CONFERENCE CALL E DINTORNI (SOPRATTUTTO DINTORNI)

La conference call (i.e. una telefonata in cui persone che si odiano si pongono al telefono multilinea per tenere una riunione nonostante la lontananza e soprattutto per evitare loro di incontrarsi e guardarsi in faccia) in corso vede la partecipazione di 16 individui – clienti, legali, esperti di qualcosa – ciascuno nel proprio ufficio, ciascuno davanti al proprio telefono, chi in vivavoce, chi con la cornetta appoggiata all’orecchio, tutti con l’umore sotto le scarpe. Le problematiche sono molteplici, la volontà di venirsi incontro assente. Una conference call che prende il via alle nove di una sera di fine luglio non può significare altro che grane.

Guardo la pizza sulla scrivania e ne afferro una fetta. Lancio un’occhiata al mio compagno di stanza ma è come se fosse assente: la sera, passate le nove, trasfigura in un tristissimo e muto formichiere che rimugina ed emette piccole e fievoli bestemmie in toscano; non dà fastidio, giunge alle mie orecchie come un’arcaica ninna nanna che culla e concilia il mio lavoro.

Ho chiuso la porta per rimanere tranquillo ed ho messo in vivavoce. Mi sono connesso alla telefonata nel momento esatto in cui stavo masticando una fetta di pizza troppo grossa anche per le mie voluttuose fauci e, alla domanda della signorina elettronica di pronunciare il mio nome dopo il segnale acustico, ho emesso uno strano suono come di un alcolizzato che si arrischia a pronunciare l’alfabeto arabo. “Poco male”, ho considerato, “penseranno che la mia dizione inglese sia perfetta”. E ho ripreso la mia nutrizione, con entusiasmo.

La conference call comincia subito con piglio aggressivo. Il partner dello studio illegale di controparte si contrappone con fermezza ad ogni pretesa del nostro cliente. Entra nell’arena il mio Capo, che con la sua professionale irruenza argina l’avanzata del suddetto. Gli scambi sono veloci, gli affondi impietosi. Talvolta scendo in campo anch’io puntualizzando alcuni aspetti di cui sembro l’unico a tenere conto. Nessuno mi considera. Della precisione, dell’accuratezza non sembra loro interessare, se ne disfano a piacimento, sembrano quasi non conoscere nemmeno l’argomento di cui si parla. Mi concentro sulla pizza mentre loro cercano di assestare il colpo definitivo. La discussione procede, ciascuno cercando di dire la sua, di fornire un prezioso contributo, di presentarsi con l’idea risolutiva e conciliatrice. Non c’è un attimo di tregua, nessuna posa, nessun fiato risparmiato. Finché:

– BURRRRRRRRP.

Un immediato ed anormale mutismo riempie le linee telefoniche. Resto pietrificato. Due/tre – lunghissimi – secondi. Si ascoltano bisbigli, risatine, poi, con una certa esitazione, la contesa lentamente riprende nel punto in cui è stata interrotta, soprassedendo, andando oltre. E’ difficile, però, fingere. Se ci trovassimo improvvisamente rinchiusi nella stessa stanza, vedremmo gli occhi di tutti scrutarsi a vicenda alla ricerca del colpevole, di colui che, nell’ombra dell’anonimato, ha azzardato la più primitiva delle provocazioni. Una sola è la certezza tuttavia: non conosceremo mai con certezza quel nome, l’identità dell’inconfessato ribelle resterà il piccolo mistero che, questa notte, accompagnerà l’arrivo del sonno.

La conference call si avvia impietosamente alla fine. Un saluto veloce (“bye” “bye” “bye” “bye” “bye”, ecc.) e le cornette vengono appese tra lunghi sospiri di sollievo. Attendo pochi secondi e, regolarmente, ricevo la telefonata di chiusura da parte del Capo, per fare il punto internamente. Da questa mattina si trova a Roma per lavoro e da lì si è connesso. Discutiamo brevemente degli aggiornamenti e del modo di procedere alla luce della telefonata appena conclusa e, inesorabilmente, prima dei saluti si arriva a discutere del punto più rilevante:

– “Duchesne, secondo te chi è stato?”
– “Il rutto? Il tedesco direi. Assolutamente Franz.”
– “Il tedesco, sicuro. L’ho pensato anch’io.”
– “Già, il tedesco.”
– “Proprio tedesco. A domani.”
– “A domani.”

Mi infilo la giacca e mi preparo per andare a casa. Ordino un paio di documenti, sistemo velocemente la scrivania e guardo il mio compagno di stanza, che ricambia lo sguardo, serafico. Afferro la lattina di Coca-Cola Light vuota che giace sulla sua scrivania, gliela mostro scuotendola, piego la bocca in una smorfia di spregio e la getto nel cestino.

– “Tu sei un imbecille”.
– “Mi è scappato.”
– “Tu comunque sei un imbecille.”
– “Ma mi è scappato.”
– “Vai a cagare, buonanotte.”
– “Buonanotte Duchesne.”

– “E COMUNQUE MI È SCAPPATO”.

Annunci

22 Pensieri su &Idquo;CONFERENCE CALL E DINTORNI (SOPRATTUTTO DINTORNI)

  1. I miei colleghi sognano da anni di fare una pernacchia ai super mega capi giapponesi durante una call conference. Non ne hanno mai avuto il coraggio. Figuriamoci un rutto. Siete un passo avanti. Complimenti!

  2. quoto sporealvento!
    “Duchesne chi è stato?”
    “Eh capo, la situazione aveva bisogno di una regolata”
    “Giusto, capisco….. buonanotte” ;o)

  3. il tuo racconto evoca ricordi simili….
    durante una conference di qualche anno fa che coinvolgeva anch’essa molte parti, è successo che qualcuno (con ogni probabilità uno di quelli della società italiana che acquisiva un pacchetto di minoranza) quando cominciava ad essere veramente tardi e tutti erano un po’ spossati, cominciò a dire (pensando forse di aver inserito il mute o di essere abbastanza lontano da telefono): “il material adverse change? ma ficcatelo nel c…!!!” e giù risate dei suoi compari collegati dallo stesso telefono… ha continuato con altre amene volgarità per buoni cinque minuti prima che qualcuno degli altri partecipanti accennasse delicatamente che si sentivano voci di disturbo….per fortuna la maggioranza dei partecipanti era straniera….
    nella mia esperienza questa professione è piena di episodi del genere che (anche se spesso sono meno risibili di quello descritto sopra) ti fanno capire come l’ambiente sia popolato di professionalità veramente improvvisate…

    certo la plateale e nello stesso tempo nascosta manifestazione della funzione digestiva che ci hai raccontato la inserisco in fenomeni diversi, direi di irriverente oltraggio all’ambiente che non posso che condividere!

    un saluto. continuo a leggere divertito! altro che stampa di settore, questo blog è molto più interessante!

    Ciao
    uno che condivide + o – lo stesso destino

  4. Se mi dai le coordinate della scrivania del tuo collega gli faccio recapitare una fornitura di coca light per un anno. No, perché certe sfiziosità sono impagabili…

  5. una volta è capitato anche a me durante una simultanea (faccio l’interprete), il moderatore si affrettò a dire “eh, prego la signorina interprete di non seguire la scia e di non tradurre ciò che il nostro amico tedesco s’è lasciato scappare, abbiamo tutti capito benissimo” :-S

  6. Mi sembrava di essere lì alla conf. call! Divertente il tuo racconto. Mi hai riportato alla mente situazioni simili, ho vissuto il “dietro le quinte” di uno studio internazionale di Milano, ero al mio primo impiego (mi occupavo di traduzione e dintorni) … insomma ambiente molto formale, ma anche noi assistevamo a certe situazioni prima di alcune riunioni, o incontri con clienti, la preparazione dei documenti etc.
    Bello il tuo blog!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...