QUELLI LAGGIU’ SONO I NUVOLONI DELL’AUTUNNO

– “Duchesne. Hai la pancetta.”
– “Eh?”
– “Ti è venuta la pancetta.”
– “Eh?
– “La… pancetta.”
– “Eh?”
– “…”
– “Eh?”

Come un ostinato mulo, ad ogni mia esitazione mi sono fatto saldo nel proposito di trattenere il ventre. L’insistente amica ha compreso l’antifona e ha lasciato perdere ogni successiva osservazione. Il fatto è che conservo ancora un po’ di vanità e se, un tempo, levavo con orgoglio la maglietta dopo aver steso il telo da mare, trovarmi ora a nascondere un po’ di pancetta e cercare di dissimulare il pallore della mia carnagione mi ferisce intimamente, costringendomi a spiacevoli riflessioni. Un anno intero passato sopra una sedia girevole, praticando come solo sport il movimento del mouse, seguendo una dieta perfettamente divisa tra pesce crudo e pizza, alla luce biancastra di una lampada alogena, lascia le sue tracce. Fisiche oltre che mentali.

Sono queste ultime, tuttavia, quelle di cui più dolorosamente prendo coscienza nella prima settimana di libertà estiva. I risvegli affannati nella convinzione di essere in ritardo, la necessità di non perdere d’occhio il mio blackberry, una leggera ansia che accompagna i miei gesti, l’incredibile dipendenza che scopro darmi la condizione professionale in cui mi ritrovo, una singolare sindrome di Stoccolma che mi scopre inabile ad ogni altra attività.

Poi, però, i giorni passano e, birra dopo birra, risata dopo risata, solo dopo sole, si riaffaccia quella strana curiosità che accompagna il risveglio e regala entusiasmo ogni nuovo giorno, la gioia di affrontarlo, la malinconia nel vederlo finire. Il professionista serio vive nell’eterna adolescenza della sua condizione, guardando, come ad una scoperta inattesa, ogni momento di gioia che gli viene offerto.

Ho guardato Francesca allo stesso modo, quando l’ho vista per la prima volta sotto un capanno di finte palme che fungevano da tetto per un esclusivo banco da bar. Una ragazza sottile dai capelli lunghi, perfettamente abbronzata, avvolta in un costume rosa. “Un avvocato. Che palle. Tutti avvocati. No dai scherzo. Io sono qui con amici avvocati. Te li devo assolutamente presentare. Ma tu di dove sei? Milano? Davvero? Mi piace un sacco Milano. Ci vai mai in Piazza Montenapoleone?”. “Veramente è Via Montenapoleone”. “Mamma mia, che precisino, proprio un avvocato”.

Francesca è una ragazza senza pensieri. Meglio, senza pensiero. Vive col sorriso in mano ed il cervello perduto in fondo alla borsetta Louis Vuitton. Siamo usciti insieme per un aperitivo. Io con i miei amici. Lei con i suoi: un manipolo di avvocati della provincia veneta, stempiati professionisti a caccia di ragazze sfiorite e/o personalità rilevanti per la carriera. Nella rilassata atmosfera della sera estiva i discorsi si incrociano, degni delle bocche da cui provengono.

“Bello il mare, ma il sale, e mi spiace davvero dirlo, dà fastidio.”
“Certo che qui l’aperitivo è triste. E’ vero che a Milano avete il pollo tandoori?”
“Che poi uno dice la chiesa, ma Galileo alla fine mica l’hanno bruciato. E lo dico da laico.”
“Il plurale di cactus è cactuses?” “Penso cacta. E’ latino.”
“Domani mi alzo presto per correre. Mi voglio mettere in forma. Chi vuole unirsi sappia che ci sono un sacco di fighe che corrono la mattina.”
“Tieni conto che gli americani sono fatti un po’ così. Io li conosco perché da ragazzo sono stato due settimane nel Maine.”
“Bella quella polo, quanto l’hai pagata? Non voglio sapere il prezzo preciso, dammi un’indicazione di massima.”
“Io ho il diabete, ma sono comunque grato ai miei genitori per come mi hanno allevato.”
“Non so se l’avete notato, ma il capitalismo è morto.”

Nella buia brezza che soffia dal mare, Francesca ed io siamo rimasti soli a camminare sul pontile. Mi ci sono diretto io, senza velleità romantiche, ma per il semplice e un po’ affettato desiderio di fermarmi a guardare la costa nella tranquillità notturna, mentre il gruppo è andato a ballare in una discoteca a 60 km di distanza, “un po’ lontano, vero, ma ne vale la pena, il primo drink è gratis”. Francesca ha scelto di rimanere con me. “No, davvero”, ho provato a dissuaderla, “vai pure, non preoccuparti, io sono solo un po’ stanco, vai”. Non ha voluto saperne e si è messa sulla mia scia.

– “Sono simpatici vero?.”
– “Sì. Molto. Insomma.”
– “Eh, che palle però. Ma sei arrabbiato?”
– “No, perché?”
– “Sembra sempre che pensi. Basta, mamma mia. Sei proprio noioso.”
– “Ti avevo detto di andare a ballare.”
– “E’ vero che sei stato in Russia per lavoro?”
– “Sì.”
– “Ma allora sei importante.”
– “Non sono importante.”
– “Quando vengo a Milano mi devi portare da Nobu. Mi porti?”.

La guardo. Vorrei colpirla con un pugno direttamente sulla testa e farla precipitare in mare. La bacio.

Mi stringe le guance con la mano destra e muove vorticosamente la lingua intorno alla mia. Lascio fare e vago con la mente. Abbandonato a pensieri estranei, apro gli occhi e guardo il battello che ondeggia. E’ davvero un bel battello, penso, guardalo come galleggia. Non vedo la luna. Lontano noto un vecchio che inciampa in mezzo alla strada e si aggrappa alla moglie. Lei lo insulta con rancore. Lui la manda all’inferno. Mi viene da ridere. Francesca stacca le sue labbra dalle mie, apre gli occhi e mi scopre con il sorriso sulla faccia. “Anch’io sono felice”, dice.

Mentre guardo fuori della finestra del mio ufficio sorrido di nuovo, aspettando che il computer si avvii. Un nuovo anno professionale sta cominciando. Mi sento come un ragazzino il primo giorno di scuola, mentre estrae l’astuccio, prepara il quaderno e si conta i brufoli. Nuove operazioni, nuove notti a odiarmi, nuove risate della follia che mi circonda, nuove urgenze, nuovi affanni. Sulla scrivania vibra il telefonino. Lo prendo e leggo il messaggio. Francesca.

“Ma lo sai che mi manchi?”.

Scuoto la testa. Sono sicuro che non la rivedrò mai più, ma ora, mentre gioco tra le mani un biglietto da visita pescato dal cassetto e vago con lo sguardo verso i faldoni delle pratiche chiuse, manca anche a me. Inserisco la password nel PC e, nell’ultimo voltarsi indietro ai giorni appena finiti, penso a lei e alla sua entusiasta leggerezza. L’estate, rifletto, appartiene davvero allo spensierarsi.

– “Duchesne, ma che cazzo fai? Ridi da solo?”
– “No, niente. Un riflesso spastico.”
– “Minchia, cominciamo bene.”

A questo appartiene, invece, tutto il resto dell’anno.

Si ricomincia.

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45 Pensieri su &Idquo;QUELLI LAGGIU’ SONO I NUVOLONI DELL’AUTUNNO

  1. mi associo a cinas nell’osservazione: non puoi essere uno di noi e non solo per le 4 settimane di ferie che presumo tu abbia fatto (tutte) ma soprattutto per la scritturacome dire troppo umida (che è il contrario di?).
    in ogni caso ti leggo con terrore.
    mi capita spesso di avere i tuoi stessi pensieri.
    ho sempre paura di incorciare gente con gli stessi pensieri miei e tuoi.

  2. Colleghi, non lasciatemi solo. Credibile o meno, sono dei vostri. Ho il mio bel tesserino autografato dal signor Giuggioli. Ho i miei bigliettini da visita. Ho la cravatta.

    A parte gli scherzi, lo stile di scrittura – valido o meno – credo prescinda dalla professione (educazione, studi, professori, letture, ecc.). E, per quanto mi riguarda, è un po’ la via di fuga allo stile di scrittura dei contratti: il becero legal english fatto di “provided that”, “pursuant to” e “the parties acknowledge”.

    A parte questo, voglio davvero ringraziare tutti per i commenti, i complimenti e i messaggi che avete lasciato in mia assenza.

  3. Hey, nel becero legal english (rigorosamente minuscolo) ti sei dimenticato “reasonable” e “provided for”. A parte questo bentornato (anche se potevi non baciarla: saro’ ingenuo, ma nessuno ci obbliga e non fanno status quo. Nobu e’ da fighetti comunque)
    Seps

  4. Bentornato a nome degli internati ehm volevo dire dei professioniati seri di un (forse fu) rinomato studio illegale internazionale inglese. Non sai quanto mi ha inorgoglito il fatto che alcuni colleghi ai quali ho mandato nel passato messaggi forse non convenzionali e forse ironici sulla nostra condizione di professionisti seri di studio illegale abbiano addirittura ipotizzato che io potessi essere te. E’ la cosa più carina che mi sia stata detta dopo i preamboli delle rejection letters da parte di alcuni studi newyorkesi ai quali avevo improvvidamente inviato il mio cv, millenni fa.. (es. ” Dear (nome del professionista serio), we were delighted to meet you. Your work and academic achievements are impressive. Your talent is undisputed. Your wits are awesome. HOWEVER….”)

  5. Il vecchio giusto al momento giusto ed al posto giusto.

    Esatto. L’Estate è degli spensierati. A volte credo lo sia anche la vita; per questo anche a me dicono che penso troppo.

    SAluti.

  6. miriampanofsky, premesso che ammetto l’esistenza di una parte femminile in me, non penso di appartenere al sesso della borsetta di vuitton.

    Bentornato Duchesne, ho letto proprio con piacere il tuo nuovo “racconto quotidiano”. A dire il vero, al piacere si mischia un po’ di invidia, perché nei tuoi racconti dall’umorismo cinico mi ci ritrovo completamente, quasi a credere che tu sia una mia nemesi…e non capisco come mai non sia stato io a scriverli. mah.

    Di un po’, lo hai mai letto Rat-Man, del grande Ortolani? Duchesne, non è un fumetto come gli altri, e quando ne leggerai uno li vorrai tutti.

    Se non fossi un avvocato (ma son sicuro che tu lo sia), saresti Leo Ortolani in incognito.

    Anonimo

    p.s. le premesse sono parte integrante del commento

  7. Sono anonimo numero undici, vi ricordate?

    Questo blog è un capolavoro, tutto vero, bellissimo, indimenticabile vorrei essere io a scriverlo…aspettavo con ansia il tuo ritorno.

    E anche questa volta non ti sei smentito con la descrizione perfetta della vacanza dell’avvocato di uno studio illegale (anche il post sul becero legal english – aggiungo “relevant to” e “we deem necessary” – è bello).

    Emerge una cosa però da questa puntata, forse tu sei in uno studio illegale solo da un annetto! 🙂

    Anonimo numero undici

  8. certo che… ti sei trovato un bel prototipo…. ma almeno ti ha fatto sorridere no?
    mi immagino la scena mentre la baci e i tuoi occhi vagano eheeh ma possibile che non se ne sia accorta?
    ps bentornato

  9. caro collega, ho scoperto e letto tutto il blog mentre attendevo con impazienza di staccare, per ferie, dal mio studio (il)legale di Bologna. Sei un fenomeno, complimenti davvero.
    Bentornato!

  10. Bizzarro il modo in cui sono giunta qui, ossia cercando la parola “Russia” sul motore di ricerca di Splinder: volevo solamente vedere se giravano altri fanatici del suddetto Paese nei dintorni…

    So che te l’hanno già detto in tanti, ma io te lo ripeto: scrivi davvero bene.

    Una cosa ho imparato, estate dopo estate: non affezionarmi mai troppo alle persone che incontro in vacanza e che temo di non rivedere più… Questo ovviamente dopo anni di pianti in aeroporto per prendere l’aereo che mi avrebbe riportata a casa. Poi sai, le ragazze……… ;P

    Kiss,
    Erika

  11. il capitalismo non è morto. gli ha solo succhiato il cervello.
    comunque me la son fatta nei calzoni a leggerti. grazie. infinite.
    e aggiungo che conosco un’avvocatessa scrittrice. voi e i vostri teoremi sghimbesci.

  12. *Vorrei colpirla…e invece la bacio*
    …Avvocati, ingegneri, muratori o pizzaioli, da questo punto di vista siete proprio tutti uguali!

    Evviva l’incoerenza, marchio di fabbrica dei maschi italiani, come la (sexy) pancetta del resto 😉

    perdona l’intrusione,
    F* (che però non sta per Francesca)

  13. ehi duchesne, vacci piano, non sia mai che un avvocato si emozioni! altrimenti non ce la farai mai a perdere quel poco che ti manca per diventare un collaboratore perfetto. Ok?

  14. Francesca è una ragazza senza pensieri. Meglio, senza pensiero. Vive col sorriso in mano ed il cervello perduto in fondo alla borsetta Louis Vuitton.”

    oddio adoro questa frase, me la sono riletta alemno 4 volte, fantastico!
    ti ringrazio infinitamente per questa impagabile descrizione di quella che potrebbe essere mia cognata.
    Non ti conosco ma ti assicuro che mi ha sorpreso e indotto una certa ilarità.
    Sarai pure un avvocato ma sai veramente disegnare bene i tuoi personaggi…

  15. “La guardo. Vorrei colpirla con un pugno direttamente sulla testa e farla precipitare in mare. La bacio”

    Questa frase è meravigliosa…

    Le persone che hanno il cervello perso nel fondo della borsetta sono, purtroppo, quelle che vivono meglio…in un universo parallelo ma perfetto…

  16. bravo avvocato! Ritengo che il tuo blog meriti considerazione.
    Sei uno scrittore talentuoso.
    Valuta l’ipotesi di un libro.
    Un saluto.

  17. Sinceramente, non riesco più a fare a meno di leggere questo blog e ridacchiare mostrando di prima mattina spastici riflessi ai colleghi interdetti.

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