CAPO!

Ho un Capo.

Pressoché ogni lavoratore ha un capo – lo stesso Pontefice deve rendere conto – ma nell’ambito avvocatizio il capo non è un semplice capo. Viene chiamato dominus, è un maestro, un modello, un esempio. Lo deve essere, la professione legale è un incessante apprendere, un’assidua osservazione del mestiere svolto dal collega, un continuo assorbire da chi è più vecchio o in gamba di noi. E’ per questo che si sentono colleghi che rinunciano a posizioni prestigiose, stipendi più ricchi, maggiori responsabilità offerte da altri studi, perché non vogliono lasciare il loro capo con cui tanto bene collaborano, tanto bene lavorano, tanto bene imparano. A me non me ne frega niente. Guardo il mio Capo e dove gli altri vedono il modello, io vedo solo mani callose, un abito vecchio di qualche anno di troppo e un’irresistibile ed avara follia di profitto, successo, ascesa. Oltre a numero smodato di peli nel naso, di cui non riesco a farmi una ragione.

Non posso negarlo, è un uomo a suo modo potente. Di lui si dice: “Porta i clienti”. E pare proprio una gentilezza: immagino quest’uomo affabile salire sulla macchina e chiedere: “Dove vi porto quest’oggi, clienti cari?”. “Al mare a fare le sabbiature, Giuseppe”. “Perfetto, allacciatevi la cintura”. E invece no, è solo un’abusata formula per significare che il fatturato dello studio può contare sulle società che a lui si rivolgono. Grandi società. Che rappresentano grandi introiti. E’ lui, infatti, che parla con gli AD, è lui che conosce il tale, è lui che ha rapporti con il talaltro, è lui che ha le mani in pasta, è lui che va a cena con il conte, è lui che va in barca col cliente, è lui “che ci vuoi fare, bisogna trovarsi al posto giusto, avere la giusta visione delle cose, il giusto piglio”. Il giusto padre, aggiungerei, trattandosi del figlio di un [importante ed influente professione]. Lo conosco da anni ma ancora oggi mi sento a disagio in sua presenza. Intendiamoci, non ne sono impaurito, nemmeno imbarazzato, ci diamo del tu, si discute, ci si confronta, si ride talvolta, ma resta tra di noi un confine che ho accettato come invalicabile. Un confine di diverse centinaia di migliaia di Euro di reddito annuo.

Il mio Capo ha due figli piccoli. Sono dieci anni che ha due figli piccoli, ma nessuno ha mai pensato di aggiornare la frase, forse perché suona tanto tenera. “Ha due figli piccoli”. “Hai ragione, non può farci male”. I due Figli Piccoli mi osservano dalla cornice, poggiata sopra un ripiano dietro la scrivania, in cui sono racchiusi da anni. Sul muro di fianco ai due stronzetti, su un vecchio cartoncino Fabriano A4, splende tiepidamente un sole ovoidale arancione che dona luce a tristi e scheletrici arbusti neri che, a loro volta, fanno ombra a quattro agghiaccianti esseri altrettanto scheletrici, uno alto, uno con i capelli lunghi gialli e due nani storti. Presumo sia l’opera figurativa di uno dei due Figli Piccoli che ritrae padre-madre-e-figli in occasione di una dimenticata Festa del Papà. Il mio Capo la guarda spesso quando pensa al modo migliore per risolvere un problema e, quasi schifato, ne distoglie subito lo sguardo piombando su di noi con l’idea risolutiva. Mi chiedo in quei momenti che tipo di padre sia, se nell’immensa aridità in cui si dibatte riesca a trovare almeno un momento di tenerezza. Ma è un quesito che getto subito nel cestino delle problematiche sorte senza intenzione nella mia mente. E guardo anch’io il disegno. E’ ulteriormente invecchiato rispetto a due minuti prima.

La verità, lo ripeto, è che del mio capo non mi interessa niente. Un tempo forse l’ho anche stimato, quando, ancora agli inizi, cercavo di capire con chi avevo a che fare. Mi piaceva la sua sicurezza, la sua pacatezza, persino la sua dedizione morbosa alla professione, che consideravo figlia di un’apprezzabile ambizione. Ma ben presto ho realizzato trattarsi solo di una macchietta, come la maggior parte di questi uomini votati ad un direzione, una meta, uno scopo, che loro paiono avere ben chiaro in testa, ma che io non riesco ancora a decodificare. Non l’amore per il diritto, considerato che l’avvocato d’affari di diritto si occupa ben poco. Non i soldi, considerato che finiscono in un accumulo impossibile a godersi con giorni fatti di 14 ore lavorative, week-end inclusi. Non il potere, considerato che subire la prepotente arroganza dei clienti non è esattamente il tratto distintivo che assocerei al potere. Insomma, devoti di una religione senza Dio, ma con tanti comandamenti. E di tale religione lui ha sempre cercato – sommando fallimenti a fallimenti – di rendermi adepto. Inizialmente, infatti, ascoltavo con attenzione le frasi fatte con cui infarciva i discorsi, ma, col procedere, ho dovuto ammettere a me stesso la verità: non significano assolutamente nulla. Quest’uomo è pazzo.

Così ogni tanto se ne esce affermando: “Porsi dal punto di vista della controparte è il segreto per raggiungere l’obiettivo”. Oppure: “Negoziare non è solo contrattare, è aggredire”. Io gli sorrido con sacra illuminazione in volto, simulando tutta la gioia del mio apprendere, e poi comincio ad elencare mentalmente i nomi dei sette nani, così, per distrarmi da tutto questo. Talvolta si lascia andare e si allarga all’ambito filosofico e allora diventa un guru dal disincanto dissacratore e sapiente. “L’umiltà è solo la presunzione che l’ha preso in culo”, mi ha detto settimana scorsa. Ho pensato che sono al servizio di Steven Seagal e ho desiderato piangere.

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8 Pensieri su &Idquo;CAPO!

  1. non sarebbe male essere al servizio di steven seagal! con tutte le avventure che potresti avere!!!
    cmq il tuo capo, non ha tutte le rotelle al posto giusto:-))

  2. fantastico. pura verità distillata. non lo conosco, il tuo capo, ma ne ho avuto uno identico (non avvocato, ma il capo del legale di grande banca). uguale.

    anche io recitavo i settenani, talvolta.

  3. Il problema é che il tuo capo non é pazzo , il tuo capo é una coerentissima cerniera del sistema in cui tu stesso vivi , il pazzo sei tu .
    E io ne sarei fiero .

    Una cosa sola , AGIRE
    ( da

  4. ma di che ti lamenti?
    hai un semplice, comunissimo e normalissimo Capo!
    Sorridi alla vita, ti poteva andare peggio.
    Batman, con scherzo.

  5. Mi chiedo come posso esser capitata quì solo oggi. Sei una lettura incredibilmente e amaramente divertente…
    Saluti da una collega.
    A.

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