IL MOTIVO

E’ alto intorno al metro e sessantacinque. Ha i pantaloni troppo larghi. E’ come se ne avesse preso un paio tagliati su misura per un individuo sull’unoenovanta/unoenovantacinque e poi ne avesse tagliato gli ultimi trenta centimetri. Fatico addirittura a vedergli le scarpe. Si intravede solo un tocco di punta. La giacca, ugualmente troppo grande, gli avvolge completamente il culo. Pare uno di quei poveri pazzi agghindati per la visita annuale dei parenti che l’hanno internato. Ma fosse solo l’abito, mi dico. Quello che realmente stona su quest’uomo è la testa a forma di fungo atomico che spunta dal colletto della camicia. Dio mio, questo essere è raccapricciante ed è appena entrato nella mia stanza.

Dietro di sé lascia una scia, visibile, tangibile, una lunga scia fatta di asciugamani frustati sulle natiche nello spogliatoio di una scuola di una ventina di anni fa; di rifiuti femminili imputati prima alla acne e, passata l’adolescenza, al fatto che “le donne sono tutte troie”; di notti passate a studiare per quel 30 e lode che – sono sicuro – mi aprirà tutte le porte che per me sono rimaste chiuse. Riesco a vedere, chiarissima, in questa sua scia di vessazioni e umiliazioni varie, la stereotipata vita che ha guidato il suo destino negli anni fino ad oggi, nella mia stanza. Provo un moto di compassione, che subito rifuggo. Non posso né voglio permettermelo. Non per costui. L’Uomo Con La Testa A Fungo Atomico è, infatti, il collega che ha deciso che per lui è arrivato, ad ogni costo, il momento di rifarsi dei torti subiti e di acquisire quella posizione che sogna da quando era bambino, da quando sentiva le altre mamme rivolgersi agli altri bambini esclamando: “Ma che bimbo bello bello” oppure “Il ritratto della salute e della bellezza” oppure “Ma guarda che bellissimo angioletto” oppure “E’ tutto da baciare, da tanto è bello”. Al suo turno: “Ehm… perbacco, già cammina!”. Da allora non fa che camminare, sopra tutto e tutti, in un percorso calibrato sulla sua fame di rivincita, sulla sua arrogante scalata, sulle miserevoli angherie subite che ora è pronto a restituire. In studio è considerato dai capi uno dei migliori, sprezzante, incredibilmente motivato. Io e lui non parliamo quasi mai. Ma ora sta lì davanti a me, mi chiedo cosa voglia.

“Duchesne, scusa una cosa”. Chiude la porta. “Qual è quello shampoo antiforfora prodigioso?”.
“Eh…?”.
“Mi ha detto Pietro che tu…”.
“Pietro è un coglione. Ti prende per il culo, non lo capisci?”.
“Ah, quindi…”.
“Quindi niente, non ho la forfora”.

Si allontana mortificato. Chiude la porta dietro di sé. La sua scia colleziona un ulteriore tassello.

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10 Pensieri su &Idquo;IL MOTIVO

  1. Si ok.
    Ma tu ”Una volta avevi più capelli”.
    Adesso al forfora ti rifugge.
    [Così, prendo un attimo le difese dell’ UCLTAF,solo un attimo].
    SAluti.

  2. Anch’io, LoadingMind, talvolta cerco di prenderne le difese. Ma l’UCLTAFA è indifendibile: sulla giacca sarebbe possibile piantare bandierine rosse o nere a seconda della pericolosità dei pendii innevati.

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