QUELLO E’ UN PICASSO? LO SAPEVO FARE ANCH’IO!

Non conosco il nome dello studio di architettura cui viene appaltato l’arredamento del nostro studio, ma non credo che gli affiderei nemmeno l’allestimento del mio presepe. Qui ciò che conta è un’apparenza di lusso, di cortese ed affidabile stile, di solida classe, a cui il cliente deve sentirsi non solo tranquillo, ma oltremodo orgoglioso di affidare i propri interessi. Per questo fin dalla targa apposta sull’entrata, di più, fin dall’etichetta applicata sul citofono, tutto deve comunicare sicurezza, raffinata sicurezza. L’ingresso deve essere degno del più superbo albergo, l’accoglienza affabile e signorile, il contesto nobile. Et voilà, allora, il tappeto persiano su cui pulire il mocassino inglese, il board desk di lucido e pregiato mogano, eleganti e fiorite piante finte a fare da contorno. Fin dentro le sale riunioni, capolavori di un’arte finalizzata al profitto, prive al mio occhio di ogni minima coerenza estetica. Mi guardo intorno aspettando l’inizio della riunione, giocherellando tra le mani una delle matite col brand dello studio e pasticciando sul block notes, anch’esso col brand dello studio. Ad una parete incombe un quadro senza cornice, appeso per una cordicella simile a quella con cui vengono intrecciate le sedie. Il quadro è di tre soli colori disposti a vomito di bimbo: giallo, blu, verdone. Mi mette ansia. Alla parete opposta pende una cornice, senza quadro. E’ di legno bianco. E’ appesa al medesimo tipo di cordicella. Non sono un intenditore d’arte, ma credo di potere affermare con sicurezza che entrambi i pezzi facciano cagare. “Non comprendi”, mi dicono, “si tratta di dare un tocco di moderna classicità”. O classica modernità, non ricordo. Del resto, le sedie sono moderne, ma il tavolo è classico. “Non comprendi”, mi dicono, “si tratta di dare un…”. Tocco di moderna classicità, lo so. Sotto i nostri piedi, testimone indifferente di questa nostra piccola esistenza si stende la moquette e, talvolta il parquet, perfettamente ripuliti, solidi. Suvvia, non prendiamoci per i fondelli, non siamo in un museo né in una magione ottocentesca né tantomeno in un superattico newyorkese di qualche magnate dell’edilizia. Non appena si lascia il piano terra, o zona-clienti, e si torna nelle nostre stanze, lo scenario cambia. Sotto i nostri piedi la moquette trasfigura in un misto marrone-grigio di tela grossa, macchiata da lustri di caffé rovesciati inavvertitamente, macchie di cibi consumati nel corso di notti suicide, passi trascinati da tempo immemore. Non ci sono quadri. Non ci sono cornici. Non c’è mogano. Non ci sono piante, se non fosse per quei tre ostili cactus delle segretarie, scelti tra gli innumerevoli miracoli della flora perché, si sa, i cactus hanno bisogno di poche cure. Alle pareti, come trafitti scalatori, abbiamo dei sugheri colorati, da cui pendono ingiallite foto dei figli (degli altri, i famosi nipotini) e, per i più ribelli, una vignetta di Altan (di recente va forte quella che recita: “E’ una vita che nascondo la testa e adesso mi avvisano che era merda non sabbia”). Gli scaffali traboccano senza misura né ordine, avvolti in invincibili e metaforiche nubi di polvere. E poi, faldoni, faldoni ovunque, documenti, cartelline, scatoloni appoggiati da anni in attesa di sistemazione. “Quella è roba del Pedrini, che se ne è andato tre anni fa, io non la tocco”. “Ma è sulla tua scrivania”. “Appunto, io non la tocco”. La confusione ci circonda, ci attanaglia. Tutto è volto a ricordarci che l’ordine, l’eleganza, quella dolce, composta, armonica bambagia che ammiriamo al piano terra non è cosa per noi. Siamo sì dei professionisti, ma guardiamoci in faccia, che cazzo ne capiamo noi di arte? Lasciamo che i clienti abbiano ciò che spetta loro e noi teniamoci l’habitat che ci meritiamo.

Un collega del dipartimento di finance ha escogitato una soluzione: mi ha confidato che stasera lascerà sulla scrivania, in bella vista, per le signore delle pulizie un foglio con la scritta “Pulire la scrivania. Grazie”. Lo farò anch’io. Scriverò: “Portatemi via. Vi prego”.

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15 Pensieri su &Idquo;QUELLO E’ UN PICASSO? LO SAPEVO FARE ANCH’IO!

  1. Forse c’è di peggio… Stato dell’arte del mio studio: una pacchianissima riproduzione di un quadro di Monet di dimensioni gigantesche più qualche natura morta qua e là, di cui una nella mia stanza…quando la fisso cado in trance…

  2. MissNiglio, anche io ho una pessima natura morta in stanza: il mio collega.

    (Un saluto a te Marianna, ma non sostare troppo che il tuo capo potrebbe non condivedere i miei contenuti)

  3. è la prima volta che vengo a leggere nel tuo blog. lo trovo ironico, divertente… non amo le cose “finte e la moquette”.
    ritornerò, sono curiosa.

    Uti

  4. Grazie Uti. Credo che finchè vorrò guadagnarmi il pane qua dentro, gli argomenti non mancheranno.

    (Lennon81, lo dico anche a te, scappa finchè sei in tempo)

  5. La soluzione esiste: appendere con una cordicella di spago da arrosto una delle foto dei npotini o simili, eliminando la cornice, da appendere separatamente con il solito filo da roast beef.
    E subito saremo artisti incompresi. ”la classica modernità” al servizio dell’ufficio. Tanto farebbe cagare comunque..
    Saluti.

  6. LoadingMind, pensavo di appendere foto di modelle sconosciute in pose particolari e millantare siano fidanzate dei tempi del militare. Per trarre un minimo di soddisfazione.

  7. Messo il messaggio per le donne delle pulizie???Ti hanno portato via o ti hanno lasciato lì come parte integrante della scrivania?? 🙂 Buona domenica…

  8. Purtroppo no, Ordinata. Ho pensato che una donna delle pulizie straniera e molto volenterosa, trovando un foglio con la scritta “portatemi via” sulla scrivania, avrebbe potuto fraintendere e far campo libero del grosso tavolo. Non si può contare che su se stessi.

  9. Ciao Duch,
    leggo oggi per la prima volta il tuo blog. Che dire… stupendo. Prima di cena voglio riuscire a leggere tutti i post.
    Nel frattempo ti lascio qualche link. Sono le foto degli “uffici” di alcune multinazionali dell’IT.
    Come noterai l’ambiente differisce di gran lunga da quello che hai sopra descritto.
    http://www.officesnapshots.com/category/apple/
    http://www.officesnapshots.com/category/google/
    Altro che atmosfere formali e sterili delle law firm che frequenti.

    P.s.
    Sono prrraticante (come dici tu) da circa sei mesi. Lavoro però in uno studio medio/piccolo.

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