IO PRENDO QUELLO CICCIOTTO

Lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo, lo studio più blasonato d’Italia, ha un acquario. Un acquario. Si potrà pensare: “Teneri” e immaginare il buon Sergio Erede, avvocato che fattura con onore i suoi milioni di euro annuali, spargere quotidianamente con amore il plancton per i suoi pescetti, rossi, blu, gialli, di tutti i colori, chiamandoli ciascuno per nome.

Ecco, le cose non stanno esattamente così. Nell’acquario non ci sono i pescetti. Ci sono i praticanti.

Tralasciando l’ironia da carogne con cui viene appellato tale luogo, il cosiddetto acquario altro non è che l’open-space in cui vengono ammassati i brillanti ed indifesi praticanti selezionati dal più rinomato degli studi legali italiani. Questa è la creme (oggi brulè, purtroppo) delle giovani leve, con i loro 110 e lode, le loro competenze linguistiche, le loro specializzazioni, ma soprattutto il loro amore per il diritto, la loro devozione, e chissà cos’altro. Queste giovani menti, selezionate tra gli innumerevoli curricula esaminati, vengono assunti e buttati nell’acquario. Lì nuotano e, come astici pronti per essere scelti e bolliti, battono freneticamente le loro piccole chele, pardon manine, sulle loro piccole tastiere, sognando il momento di gloria, vale a dire l’attimo in cui un affamato partner possa notarli e mangiarseli professionalmente, qualunque cosa possa significare questa metafora. Un giorno, quando verranno ben bene ripuliti della loro polpa, saranno i migliori professionisti sulla piazza. Oggi stanno in un acquario. In fondo, penso, gli uomini discendono dai pesci. Ma la cosa non mi impedisce di vedere in questa strana evoluzione un che di paradossale. Oltre che mostruoso. Sono pronto a scommettere che Darwin non ha mai considerato tutto questo.