CREDO CHE PRENDERO’ IL PIU’ COSTOSO

Il meccanismo è semplice.

Quanto più si lavora e tanto più si sta male, quanto più si sta male e tanto più ci si rifugia negli acquisti, quanto più si acquista e tanto più si ha bisogno di soldi, quanto più si ha bisogno di soldi e tanto più si lavora, dando nuova linfa alla perversa spirale.

Per questo è facile incontrare professionisti seri dotati di un iPod nero da 80 giga con cui ascoltano l’intera collezione di cd che hanno comprato negli ultimi anni (4 per un totale di 43 canzoni); telefonini dalle incredibili potenzialità del tutto inespresse se si eccettua la suoneria di “Sarà perché ti amo”; televisori al plasma su cui la sera tardi, di ritorno dal lavoro, possono contemplare una giovane donna che, infilandosi la cornetta tre le cosce, promette di farli impazzire; abiti sartoriali che, una volta a casa, ammassano senza cura sulla sedia prima di lasciarsi andare ad un rutto consolatorio; sofisticatissime reflex ancora nella scatola dopo essere state utilizzate una volta per fotografare la moglie che finge di reggere la Torre di Pisa durante l’ultima gita fuori porta e numerose altre amenità per cui perdono interesse nell’attimo esatto in cui appongono la firma sulla ricevuta della carta di credito.

Alle volte, sistemando casa, spuntano tra le mani del professionista serio scatole o ricevute di prodotti di cui non solo non ha mai fatto uso ma di cui ha addirittura dimenticato l’esistenza, acquistati unicamente per il confortante gusto di spendere. “Oh, guarda, un cavatappi in argento con rifiniture in platino… bellissima, avevo scordato questa preziosa cintura in pitone boliviano… e questo certificato anagrafico cos’è? È vero, Ankwali, il bimbo somalo che ho adottato due anni fa… ma guarda che bel musino”.

Io mi sento ancora parzialmente immune al meccanismo. E’ vero, talvolta spendo per prodotti superflui, di più, assolutamente inutili e di cui sono perfettamente consapevole che non farò mai uso. Si tratta, però, di piccole cose, oggetti di poco conto, il modesto pegno che pago alla diffusa follia consumistica. Come il mio nuovo computer 24 pollici, 1 GB di memoria, disco rigido da 320 GB, con velocità fino a 2,8 GHz, con cui la sera tardi, una volta a casa, potrò verificare che non ho ricevuto nessuna e-mail personale.

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49 Pensieri su &Idquo;CREDO CHE PRENDERO’ IL PIU’ COSTOSO

  1. Infatti la società dei consumi è la negazione totale del piacere, ne è solo l’illusione. Si basa sull’accumulazione di oggetti e riduce le relazioni umane a mero scambio di informazioni sull’ultimo strabiliante acquisto.
    P.s. Un saluto per scacciare la solitudine della tua casella postale……

  2. Il guru di questa professione disse un tempo che si eccitava di fronte al bancomat, facendo l’estratto conto.

    Pure la lista movimenti regala intense sensazioni, però.

  3. com’è drammaticamente vero…tra i professionisti poi è come un’epidemia…autocelebrazione e autoconferme. e io ci sono in mezzo, compreso l’ipod che non uso quasi mai…ma ancora peggio la consapevolezza non funge da deterrente…

  4. MaiaB,
    semplicemente devi fidarti di MAC.
    Per utilizzare un normale PC devi capire come funziona, pensa e ti inganna Win, devi andare su Gestione Risorse, organizzare, salvare con nome, spostare, ricordare e andare a recuparare i tuoi preziosi dati chissadove, imbattendoti in improbabili librerie DLL.
    Con MAC, basta che ti fidi. Fa tutto lui.
    Vuoi copiare (legalmente, ovvio) un CD audio? Trascini le canzoni sul desktop. Tutto qui. Hai una penna USB? la infili e la vedi apparire sul desktop. La vuoi disconnettere? la butti nel cestino. Vuoi vedere le nuove foto? Colleghi la macchina fotografica, lui la risocnosce automaticamente, apre iphoto, copia e ordina le foto nella library, dove ritrovi magicamente tutte le altre, quelle vecchie, già ordinate cronologicamente. Facile.
    E bello (ma questo è superfluo).
    Regards

  5. Ho l’iPod nero…però pienissimo di canzoni di album appena usciti!
    Sono sicuro che un giorno avrò tempo per ascoltarle.

    p.s. Duchesne, installa Command & Conquer 3, così ti alienerai anche nei pochissimi attimi liberi che ancora ti rimangono.

    Con spirito di fratellanza,
    Anonimo

  6. Quoto bandolin in pieno purtroppo è così. E’ lo scopo dell’industria culturale spingere al consumo e l’essere umano è una creatura fragile, sapere di poter “comprare” la felicità rassicura ma scava un grande vuoto.

  7. ti ringrazio anonimo.
    è tutta una questione di testa: abituati per anni ad un certo tipo di “mentalità”, fare il salto spaventa.
    però una volta fatto… per il poco che l’ho esplorato mi ci trovo davvero bene :9

  8. e dove lo metti il satellitare, la bicicletta superaccessoriata, le mazze da golf, il bonsai di 150 anni, il quadro ancora imballato comprato all’ultimo vernissage?
    per le e-mail posso venirti in aiuto, ti invio la buona notte..

  9. Eh no!
    non concordo con zulimar: il quadro è l’unica cosa che si può apprezzare in qualsiasi occasione.
    Regards

  10. anche se si spende una cifra esorbitante, mi vien solo da dire che l’appagamento che ricevi da un paio di scarpe ,acquistate in un momento di aleatoria tristezza,non ha prezzo.Lo chiamano shopping terapeutico.Io l’ho provato, funziona.Idem per le cose inutili.Il principio,la spinta scatenante è la medesima,quindi non esimerti dal meccanismo che ci sei pure tu dentro fino al collo… :*

  11. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che troppo spesso si vede gente benestante spendere soldi inutilmente, per cose che non userà mai giusto per dire “ce l’ho anche io”.

    Banali, invece, i commenti di chi addita a responsabile di tutto ciò il capitalismo, consumismo, ecc. ecc. Tutto sta al buon senso della persona, se chi è benestante sceglie di comprare di tutto e di più la colpa non è certo del capitalismo ma sua che non sa controllarsi.

  12. Adoro gli acquisti! Soprattutto quando ne hai da spendere. Ora che non lavoro da un po’, mi è capitato di ricordare la mia passione per le scarpe. Quando ho messo in ordine l’armadio e vi ho trovato quattro scatole di scarpe, targate Paciotti, che non ho mai messo…

  13. entina
    lo shopping terapeutico rientra nella categoria “piacere”…….sempre che non sia compulsivo…..
    frandrake
    banale rilievo, la stragrande maggioranza delle persone è succube della società dei consumi…. se il valore dominante consiste nell’assunto “sono quello che ho”…..

  14. ola e standing ovation per la chiusa del post, che fa tanto piccola fiammiferaia e scatenerà fra donne uomini e terze vie la corsa a scrivere email personali al povero duchesne.
    ma il nick è in onore dell’abate louis?

    anonima non leguleia

  15. Naaa… questa vena malinconica finale non ci sta proprio 😉
    Hai postato oggi e hai 30 commenti… non credo che con questa verve tu abbia bisogno di e-mail o nel caso contrario che tu non ne riceva 😉

    un saluto, cravattina!

  16. @regards
    adoro l’arte, si sa però che i professionisti seri comprano non perchè apprezzano ma perchè va di moda..
    quoto straselvatica, l’unico shopping compulsivo che pratico è comprare libri e lingerie (alla bisogna è sempre utile, che dici?)

  17. essi’, il tutto può risultare tragedioso.
    ma la vera tragedia avviene kuando, in totale preda del mekkanismo….vengono a mankare i denari.così, di kolpo.
    dunkue stai male, anke perkè nn puoi komprare tutte le stronzate da gettare nel dimentikatoio per alleviare le pene dell’imprevisto stato di disokkupazione.

  18. Sono un’impiegata precaria, per cui il badget è limitato. Però gli acquisti compulsivi sono una malattia che affligge anche me. Compro accessori di ogni tipo, prediligo orecchini grossi, collane e bracciali, ma non disdegno borse, occhiali da sole e sciarpe. Ho tante cose che non ho mai messo, soprattutto perchè odio indossare gli orecchini grandi, se posso non uso la borsa, dimentico sempre a casa gli occhiali da sole, non porto quasi mai collane.. ecc. ecc. Però il mio è uno shopping economico e consolatorio. Non spendendo soldi se non per la benzina o le uscite serali orni tanto ho bisogno di tirare fuori qualcosa dal portafoglio.

  19. Diventerò così me lo sento. In questo stesso istante vorrei comprarmi una reflex, una scheda audio e un paio di centinaia di altre cose. Tutto questo perchè, appunto, lavoro troppo.

    zage

  20. il sipario si è sollevato.
    e finalmente couples ha aperto i battenti!
    vuoi partecipare???

    couples.splinder.com

    – scusa per lo spam. blixxxa –

  21. qualche tempo fa, verso l’una di notte, il mio saggio compagno di cella ebbe un’illuminazione: “lo shopping è l’illusione che qualcosa di nuovo stia accadendo nella tua vita …”
    Plinsky

  22. se vuoi ti posso scrivere tutte le mail personali di questo mondo.Ma non credo che allevierebbero il tuo malessere.
    Mi piace immaginarti come l’avvocato un pò paranoico ma geniale di Alli McBeal, spero nn te ne abbia a male.
    Saluti vivissimi.

  23. preferisco avere il problema di domandarmi se con i soldi si compri o meno la felicità, piutto che quello di come potrei essere più felice se avessi dei soldi…

  24. ma se lavorassi di meno o non lavorassi del tutto, se mandassi affanculo lo studio e i contratti, che faresti? come sarebbero i tuoi giorni? (in qualche panchina della stazione centrale a pagare una tangentina per un riparo notturno? ma no…)

  25. benveto nel mondo Apple!…pare che sia il nuovo trend degli avvocati dall’affari: avere un iMac sulla scrivania ed uno a casa….purtroppo nel 99% dei casi, manco sanno come si accende: un noto avvocato d’affari dopo avere comprato il suo iMac 24 lo ha tirato fuori dalla scatola ed è stato per 10 minuti a cercare la tower…poi a chiamato l’assistenza…

  26. E io che giro in bici per Berlino perchè non ho i soldi per il nuovo biglietto mensile della metro…..
    Solo ora capisco veramente quanto sono grandi le grandi città.
    Pedalando pedalando……

  27. Faccio la maestra e mi sono comprata il macbook; per quello che ci devo fare io un plasticone qualsiasi da 500 euro in offerta da madiaworld bastava e avanzava. E invece no! Io voglio il meglio! Il Nokia N70 o qualcosa del genere però non l’ho comprato,l’hanno regalato a mio padre, io l’ho solo preso in prestito.

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