TI SENTO MOLTO DISTURBATO

E’ appagante essere un professionista internazionale. Rispondere “Hello” alle telefonate mentre mi sistemo l’auricolare e mi roteo sulla sedia, pigiando sulla tastiera mentre converso (non scrivo nulla di particolare, cose come: fjcwpohv oppure conapmcèa, tanto per far sentire dall’altro capo del telefono che ferve l’attività) e con l’occhio dire alla segretaria che può andare e ne riparliamo dopo.

Ne è passato di tempo dalle prime imbarazzate telefonate che sostenevo, alzando al massimo il volume del telefono e calcandomelo all’orecchio, mentre tenevo un dito premuto sull’antitrago dell’altro padiglione auricolare in modo da poter captare questo incomprensibile idioma che era il legal english. Poi col tempo ho capito trattarsi sempre della stessa solfa, delle stesse frasi trite, dell’aria fritta che gonfia i polmoni del professionista serio. Nulla di realmente complicato, nulla di così importante.

Ho appena sentito Paul, legale interno di un’importante società inglese, per alcuni aggiornamenti sul contratto cui sto lavorando, un ordinario share sale and purchase agreement, volgarmente detto contratto di compravendita di azioni. Ma volgarmente, per cui va chiamato share sale and purchase agreement o, al limite, espièi (SPA).

– “Hello”, ho risposto, con navigato ottimismo, riconoscendo all’istante il lungo numero britannico sul display.
– …
– “Speaking”
– ….
– “Fine, thanks Paul. And you?”
– …
– “Ah ah ah”
– …
– “Yes”
– …
– “Yes”
– …
– “Yeah”
– …
– “Mmm”
– …
– “But…”
– …
– “Ok, ok”
– …
– “That’s perfect”
– …
– “Ok”
– …
– “Bye Paul, bye…”

Ho riposto l’auricolare incrociando lo sguardo del mio compagno di stanza: “Che voleva?”. “Capito un cazzo”.