove sento come un affilatissimo spillo incunearsi sotto pelle. Rileggo. Documento, non mentire. Sappiamo entrambi che il contratto è stato firmato in data 24 maggio 2007, non 22 maggio 2007. Era giovedì, non mi posso sbagliare, ricordo che ho passato il giorno ripetendomi “Tieni duro, poi domani è venerdì”. Ricordo che anche il mio compagno di stanza, vedendomi sudare nell’organizzazione del closing a un certo punto ha cercato di incoraggiarmi dicendo “Tieni duro, poi domani è venerdì”. Ho sentito anche Quello Nuovo, al telefono probabilmente con la madre, dire “Tengo duro, poi domani è venerdì”.

Era giovedì sicuramente. Riprendo il contratto e verifico: 24 maggio. Attestato: 22 maggio. Contratto: 24 maggio. Attestato: 22 maggio. Contratto: 24 maggio. Attestato: 22 maggio. Potrei andare avanti ore a muovere la testa come a seguire questo lugubre incontro tennistico tra i documenti, anche solo per posticipare il momento in cui dovrò ammettere a me stesso: c’è un errore. Finché prendo atto che quel momento è giunto ed elaboro la frase, assaporandone ogni amara parola: c’è… un… errore.

Come può essere successo? Ripercorro le fasi che hanno portato alla firma e mi torna alla mente la frase che mi fu rivolta: “Me ne sbatto le palle che è tutto pronto, firmiamo giovedì, ho già parlato io con Howles e dice che a loro va bene”. E’ evidente che ho modificato la data del contratto ma ho dimenticato il documento connesso. Il pensiero immediatamente successivo è: a chi posso dare la colpa? “A nessuno” mi rispondo quasi ipnotizzato “sei tu ad averlo scritto”. E, materno, aggiungo “ma non è poi così grave, dai, è solo una data sbagliata”.

Non serve. Anni di trattamento psicologico finalizzato all’induzione del terrore e della sfiducia hanno già messo in moto la mia mente creativa. Vedo il volto grave del capo, silenzioso, contrito, osservare il documento, alzarsi, girarsi a guardare di là della finestra verso un orizzonte che solo lui può vedere. Torna alla scrivania. “Ora chiami Borghini e gli spieghi la situazione”. Borghini è a capo dell’ufficio legale di […] S.p.A., è quello che se ne sbatte le palle, quello che firma giovedì, quello che ha già parlato con Howles. Borghini dice sempre “è allucinante”. Borghini è un pezzo di merda.

Chiamarlo mi permetterebbe di risolvere il problema e conservare intatti gli interessi del cliente. Ma significherebbe anche una lavata di capo di cui ora come ora non ho voglia. Ci deve essere un’altra soluzione. Posso tacere, nessuno se ne accorgerebbe e se un giorno l’errore verrà alla luce, probabilmente sarà solo oggetto di un buffetto paternalistico da parte del capo. Ancora una volta però, la mia mente creativa mi propone uno scenario di contenziosi milionari, arbitrati, clienti imbufaliti, Borghini indemoniato. “Ma come è possibile? Solo oggi ci si accorge di questo errore? Ma – sorry se lo dico – e che cazzo. Che razza di avvocati siete? E’ allucinante”.

Mi basta. Immaginarlo dire “è allucinante” mi guida verso la soluzione ai miei dubbi. Prendo l’attestato, lo inserisco in una cartellina trasparente e chiamo Valentina, la mia segretaria. “Valentina, metti tutto in un faldone e archivialo. Grazie”. Che buffo. Per un attimo avevo pensato di tutelare gli interessi del cliente.

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4 Pensieri su &Idquo;C’E’ SEMPRE UN’ALTERNATIVA

  1. Beatasolitudo, Borghini nella realtà non si chiama Borghini, e così lo stesso Howles, ne andrebbe del mio posto di lavoro. Tutto il resto è fredda narrazione di fatti.

  2. sto cominciando a leggere ora il tuo blog è fantastico e non so se invidiarti o no un piccolo avv di provincia

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