IO HO FATTO IL POSSIBILE

Sono seduto da quasi cinque ore nella stessa posizione. Nonostante io sia stato perfettamente fermo, i boxer, incredibilmente ostili alle circostanze, hanno avviato una risalita lenta ma costante ed ora hanno preso in ostaggio il mio sistema. La costrizione è sempre più percepibile e la situazione si fa insostenibile ogni minuto che passa. Comincio a muovere il busto cercando di mandare vibrazioni leggere al bacino, ma l’operazione, guasta fin dall’inizio, ha poco successo. Preso da un raptus di coraggio e scoramento, infilo una mano sotto il tavolo, afferro la struttura, scrollo, sistemo e riprendo a respirare. Mi guardo intorno.

Sembra che il mio capo abbia notato il gesto ma continua a parlare dissimulando tutto il suo dispregio. Siamo in piena negoziazione. Nulla lo può sviare. Prima di entrare in riunione sapevo sussistere taluni punti aperti ancora da discutere, ma quando ho appreso che tali punti non erano aperti, bensì outstanding, ho realizzato che il tutto stava prendendo una pessima direzione. E lui me lo sta dimostrando. Si sta accapigliando con la controparte da ore, in una discussione senza tregua. Non saprei neanche dire su cosa, su quale clausola, su quali pretese, su quali diritti. E’ da ore, purtroppo, che sono immerso in pensieri molto profondi e personali: quella falena da quale finestra sarà giunta visto che sono tutte chiuse? Se tiro questo filo della giacca non è che faccio un buco nella manica? Chissà che fine ha fatto Mauro Repetto? Non è forse il caso di gettare il succo alla pesca che tengo nel frigo e continuo a bere nonostante sia aperto da un paio di settimane? Sono sicuro siano un paio di settimane? Quand’è l’ultima volta che ho fatto la spesa? Dove ho messo la fidaty card?

Ogni tanto tendo l’orecchio e cerco di catturare l’argomento. Scribacchio un veloce appunto prendendomi il labbro inferiore tra i denti, in atteggiamento di riflessione. Ma soprattutto, sto bene attento ad annuire dopo ogni frase del mio capo. E, specularmente, scuoto con sufficienza la testa, dopo l’asserzione di controparte. “This should be a condition precedent”, dice il capo. Annuisco. “We don’t agree”, dice controparte. Scuoto. “Do you want a coffe?”. Annuisco. “Yes, thank you so much”. Scuoto. Sento l’importanza del mio apporto.

Trattengo a stento gli sbadigli. Mi allungo a prendere una caramellina al lampone e rovescio una bottiglietta d’acqua. Mi scuso e ripiombo sulla sedia. Disegno una griglia tre per tre e comincio a cercare la giusta combinazione per vincere ogni partita a tris. Dicono non esista. Dimostrerò il contrario. Ok, magari un altro giorno. Strappo il foglio rumorosamente. Mi schiarisco la voce. Torno col pensiero alla falena. Finché, improvvisamente, non sento l’avvocato di controparte pronunciare con secchezza: “To the possibile extent!”. Il mio interesse si rinnova. “To the possibile extent” ripete, poggiando la frase sul tavolo, bollente ed intoccabile.

La questione è semplice: il loro cliente si impegna con ogni ragionevole sforzo ad ottenere un certo risultato, e lui vuole, anzi pretende che venga inserita anche la formula “to the possibile extent”. “Per quanto possibile”. Mi sveglio dal mio torpore ed istantaneamente sento una scintilla di ostilità esplodere in tutte le viscere. E vorrei alzarmi e dire: “MA PORCA DI QUELLA BAGASCIA PELLEGRINA, MA VOGLIAMO DARCI UNA REGOLATA? COME CAZZO SI FA A PENSARE CHE QUALCUNO SIA TENUTO ALL’IMPOSSIBILE? E’ EVIDENTE CHE SIA “TO THE POSSIBLE EXTENT”. CHE RAZZA DI NECESSITA’ ABBIAMO ADESSO DI STARE A DISCUTERE DI QUESTE STRONZATE, PORCA TROIA”. Riesco ad immaginare gli occhi esterrefatti dei presenti, il tremolio del mio capo, il viso pallido dell’unica donna in riunione. Ma poi immediatamente visualizzo controparte asserire: “Ha ragione. Ritiro il commento e propongo di inserire ‘Provided that nobody is taken to the impossible’. Nemo ad impossibilia tenetur. No?”.

Rigetto la mia fantasia e torno ad annuire e scuotere. Ritmicamente.

Annunci

10 Pensieri su &Idquo;IO HO FATTO IL POSSIBILE

  1. Follia allo stato puro, mentre è il 12 luglio e fare l’hippy sulla costa di Cadice pare essere una prospettiva di più lungo termine.
    L’ambizione è il terrore di perdere quello che si vuole ottenere, anche se non lo si ottiene mai…Ad impossibilia nemo tenetur!

  2. da qualche giorno mi sono messa a leggere il tuo blog… pensavo che mi sarebbe piaciuto venire a lavorare in quello studio… ma sembra la discrezione dell’inferno!
    E’ davvero così terribile?

  3. ho ben presente… conosco alcuni dei “moderni schiavi” che lavorano da voi… ma le donne come diventano?

  4. Ne ho scritto da qualche parte nelle pagine precedenti.

    Diciamo che talvolta subiscono un processo di maschilizzazione piuttosto negativo, necessario per la sopravvivenza.

    – Ma che bel vestito. Ti cade proprio bene.
    – BUUURP.

    Altre volte, piangono.

    Più spesso odiano.

  5. … allora tenersi alla larga da lì per mantenere il sorriso… anche perchè sono ancora nella fase in cui provo amore sincero per il diritto amministrativo… pensa che amore!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...