CARO, MA CHE DICO, CARISSIMO

Ad uno sguardo ingenuo e sognatore il mondo dell’avvocatura pare composto di sentimenti puri e leggeri. Un proliferare di educati atteggiamenti di cordialità mai riscontrati in altri ambienti. Fra professionisti seri non ci si saluta semplicemente. Ci si rivolgono solo i “migliori saluti”, i quali, se proprio tra i due corre una forte antipatia, possono allora spingersi ad essere semplicemente “cordiali saluti”. Se poi, spostandoci ancora oltre, tra i due incorre un vero e proprio odio assassino, si possono anche scovare, in una punta di rabbiosa perfidia, i “distinti saluti”. Ma i saluti non possono essere meno di “distinti”. E’ l’educazione che da sempre si riceve. La deontologia professionale, del resto, è mandarsi a fare in culo ma dandosi del lei.

Tutto questo non si ferma ai saluti. La friabile educazione si conquista fin dall’inizio, dalla rottura del ghiaccio, dal ponderato rivolgersi all’altro, il quale è sempre “carissimo”. “Collega carissimo” “Carissimo, come stiamo?” “Ehilà, carissimo”. E più si dice carissimo, più è necessario caricare la esse, prolungandola con intima sofferenza, come un richiamo ad ultrasuoni per cani. Carissssimo.

– “Carissimo, il documento che mi hai mandato era stravolto. Non me l’aspettavo”.
– “Ma carissimo, abbiamo dovuto inserire un paio di piccole modifiche nell’interesse del nostro cliente”.
– “Lo so, carissimo, lo comprendo. Ma così sputtaniamo la struttura. E scusami se dico sputtaniamo, ma voglio rendere bene l’idea”.
– “Figurati carissimo. Ma non sputtaniamo nulla. E dico sputtanare per citarti e restare sulla tua frequenza”.
– “Io credo – permettimi carissimo – che tu stia dimostrando una certa incompetenza”.
– “Ma no, carissimo, il tutto è da imputare alla tua proverbiale inettitudine”.
– “Vaffanculo”.
– “Così però mi offendi”.
– “Ah, scusa: carissimo”.

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30 Pensieri su &Idquo;CARO, MA CHE DICO, CARISSIMO

  1. io sono un sostenitore del carissimo, soprattutto perchè – in base al tono – è la forma più ironica per salutare qualcuno rimanendo “polite”.
    e poi dai non tutti sono ipocriti. pensare positivo “against all issues”!!!!

    Teresio

  2. il collega della stanza a fianco gira per e-mail a mezzo studio – me compreso – il post sull’avvocato d’affari, preceduto dalla frase “verissimo!! tutto vero!!” e poi tante faccine sorridenti. il collega della stanza a fianco è un coglione. nonostante l’ll.m. in pennsilvanya.

    leggo con attenzione. tutti ridono, parte la catena di e-mail coi commenti. a me assale una profonda tristezza (se non sbaglio, una situazione simile l’hai anche descritta tu in uno dei tuoi post. voglio saperne di più. metto su google pezzi del post, e mi vien fuori il tuo blog. lo leggo tutto, commenti inclusi.

    molto bello. davvero complimenti. e sopratutto bravo, perché hai trovato il modo per esorcizzare. ma soprattutto tutto molto vero. tristemente vero. a molti fa ridere. ma per chi “avvocato d’affari” lo è, lo specchio della propria miseria. nonostante il bonus di quest’anno.

  3. ti lascio un piccolo aneddoto per contribuire all’allegria….e per esorcizzare.

    natale 2006. “Lo Studio” (linkato tra i tuoi link, obviously…) organizza la ormai consueta cena di natale (in realtà un buffet in un trendyssimo locale di milano) tralascio la tristezza dell’evento…
    Da qualche anno, a seguito di un evento molto spiacevole, “Lo Studio” organizza pure un concorso fotografico interno. staff e professionisti inviano le loro foto, relative a varie categorie. quella più bella vince un premio (cena, week end, and so on).

    premiazione. la categoria più “sentita” (e col premio di maggior valore) è quella intitolata “la vita all’interno dello Studio”. sfilza di foto vermante brutte e tristissime, tipo quella fatta “ad artem” col name partner piedi sulla scrivania e sigaro in bocca che legge tex willer (“che bella!!..ehehe…ma è lui? …ma chi l’ha scattata….eheheh ….è proprio simpatica”). ma la foto vincitrice è un’altra. eletta vincitrice a furor di popolo tra esclamazioni di giubilo e incontenibile ilarità.

    ecco la foto: una stanza, due scrivanie, due pc. i faldoni. il telefoni. tutto il resto….solita stanza insomma. le luci sono accese. è sera tardi. e poi, soggetto della foto, lui. il collega. probabilente era chino sulla tastiera, quando qualcuno lo chiama: “XY!! guarda qui!!” lui alza la testa distrattamente fuori dalla finestra, vede una macchina fotografica, prova a sorridere ma clic, chi l’ha chiamato scatta la foto. ritraendo un abbozzo di sorriso, anzi, un aborto di sorriso. a bene vedere un ghigno, la smorfia della repressione.

    ecco, a ciò si aggiunga che la foto riprende l’interno della stanza dall’esterno, attraverso una finsetra. e la stanza è al pian terreno di un palazzo antiche, e alle finestre ha le sbarre. e le sbarre nella foto si vedono, anzi sono in primo piano. insomma, come se si fotografasse qualcuno dentro una cella dall’esterno di un carcere. e infatti tutti ne ridono, capiscono il senso e la foto viene infine premiata con la seguente motivazione: “….per la simpatica metafora.” allegria generale.

    in quel momento un senso di smarrimento si è impossessato di me. ormai, tra le firm del magic circle, ci si prende per il culo da soli. si ride della propria autodistruzione

    ….poi ci sarebbe pure la tre-giorni col retreat. dico solo che alla seconda sera, da solo in stanza fissando il soffito, avrei tanto voluto imbottirmi di tritolo e farmi esplodere in mezzo a tutti loro durante la cena.

  4. …mi sa che il primo capoverso è una favola che si raccontano gli avvocati tra loro nelle fredde serate di fine autunno ed inizio inverno davanti ad un caminetto, riportando anche delle colleghe/i che si sono trombati/e da quando l’estate è terminata…

  5. trés amusing.
    anche se ero convinto che tra colleghi ci si desse del tu.
    tuttavia devo dire che gli insulti più gustosi vengono sempre fuori tra due che si danno, rispettosamente, del lei.

  6. dopo 8 anni in un paio degli studi linkati (ora felicemente in-house) conosco molto bene e diffido enormemente di chi lì dentro si crogiola nel proprio status di schiavo alienato ma che, sotto – sotto, è contentissimo di fare la vita che fa e di lavorare per l’elite legale. vi assicuro, è pieno.
    mi facevano più incazzare questi dei convinti che professano il proprio entusiasmo senza l’odiosa ipocrisia di dover sembrare sfinito, annoiato, stritolato dal mostro, che in realtà si ama.
    ma dirlo fa brutto

  7. caro kleinfeld,

    vero. fanno incazzare anche me. però, se guardi bene bene bene, c’è pure una terza categoria. credo che né duchesne – né io – ci “crogioliamo”, come dici tu. semplicemente, a volto si prova pena. ma non per noi, figurati…per ciò che ci circonda. ammetterai che in questi posti qualcosa che non va c’è di sicuro…certo lavorare in miniera è molto molto peggio….ma da chi ha lauree a pieni voti e master in giro per il mondo e professa eccellenza, obiettivi ecc ecc…ci si aspetterebbe qualcosina di più.

    vado a ritirare le stampe dalla stampante, oggi fortunatamente riesco a dribblare le mail.
    poi però mi devo inventare cosa scrivere nei ts… ci penserò. bye

  8. oceanodisilenzi,

    assolutamente. la mia considerazione non era diretta a nessuno in particolare qui dentro ma voleva semplicemente sottolineare un tipo umano assai comune negli studi d’affari.
    ecco, a proposito di timesheet: che liberazione non esserne più schiavo.

  9. Bhé, un ‘fuck off’ non si nega a nessuno, se meritato e detto con il tutto il dovuto rispetto…

    Negoziazione serrata, partner inglese assiste il cliente con l’ausilio di un collega italiano. Controparte spocchiosa….

    Partner inglese: “Sirs, could you be so kind to speak in English, please? I have some problems in following your discussion about this important point of Italian law.”

    Partner italiano (controparte): “uell, as iu can anderstand, ziz is a metter of italian lo, nazing zat iu can apricieit”.

    Partner inglese: “Well, Sir, with all possible due respect, fuck off”

    Qualcuno forse se la ricorda….

    Vi saluto con moderata cordialità (altra espressione di cui vi prego di fare uso…e cercate di cambiarlo, questo mondo….)

    *

  10. non sono un avvocato ma sono conosciuta per la mia proverbiale e odiatissima capacità di sfanculare gli stupidi/e col sorriso e in ferfetto italiano aziendale…
    grazie, grazie, grazie caro avvocato!

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