SCUSA IL RITARDO

Una sera, rientrando a casa dopo una di quelle giornate in cui ci si sforza di pensare alle guerre ed alle carestie, agli incidenti ed alle malattie, per poter dire “ma sì dai, in fondo non mi va poi così male”, ho scoperto sul tavolino della cucina una scatola di cartone piuttosto ingombrante. Fissato con dello scotch alla scatola, in equilibrio precario, penzolava un foglietto di bloc-notes, dall’inequivocabile grafia nervosa: “Ciao, sono passata a lasciarti del ragù fresco (è nel freezer). Ti ho portato anche un regalino. Un bacione. Mamma P.s.=Passa a casa ogni tanto, ti faccio i calamari. P.p.s.=Io l’ho chiamato Cleo, ma tu puoi ribattezzarlo”. Alzo la scatola e, sprofondato in un parallelepipedo di plexiglass 45×25 pieno di acqua, scopro un pescioletto rosso che gira intorno a un sasso giallo. A fianco, un cilindro di specifico mangime proteico: “Rafforza il tuo pesce”.

“Cleo, che nome del cazzo che hai bello mio, non sei nessuno con un nome così, sei solo uno dei tanti”. Cleo continua a spingere il muso sul sasso giallo. “Ci vuole un nome importante, un nome solenne, un nome foriero di gloria. Ma che ne sai te? Guardati, intorno a un sasso giallo”. Apro il frigo e comincio a prepararmi la cena. “Da oggi ti chiamerò Cleo II. Lo senti come suona? Cleo Secondo, non è mica da tutti”. Affetto un paio di pomodori. “Anzi, Cleo Secondo Massimo”. Prendo l’olio e lo sistemo in tavola. Sollevo l’acquario. “Però ora Cleo Secondo Massimo ti levi dalle palle che qui si deve mangiare e ti metti buono buono in salotto”.

Non molto tempo dopo varco la stessa soglia in compagnia di Eleonora, una ragazza rossa, piena di efelidi, che conobbi ad una cena di giovani professionisti, raggruppati sotto l’ombrello di qualche inutile associazione, a cui fui trascinato da un collega con l’unica delle motivazioni possibili: “Duchesne, le donne”. “Le donne cosa?”. “Ci sono le donne”.

Alla cena mi ritrovo seduto di fronte ad un ragazzo incredibilmente magro al cui fianco si accomoda una sua collega, Eleonora, che mi colpisce immediatamente per il modo timido di presentarsi (“non dire cazzate, le tette t’hanno colpito a te, altro che il sorriso timido”, ebbe a dire in futuro il mio collega). Nel corso della conversazione comprendo che le cose potrebbero mettersi a mio favore quando il grissino davanti a me comincia a recitare il rosario dei suoi successi.

– “Io ho preso il PhD.”
– “Non sarà contagioso?”
– “Ah, ah, che ridere”, risponde lui sdegnato, mentre io, un poco compiaciuto, mi accorgo che Eleonora ride veramente.

Non era una gran battuta, devo ammetterlo, ma, considerato il livello medio della tavolata ed il fatto che io ed Eleonora cominciammo a frequentarci per quella che ad oggi è stata la mia ultima e più bella relazione, è una delle frasi della mia vita cui sono più affezionato. La cosa fa riflettere.

Una volta entrati in casa, suggerisco ad Eleonora di accomodarsi mentre io mi dirigo in cucina a preparare qualcosa da bere. Prendo una bottiglia di Bonarda, la sola rimasta in casa, e nell’attimo esatto in cui levo il tappo sento un grido acuto provenire dall’altra stanza.

“Ihh… ma… cos’è?… che schifo… ma tu sei un mostro… ma…”
“Cosa?”, domando io, comparendo col muso equino, mentre stringo nelle mani due bicchieri di vino.

Davanti a me Eleonora si mantiene ancorata alla sua smorfia di ripugnanza. Seguo il suo sguardo e scorgo, sopra l’armadietto angolare nell’angolo lontano del salotto, un contenitore di vetro pieno di acqua opaca. In mezzo riesco ad intravedere una macchia rossastra che galleggia in balia di impercettibili onde. Mentre cerco di ripensare all’ultima volta in cui ho dato da mangiare al disgraziato, riconosco sopra l’armadietto la confezione di mangime ancora sigillata.

Devo dire qualcosa. “Dorme”, balbetto a bassa voce, quasi bisbigliando. “Si chiama Cleo Secondo Massimo”.

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41 Pensieri su &Idquo;SCUSA IL RITARDO

  1. Adesso gli avvocati di questo blog si staranno chiedendo all’unisono, che cosa diavolo sono le efelidi … una malattia come il PhD!?

    Anonimo numero 11

  2. Un pensiero di una madre lasciato cosi’…Sia chiaro che non mi permetterei mai di esprimere un giudizio di valore della questione, pero’ Duchesne questo intervento mi lascia l’amaro in bocca…Ogni medaglia ha il suo rovescio (anche se si vedono almeno 6/7 rovesci per un lato positivo)
    Seps

  3. Bandolin, Romins, mi fa davvero piacere se il blog vi piace. Non dipingetemi come un mostro di indifferenza (anche se Cleo Secondo Massimo potrebbe dire il contrario, se solo potesse).

  4. AHAHAHAHAHAHAH!!!
    emh…povero pesce.
    Pensa se fosse stato un gatto…ah..ahah! AHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!

    Anonimo

  5. Questa è l’apoteosi.

    Da notare inoltre un sinistro parallelismo tra l’uomo eccessivamente magro e il pesce denutrito.
    Sicuramente anche Cleo II Massimo, aveva il Phd. Non è colpa tua quindi.
    Solevati e scarica le tue colpe.

    SAluti.

  6. Interessante il nome Cleo II, per una che vorrebbe chiamare un’eventuale futura figlia Cleopatra VIII – ma forse l’Ottava potrei anche risparmiarmelo, sempre se avrò dei figli.

    Comunque ora sai quali sono le conseguenze del non badare agli animaletti domestici: tutto verrà ripagato… 😉

    Erika

  7. Caro Duca,
    non so se mi deprimono di più i tuoi post o i commenti insulsi che leggo sotto gli stessi.
    Regards.

  8. Bene approv assolutamente il nome riservato all’ex-pesce rosso…
    A proposito vorrei liberarmi di tre tartarughe, qualche consiglio? 😛

    P.S. io ho un PhD…ma sono sanissima ç_ç

  9. MOSTRO!
    ma non e’ colpa sua… e’ sua madre che non la conosce abbastanza …
    (potrebbe lasciare qui il numero di sua madre, che vorrei fermarla nel caso a natale volesse regalarle un gatto?)

  10. stasera mi servivi proprio tu..fanculo il pesce..muoiono le persone di fame!!!!!!..io le efelidi le ho veramente..ndr
    un bacio
    potrei innamorarmi di te…angel

  11. hihi mi ricorda il nome del cane in “Ogni cosa è illuminata”:Sammy Davis junior junior…;D
    ti linko perchè non posso astenermi dal farlo 😉

  12. Terribile.
    A me era successa la cosa con le tartarughine d’acqua che volevo a tutti i costi, l’acqua nella vaschetta addirittura non c’era nemmeno più. Ero piccola però, adesso sono cresciuta, sono diventata più responsabile, quindi non prendo più alcun animale domestico.

  13. Però adesso, con questo post, C II M è vivo e lotta insieme a noi nei secoli dei secoli amen…

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