CI SIAMO GIA’ VISTI?

“EEEEEEEHH… TCIUUUUU’”
“Salute”
“Grazie”.

Questo è un classico esempio di conversazione che intrattengo con il mio compagno di stanza. Talvolta sono io a cominciare, talvolta è lui. Ogni volta con cortesia. Un caro ragazzo. Lo sto guardando digitare e cancellare nervosamente la stessa clausola da una mezz’ora abbondante. Lo guardo digitare e bestemmiare sottovoce, con educazione. Lo guardo e provo quasi affetto. Questo ragazzone toscano, sgraziato nei movimenti, con i calzini sempre di un colore sbagliato per ogni occasione, è il mio compagno di stanza. Vale a dire la persona con cui passo più tempo nella vita. Più di una moglie, più di un amico, più di una mamma. Sempre faccia a faccia. Divisi solo da due desktop. Conosco ogni suo gesto, ogni suo modo di dire, quel modo errato di pronunciare la parola “pursuant”, il suo schioccare il collo piegando innaturalmente la testa prima a sinistra poi a destra, la vena gonfia che gli attraversa la fronte. Ogni mattina, ognuno venendo dalla sua vita, ci si incontra. Ogni sera, ognuno tornando alla sua vita, ci salutiamo. Sono anni ormai. Eppure, a pensarci bene, non so niente di lui. Non siamo quasi mai usciti insieme, se non per quelle cene allargate in cui ci si incrocia giusto all’uscita dal ristorante e ci si guarda imbarazzati, quasi vergognandosi di vederci in un posto che non sia la nostra stanza. Non condividiamo nulla se non lo spazio lavorativo. I nostri discorsi sono sempre molto vaghi: vita di studio, pettegolezzi sui capi, un aggiornamento reciproco sulle gallerie di immagini proposte da Repubblica.it sulle tette più influenti nel periodo di riferimento. Non so niente di lui, della sua famiglia, dei suoi amici, della sua vita sentimentale, le sue passioni, i suo sogni, niente di niente. E’ qui davanti a me. Lo guardo digitare e bestemmiare. E dal nulla chiedo:

“Ma tu ce l’hai una ragazza?”
“Eh…?”, mi risponde, come uscendo da uno stato di trance.
“Una ragazza? Ce l’hai? Qualcuna che frequenti?”
“Se ti va di fare l’imbecille non è il momento. Sai mica piuttosto come si dice ‘filiale’?”
“Branch”
“Cazzo, branch, vero. Sono già fuso”
“…”
“Comunque no, non ce l’ho”.

Caro compagno di stanza. Stiamo diventando amici.

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10 Pensieri su &Idquo;CI SIAMO GIA’ VISTI?

  1. Uh…bello vedere nascere amicizie solide come il borotalco!
    Ma la discussione è finita li? Magari a giorni ti chiederà come mai gli hai fatto quella domanda…io sbatterei un pò le ciglia e gli manderei un bacio…

  2. Mi hai ricordato un film: Kitchen stories dove un ricercatore svedese segue per mesi i movimenti di un uomo in cucina. Senza parlare, poco a poco, i due diventano amici. Ciao

  3. Sai, è in questi casi che mi torna sempre alla memoria la storia de “Il Piccolo Principe”, in particolare l’episodio dell’incontro con la Volpe…ci sono certe persone che vanno…come dire…”addomesticate”, piaaaano, piaaano…Eheheh!! Carino comunque il blog! Ciao-ciao!!!

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