“SENTA, MI ASPETTI QUI SOTTO, SCENDO SUBITO”

Mentre attraverso la piazza, sento tutti gli occhi su di me. Fine serata, le ultime sigarette, le ultime risa, gli ultimi baci. Ragazzi in pantaloncini corti e camicie aperte, ragazze con gonnelline corte a vita bassa e speranzose scollature, tutta gente che ride, chiacchiera, beve birra, lecca gelati, sembra la vita di cui si fa un gran parlare. E poi ci sono io, che – con la borsa dei documenti nella mano destra e la giacca appoggiata sul braccio sinistro, il primo bottone slacciato, la cravatta leggermente allentata, le maniche arrotolate, screziature di sudore ovunque – sono appena uscito dallo studio e cerco solo di raggiungere il mio letto. Li attraverso come un giovane Mosè e mi sembra che al mio passaggio si ritraggano, guardandomi con occhi pieni di xenofoba diffidenza. Mi faccio piccolo e seguo la mia strada verso casa, con la mente piena di tag-along, drag-along, covenants, clause number twentysix. Talvolta incrocio qualcuno come me. Ci si fissa un istante negli occhi, ci si disprezza misuratamente e si prosegue indifferenti, verso casa, quei giorni in cui si sceglie di evitare il taxi e fare due passi per permettersi qualche minuto di … respiro, vita, libertà, quello che è.

Passo di fianco alle serrande abbassate, alle luci ad intermittenza arancione dei camioncini della spazzatura, agli omini dello Sri-Lanka che nemmeno azzardano il tentativo di vendermi le ultime rose, e arrivo sotto casa. Il portone di legno, tre piani e poi il mio caro Muro cui raccontare la mia giornata ed il mio caro Letto per dimenticarla. Infilo la mano nella tasca sinistra. Esito. Rimescolo la mano. Esito di nuovo. Comincio ad insufflare rumorosamente e con velocità crescente. Infilo la mano nella tasca destra ed estraggo il blackberry. “Sì. Un taxi in via […] 14. Grazie”. Visualizzo l’attimo esatto in cui, prima di andare a pranzo, ho estratto le chiavi dalla tasca e le ho appoggiate sulla scrivania, per fare posto al telefonino. Là sono rimaste.

“Somewhere over the rainbow skies are blue…”. Comincio a canticchiare in un bisbiglio, stringendo le mani a pugno, con le unghie che penetrano i palmi. Una coppia, da lontano, continua a baciarsi, indifferente a tutto.

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34 Pensieri su &Idquo;“SENTA, MI ASPETTI QUI SOTTO, SCENDO SUBITO”

  1. non pensavo di leggerti a quest’ora…
    a volte capita anche di vergognarsi per quei 5 minuti di libertà di pensiero e di movimento…che tristezza 😉
    un saluto a te e a muro.
    p.

  2. secondo me, no.
    che il duchesne indulga a una sua romantica descrizione di giovane professionista introspettivo, è ovvio ed è un suo legittimo diritto.

    però è un vero avvocato.

    credo, eh.

  3. Se è una farsa vorrei avere una particina anch’io nel racconto. Quella di un’impiegata che torna a casa nella stessa ora, con i capelli scuri perfettamente raccolti e la giacca sull’avambraccio. Possibilmente alta, slanciata, elegante e dal sapore un po’ retrò.
    Chissà se quell’uomo striato di sudore e con le maniche della camicia arrotolate mi noterebbe. Avrei voglia di sorridergli e di canticchiare insieme a lui “Somewhere over the rainbow skies are blue…”.. so fare bene la seconda voce. Sembrerebbe davvero un film.
    Ma Duchesne secondo me non è finzione. Sembrerebbe l’uomo perfetto. Eppure secondo me esiste esattamente per come si descrive.

  4. vi assicuro che sono stralci di vita vera. scritti e descritti bene, senz’altro. ma posso garantire – io come tutti quelli che lavorano in uno studio “d’affari” – che è tutto vero. Purtroppo.
    Zeugita

  5. Ecco peche’ alcuni tengono le chiavi sempre nella borsa. Ma cio’ alle volte non impedisce comunque brutte sorprese…
    Seps

  6. Oggi produco infaticabilmente. Ma, come al solito, ringrazio per i commenti gentili e ricambio i saluti.

    Solo una veloce risposta a Davidia69 (che ringrazio per i complimenti). In realtà diverse centinaia di persone possono testimoniare che di Studi Illegali ve ne sono a iosa (basta guardare i link a destra) e che le mie storie sono comuni a tanti. L’approccio narrativo che seguo è solo una scelta stilistica (diciamo che non conosco altri modi di raccontare).

    Il dispiacere, invece, è quelllo di dover cestinare alcuni post, perchè personaggi o vicende sono troppo riconoscibili. E a volte la mia impressione è che il meglio(/peggio) vada perso.

  7. Leggo sin dall’inizio il tuo blog, lo trovo geniale.

    Geniale perchè tutto quello che scrivi è vero, al cento per cento. C’è solo una differenza, i tuoi racconti sono ironici, invece nella realtà delle situazioni che descrivi di ironia non ce n’è neanche l’ombra.

    Io lo so bene perchè sono in uno di quegli studi illegali dei link a destra, conosco bene anche ” l’ultimo angolo” prima della “lunga cancellata che circonda i giardini di via Palestro”.

    Poi se qualcuno non ti crede è perchè è veramente difficile far capire alle persone di altri “ambienti” che razza di vita facciamo. La situazione che mi trovo ad affrontare quando mi capita è più o meno quella descritta nella prima parte del post di martedì scorso “una risposta ai dubbi”.

    Continua così, è il blog più bello che abbia mai letto e mi fa passare meglio le giornate (e le notti) qui dentro.

    ciao

  8. Passi la Macarena in bagno, ma l’autocomplimentarsi sarebbe davvero da pazzi.

    Immagino che l’anonimo commentatore abbia inserito la mia pagina nello spazio vuoto del blog.

    Takecare, tu vuoi farmi passare per schizofrenico.

  9. Sono l’anonimo del numero 11

    Semplicemente è la prima volta che scrivo in un blog e nello campo per i commenti anonimi c’è uno spazio per un indirizzo http://, non sapendo cosa fosse ho ritenuto opportuno, sbagliando, inserire l’indirizzo del blog sul quale volevo venisse pubblicato il mio commento.

    Spiacente per il contrattempo, e sempre gran bel blog.

  10. Va be’ che sei un professionista serio che ultimamente non sta molto bene, ma schizofrenico no, non direi.
    E non ho nemmeno mai avuto dubbi sull’autenticità di quello che racconti e sulla veridicità del tuo essere avvocato d’affari.
    Scrivi molto bene, l’ho scritto più volte, non hai certo bisogno di farti i complimenti da solo, è che quel commento così firmato era proprio buffo e si prestava all’ironia.
    Acc.. è venerdì: aperitivo Duche.

  11. duchesneee….non potevo non scrivertelo….a km di distanza, in un altro paese (;-)) stanno suonando “somewhere over the raimbow…” remixato in stile l…. nel palazzo di fronte al mio…
    ASW
    un saluto.
    p.

  12. Guarda…sarei quasi quasi portata a pensare, in un eccesso di fiducia nell’armonia che regola l’universo, che l’aver dimenticato le chiavi in ufficio possa averti risparmiato qualcosa di peggio che prendere un taxi e tornarci… (che vi sia qualcosa di peggio che tornare in ufficio dopo essere arrivati alla porta di casa è eventualità ancora sconosciuta ai più, ma…). No?
    No. Me lo dico da sola. Ma…I percorsi sono imprevedibili, a volte, bizzarri. Stavamo parlando di chiavi, hai ragione…Sarà il pollo che mi è rimasto sullo stomaco. Però torno a trovarti…

  13. Forse non sei più un serioso professionista, ma hai acquisito fascino e la tua scrittura incanta… l’ho sentita proprio ieri la canzone che canticchiavi, forse l’abbiamo gustata insieme…

    SperanzaInfedele

  14. Bella, strana e affascinante questa immagine buttata là di venerdì notte…
    Complimenti per il blog.
    Anche se io sono una che nel racconto ha la parte femminile della coppia che si bacia diventando indifferente a tutto il resto…

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