– PREGO VUOL BILLARE CON ME? – GRAZIE, PREFERISCO DI NO!

Il cliente paga il nostro lavoro a tariffe orarie.

Ogni avvocato, a seconda del proprio livello di esperienza, ha il suo rate. Io costo poco più di 300 Euro. E’ una responsabilità. Il mio sonno – quelle cinque/sei ore a notte – costa al mio studio un mancato guadagno di 1500 Euro. Chiedo scusa.

Come ci si può sentire a dover registrare, ora per ora, minuto per minuto, il proprio lavoro? Come può diventare un uomo che deve fornire il preciso rendiconto di ciò ha fatto ogni singolo istante della sua giornata lavorativa? Come si può sfuggire ad una sorte di precaria pazzia?

Qualche anno fa mi si poteva sentire ragionare così, spontaneamente, candidamente. Oggi non più. Oggi sono semplicemente puntuale. Oggi sono metodico. Alla fine della giornata, apro lo speciale software di registrazione e annoto ogni singola attività, registrandola in segmenti di pochi minuti. Mezz’ora di conference call, un’ora di riunione interna, un’ora di telefonata con il cliente, due ore di drafting, un’ora di revisione documenti, mezz’ora di scrittura e-mail, ecc. ecc. Ogni voce con il corrispondente codice, la corrispondente pratica, il corrispondente cliente. Ogni voce con le sue ore billable, la parola chiave dell’avvocato d’affari.

Billable – volgarmente traducibile in parcellabile – con tutti i suoi derivati italiani: “Billabile”, “Billare”, “Hai billato?”, “Oggi ho billato poco”, “Quello è uno che billa”, “Ma tu billi?”, “Ma vai a billare!”.

Ricordo ancora le difficoltà, di più, le paure iniziali. La sensazione di claustrofobica morsa intellettuale mi rendeva nervoso, teso. Arrivavo a sera con un paio di ore billate e mi sentivo misero. Dieci ore in studio e solo due ore billate. Un pessimo professionista. Ricorrevo così allo stratagemma. Le due ore billate si estendevano a due e mezza, con un po’ di coraggio anche tre. Quanto alle rimanenti ore, che nessun cliente avrebbe pagato, le famigerate “ore non billabili” – mezz’ora di disegnini sul bloc-notes, un’ora di pensieri svagati guardando fuori dalla finestra, un ora di tetris on line – diventavano periodi di “aggiornamento professionale”, “studio delle disciplina societaria”, “analisi della dottrina”, perfezionamento lavorativo.

Inizialmente, billavo nel momento esatto in cui terminavo l’attività da registrare. Mi sono, in seguito, assestato su posizioni di più tranquilla quotidianità, fino a, lentamente, accontentarmi della più placida occasione settimanale. E’ facile cedere ai vizi, specie se quei vizi possono portarti a salvare una certa sanità cerebrale. Mi sono trovato così, ben presto, ad annotare le mie ore una volta al mese, ignorando con sereno distacco i richiami elettronici del sistema informatico. Una volta al mese mi fermavo fino a notte fonda cercando di ricostruire, con un soddisfacente livello di precisione, l’intero lavorato del mese, ripercorrendo la memoria, riprendendo gli appunti, rileggendo ogni singola e-mail inviata e ricevuta. “Ma sì, qui ci metto tre ore, qui quattro, qui sette, esageriamo otto”. Nonostante il notevole impegno, però, difettavo in precisione. Oltre ad essere costretto a billare anche le ore passate a billare.

Un giorno fui convocato dal Capo.

– “Duchesne. Stavo guardando la tabella delle ore.”
– “Hai visto, Giuseppe? Ho lavorato questo mese, eh?”
– “Com’è possibile che il 18 hai registrato sei ore di riunione da Xxxxxxx?”
– “Ah, sì, me la ricordo quella riunione. Un grandissimo casino.”
– “E dove si è tenuta questa riunione?”
– “A Cernusco.”
– “Te lo dico perché il 18 era il mio compleanno ed eravamo a Roma insieme dal notaio.”
– “…”
– “…”
– “Sei sicuro?”
– “Saprò quando compio gli anni?”
– “…”
– “…”
– “Ma io non t’ho neanche fatto gli auguri, Giuseppe.”

Svicolare non mi servì a molto. Accuratezza. Puntualità. Rigore. Il cliente si aspetta precisione. Imparai la lezione.

Oggi sono meticoloso. Ogni sera apro il programmino e, mentre faccio mente locale sulla giornata appena passata, sento la sobria rabbia tossica che mi ingolfa le vene nel corso delle ore di lavoro fluire libera e pormi nel giusto atteggiamento di professionale concentrazione. Mezz’ora di internal meeting per il Cliente X. Ok. Il Cliente X lo odio: segno 2 ore. Due ore di drafting del contratto per il Cliente Y. Il Cliente Y lo odio: segno 4 ore. Un’ora di pausa-caffé con il partner del dipartimento di Litigation che mi racconta della volta che è uscito con una finalista alle selezioni di Miss Italia. Il cliente Y lo odio davvero: un’altra ora di internal meeting.

Sono arrivato a billare 27 ore al giorno.

Quest’anno mi aspetto un gran bonus.

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67 Pensieri su &Idquo;– PREGO VUOL BILLARE CON ME? – GRAZIE, PREFERISCO DI NO!

  1. Billable – volgarmente traducibile in parcellabile – con tutti i suoi derivati italiani: “Billabile”, “Billare”, “Hai billato?”, “Oggi ho billato poco”, “Quello è uno che billa”, “Ma tu billi?”, “Ma vai a billare!”.

    D-I-V-E-R-T-E-N-T-I-S-S-I-M-O!

  2. In un noto studio illegale si è infatti dovuta inserire, nell’apposita circolare interna in materia di billamento (a proposito, ma non eravamo professionisti “esterni”?), la precisazione che “non sarà possibile inserire più di 24 ore per giornata lavorativa”.

  3. Da noi il resoconto giornaliero si chiamava time sheet, e a fine mese dovevamo compilare la c.d. carta lavoro. Ora sono in proprio. Mentre sto scrivendo – non avendo in agenda appuntamenti con clienti, né udienze – indosso una maglietta con su Einstein che va in surf.

  4. io facevo uguale,
    tutte le ore di un mese alla fine, spesso – dopo umilianti richiami – anche all’inizio di quello successivo. un incubo.
    e ogni volta tra le bestemmie a dirmi “questa è l’ultima volta, dal prossimo mese, ogni giorno, anzi a ogni attività fatta, riempi questo cazzo di time sheet”
    mai fatto.
    a volte sbagliavo la progressione e inserivo l’attività di 2 gioni in uno solo, col risultato di avere 17 ore in un giorno e zero quello successivo.

  5. Nello studio, uno di questi a destra come ti dissi, mi ricordo che dovevo compilare il time sheet, inserendo puntigliosamente i minuti dei vari incarichi svolti dai miei avvocati… c’era sempre da cambiare qualcosa (forse anche loro odiavano il cliente y e mi facevano apportare spesso modifiche). Io ora capirai… sono freelance….e se non rendo, mi devo billare e cazziare da sola se non lo faccio bene! Ciao

  6. caro duchesne… mi sfugge solo un piccolo particolare…: di solito non e’ l’avvocato che billa, in un grande studio, ma l’ultimo praticante, come me, che deve sempre annotarsi tutte le cose che il dominus socio di riferimento sta facendo (esempio: Mevio va in bagno, ci resta 2 minuti e 12 secondi), e poi giustamente riportarle nel programmino a fine giornata, o meglio ancora a fine mattinata, saltando cosi’ la pausa pranzo e a tarda serata, uscendo quindi dallo studio a mezzanotte anziche’ alle 23e trenta…

  7. Anonimo 9, io non sono socio, ma ti posso assicurare che non è normale che un praticante passi le giornate a sorvegliare e cronometrare cosa fa il proprio capo.

    Mi sa che nel tuo studio stanno sviluppando nuovi modi di sottomettere le giovani menti.

  8. Anonimo 9, non c’è che dire: se veramente devi pure fare i time sheet del tuo socio hai vinto il premio della sfiga ed hai tutta la mia simpatia.
    Io da anni sopravvivo a mala pena alla rottura di palle dei miei di time sheet.
    Una volta peraltro li davo ogni tanto alla segretaria (che tanto, per quanto mi riguarda, fa poco o niente): ora la segretaria rimbalza la richiesta adducendo l’upgrade del software che è diventato troppo complicato… mah.

  9. minchia anonimo 9, davvero, dicci che studio è che quando mi bevono almeno so dove NON piatire un colloquio…

  10. anonimo 9, incomincia a billare solo un paio di ore al mese: se il partner è una persona comprensiva, capirà, e non ti affiderà più il compito di billare per lui (ma, ovviamente, sappiamo che non andrà così), altrimenti ti manderà a pascolare, e forse non sarebbe male, visto la sofferenza a cui ti stanno sottoponendo!

    con tutta la soliderietà di un collega trainee,

    Anonimo

  11. ragazzi… sono anonimo9, guardate che io nn lo vivo mica come un peso il fatto di dovere fare report di tutte le attivita’ del mio capo-dominus-mega socio… anzi lo vivo come un compito importante che mi e’ stato dato. infatti seguo con il mio dominus-socio tutto quello che segue anche lui, e mi ha responsabilizzato fin dall’inizio… poi mi trovo benissimo con lui e con gli altri mega capi.. mica per forza uno deve esser triste perche’ lavoro 15 ore e piu al giorno. noi anzi, finita la giornata andiam anche a cena insieme. quello che volevo rimarcare con il mio messaggio di prima, e’ che forse il nostro caro duchesne, che mi piace molto per quello che scrive, dovrebbe farsi aiutare da un trainee per il report.

    ps: io come praticante valgo 75 euro all’ora se lavoro in italiano e 125 se lavoro in inglese… e voi? son curioso ditemi!

  12. Voglio un praticante come il n.9!!!

    Ma gli prepari pure la cena al megasociogranfarabuttfigldi putt?

  13. no la cena non gliela preparo… pero’ ragazzi, davvero, io son di quest’idea: ora come praticanti e’ vero nn ce la passiamo benissimo, orari lunghissimi, a volte piccole umiliazioni, a volte casini bestiali per far quadrare tutto.. ma ragazzi, suvvia, tra qualche anno questa “palestra” ci sara’ stata utile perche’ avremo un bello stipendio, saremo gratificati, avremo la nostra indipendenza.. non piangiamoci sempre sopra, su. io son dell’idea che una persona come duchesne dovrebbe lasciare quello studio legale, magari troverebbe un lavoro migliore, farebbe orari meno stressanti, che ne so, capo del personale in una grande azienda, tipo nelle HR delle aziende. vivere come una tragedia tutta la giornata lavorativa, ragazzi, e’ proprio brutto e desolante!

  14. Ora, duq non ha bisogno di avvocati (…) ma a me pare di vedere che sia sostanzialmente contento del suo lavoro. Sicuramente lo sono i molti che leggono il blog e ridono della bibbia ecc. Mi pare che questo blog tutto sia, fuorché un piangersi addosso.
    Anonimo 9, un conto è l’autoironia e la lucidità, un conto l’infelicità.
    E poi, naturalmente sono affari tuoi, ma a me verrebbe da pensare che segnare le ore del capo non sia esattamente un lavoro da affidare al proprio delfino… mi pare che siano altre le cose importanti.
    Giusto per dire, mi spieghi che te frega quanto vale una nostra ora?
    Scusa se te lo dico, ma mi pare che ti manchi un po’ di sano distacco.

  15. Da me la chiamiamo “Scheda ore” o “Commesse” (non sono avvocato) e piano piano comincio a viverla con meno ansia anch’io 🙂

    Anonimo 9 è bello che tu la viva come una grande responsabilità, ma facci sapere quando avrai capito che il capo ti ha passato una rottura di palle che non ha voglia di farsi lui 😀

    zage

  16. billable mi fa venire in mente una biglia che salta e rimbalza, proprio come le ore che segnate (a caso, direi..)
    Non sono avvocato, nel mio lavoro quando preparare delle schede di impegni orario, le ore le metto a occhio e difficilmente sbaglio. Fortuna o esperienza?

  17. Caro Zulimar,
    non penso che sia nè fortuna nè esperienza la tua… ma solo che le tue ore lavorate al giorno siano molte di meno delle nostre. Quanto al sottoscritto, avvocato da circa un lustro presso uno studio illegale, il primo anno che ho fatto il timesheet ho billato circa 2800 ore… facendo un rapido calcolo stipendio lordo annuo diviso numero di ore billate in un anno mi sono accorto che lo studio mi remunerava circa 2,50 Euro l’ora… roba che se mi avessero applicato il contratto collettivo da filippino sarei diventato ricco…

  18. Il primo anno che feci i time sheets, il capo del dipartimento “litigation” mi tagliò oltre la metà delle ore e, con la complicità della segretaria dell’amministrazione, se le prese lui…

    In ogni caso, 2800 sono davvero tante… (a malpena arrivo a 2200, fatturate!!)

  19. Temo di dover confermare che ersupercazzola fa davvero 2800 ore all’anno…
    anzi, per essere precisi credo quest’anno sia a 2700 ad oggi (e vi assicuro che non martella poi tanto il timesheet…).
    L’anonimo compagno di stanza der supercazzola

  20. ma se vi dico che io dove lavoro mi danno 5,16 € l’ora e gli devo pure dire grazie? non sono un avvocato, ma cmq credo sia piuttosto umiliante…
    =) Vlr

  21. Caro Duchesne, non ricordo dove l’ho letta ieri. Ma la battuta “sono di Freshfields, finché nessuno paga il riscatto” non è tua: è una scopiazzatura di qualcosa che ho già letto, credo su un dizionario anedottico. Appena avrò modo di saperlo te lo faccio sapere…

    IlSocioJunior

  22. IlSocioJunior, ho una domanda: ma quanto puoi non scopare da uno a dieci?
    Non mi riferisco tanto al commento sopra, che pure merita, perché se pure qualcosa non è proprio originale almeno lo leggiamo condito in salsa nostrana e ci fa ridere.
    Mi riferivo soprattutto però al commento che hai lasciato (rectius, che qualcuno con la stessa firma ha lasciato) su “mi parli di lei”. Lo riproduco a beneficio di chi si fosse perso questa perla:

    “Ciao anch’io lavoro in uno studio illegale e scopro oggi questo sito. E onestamente non credo che quello abbia davvero detto “targettare” né che abbia detto “potrei essere un asset”, anche se era un bocconiano di quelli che circolano da qualche anno (e che io propongo sempre di licenziare, con discreto successo).
    IlSocioJunior”
    Mannaggia, mi hai rovinato il gusto, e io che pensavo che ogni frase su questo blog fosse stata effettivamente pronunciata…

  23. Usate il programma per billare le ore direttamente mentre lavorate. E’ migliore e sicuramente piu’ efficiente.Se poi vi write-offano…very best regards…
    Seps

  24. Non capisco tanto livore, anonimo 35…
    Scopo regolarmente, se questo ti interessa…anzi l’ho appena fatto…
    La battuta su “finché nessuno paga il riscatto” è nata originariamente con riferimento a qualcosa che non era Freshfields; magari ci metterò un po’ ma cercherò di soddisfare la curiosità di tutti (e anche la mia a questo punto).
    Per quanto riguarda il mio commento di ieri sul colloquio, lo so che questo blog non riferisce solo cose vere però trovo un non-senso l’inventare cose che non stanno né in cielo né in terra. Trovo che questo blog sia molto bello e credo che sia basato su un’esperienza vera, come la mia. Però inventare degli eccessi così grandi mi sembra un andarsi a martellare i coglioni da soli. E comunque, perché non cambiate lavoro invece di piangere voi altri che partecipate? Almeno il “padrone di casa” qui ironizza, voi invece mi ricordate (non tutti, naturalmente) Tafazzi…
    IlSocioJunior

  25. Caro Anonimo 35, che livore!!!
    Scopo regolarmente, anzi l’ho appena fatto, dato che me lo chiedi.
    Andrò a cercare dove ho già sentito la battuta sul riscatto. Non si riferiva a Freshfields, mi ci vorrà un po’, ma l’ho letta. Altrimenti significa che Duchesne ha spopolato al punto che qualcuno l’ha riportata su una rivista o su un libro…cercherò di soddisfare la curiosità di tutti.
    Mi piace molto questo blog. Trovo che Duchesne prenda ispirazione da un vero studio legale. E proprio per questo credo che la descrizione del colloquio che ha dato con quelle cose veramente campate per aria sia – troppo – un darsi sui coglioni da soli, alla Tafazzi. Mi è comunque chiara l’ironia, ma quando è troppa diventa anche ridicola. E lo dico con spirito “costruttivo”, mi piace questo blog!
    Ad alcuni però dei commentatori vorrei chiedere perché invece di lamentarsi tanto (loro sì, senza ironia) non cambiano mestiere. Ragazzi, aria! Andate a fare i volontari invece di soffrire in mezzo al grasso che cola…su!!! Poveri idealisti traditi!! Poveri Tafazzini!
    IlSocioJunior

  26. ma infatti, sono racconti.
    ben scritti per di più.
    magari qualcuno assomiglia un po’ ai precedenti, ma pretendere completa originalità a getto continuo è assurdo.

    come tutti gli scritti, qualcuno viene meglio, qualcuno peggio.
    solo che per quelli venuti meglio vale assolutamente la pena.
    hanno “il tocco”
    così ho parlato
    augh!

  27. Ringrazio IlSocioJunior (che noto a malincuore non è riuscito a trovare un appellativo migliore che vantare la propria qualifica di socio, per giunta junior ahi-lui) per darmi la possibilità di fare un paio di considerazioni (sollecitatemi anche privatamente). Noto che c’è gente che ultimamente interviene a sproposito. Le critiche sono accette, figurarsi, ma credo che si siano alcuni punti fermi da tenere a mente.

    Mi spiego meglio.

    Il blog, con la sua “linea editoriale” e i suo contenuti, ha un solo responsabile: io. Lo spazio dei commenti (nei quali cerco di intervenire il meno possibile, non solo per mancanza di tempo ma anche per lasciare che siano gli altri ad esprimersi) ha lo scopo, eventuale, di far discutere di quanto scritto nel post e non certo di accogliere consigli, non richiesti, su quello che va scritto o non va scritto. Per cui, “cose campate per aria”, “argomenti ridicoli”, “martellate sui coglioni” e “spirito costruttivo” – soprattutto quest’ultimo – sono parole di qualcuno eccessivamente presuntuoso che ha forse confuso i ruoli. Mi fa piacere sapere che il blog piace, ma non sono in cooperativa con nessuno.

    In secondo luogo, i contenuti di questo blog sono, nel loro piccolo o grande valore che sia, assolutamente originali. Insinuare che siano falsi lascia il tempo che trova (come se fosse difficile incontrare gente che targhetta) e non è nemmeno importante. Ma insinuare – sulla base di ricordi sfumati – che siano “scopiazzature” è, non solo inutile, ma offensivo. Oltre che sciocco, visto che non c’è nessun supporto se non i “mi sembra” e i “mi pare”.

    Fatte queste premesse arrivo al punto che mi sta a cuore. Questo blog non vuole essere né un luogo di riscatto, né un luogo di accusa. Ho già cercato si spiegarlo. Non è dalla parte dei praticanti, né da quella dei soci. E’ dalla parte di un ragazzo che fa questo lavoro e ne vuole parlare, con il registro e i toni che gli piacciono. Ma se dovessi schierarmi, è chiaro che sarebbe a favore dei primi, i tanti vituperati trainee. Pertanto, vorrei pregare di evitare in futuro interventi anonimi di insulto, soprattutto della serie “tafazzini cambiate lavoro”. I soggetti in questione facciano almeno lo sforzo di firmarsi per esteso. In caso contrario sarò costretto a eliminare tali interventi. In un blog che vuole evadere da certa prepotenza, rimanerne vittima non sembra deontologico.

    E comunque, è solo un blog. Che nessuno si prenda paura.

  28. Devo dire che fa tenerezza IlSocioJunior che si applica a trovare da dove viene la battuta, immaginarlo alla luce di una candela, dopo aver fatto l’amore, piegato sui suoi “dizionari di aneddotica” (sic), per poi, gongolante, poter dire “ha copiato, vedete, non è poi così bravo, io io io…”.
    Ammesso che sia copiata e che tu lo dimostri, di grazia, ma che ce ne frega a noi? E’ un blog, alcune fanno sganasciare, altre meno, però cavolo è per scherzare..
    Sei riuscito a dirci che sei socio, sia pure junior (ma non ti preoccupare, gli anni passano anche per te, scalerai la carta intestata), sei riuscito a dirci che fai licenziare la gente (wow ma allora sei proprio potente), insomma abbiamo capito che sei proprio un fico, ora lasciaci ridere del pezzo sui colloqui, anche se quello, come mi pare probabile, non l’ha detto davvero “targettare”.

  29. Io non lo faccio a fine serata ma a ogni fine lavoro… , serve per avere una mappatura in caso possano lamentarsi di qualcosa… ma le ore che utilizzi per postare come le registri??? 😉

  30. Duchè, secondo me sei quello del terzo piano.

    O il mio vicino di scrivania.

    deciditi. Io sono quella con le rose nere appuntate sotto le tette, stamattina.

    M.

  31. Grande Mocchetta!!!

    Avevo seguito con interesse la tua precedente esperienza con il tuo primo “Studio Illegale”, degna di una sceneggiatura da far invidia a Grisham. Anche perchè conoscevo uno dei Boss.
    Viva la Transilvania!!! 😉

  32. ? io sono sempre stata una Groupie di Campagna, eh.
    Sempre.
    E, al limite, il mio non era uno “Studio Illegale” ma “Grande Studio Regale”

    quindi, come dire, hai fatto un quiquoqua.

    M.

  33. ciao anonimo numero 49, bancario… sono anonimo 9… ok per il colloquio… ma prima facciamo due chiacchiere no? come si fa? mi lasci la mail?

  34. il buon vecchio Duca è un soggetto incontestabile.
    Un autentico signore della parola.
    Colui che stila un rapporto giornaliero tracimante d’ironia, irriverenza, cinismo.
    Rammentiamo che scrivere bene non è facile.
    Non è automatico.
    Far ridere i propri lettori lo è ancor meno.
    Da ciò si evince che duchesne impiega tempo alla stesura di un racconto. Altrimenti credetemi…. nessuno leggere con piacere questo blog.
    Ritengo dunque sleale sindacare sulla veridicità delle storielle riportate. Giudizio di valore che non trova alcuna cittadinanza in questa sede.
    Seppur inventate, seppur irreali, queste genuine perle d’ironia consentono ai nostri volti di distendersi, almeno una volta al giorno, in un piacevole sorriso.

    Bravo duchesne.

    Megafox

  35. Io penso che Duch abbia creato un blog irriverente e divertentissimo, nel quale versa quasi quotidianamente contributi di qualità, cosa per cui, da blogger, lo ammiro e apprezzo molto perchè so che non è affatto facile tenere alta la qualità su base quotidiana.

    Vero o falso? Io penso sia vero, penso siano cambiati alcuni nomi e alcuni posti, magari anche alcuni episodi sono ritoccati per renderli meno riconoscibili ai protagonisti, ma dubito fortemente che sia tutto frutto della sofisitcata mente dell’autore, piuttosto impegnata a dipingere con ironia e gusto noir la realtà che lo circonda.

    Falso perchè fa ironie sul lessico ridicolo del bocconiano? Io di 110 e lode in Bocconi ne ho conosciuto uno poco tempo fa e mi sono dovuto trattenere dal ridergli in faccia per come parlava…

    Duch, non ti curar di loro, ma guarda e passa 😉

  36. “Ma se dovessi schierarmi, è chiaro che sarebbe a favore dei primi, i tanti vituperati trainee”

    Duchesne, non so bene perchè, ma mi piace sempre di più… 😉

    Anonimo

  37. Ma non e’ nel film Il socio (da un romanzo che non ho letto) che proprio per le fatture “troppo billate” i soci anziani andavano tutti “leggermente” nei guai?

  38. Mi ero perso tutta questa faccenda del billare.

    Dal momento che non pare sia termine incluso nel recente dizionario, l’ho saltato con due tempi di galoppo.

    Però la polemica è carina. Non ho la minima idea di quanto valga il mio tempo.

    Diciamo che nell’ora dedicata ad una pratica potrei fare shopping in libreria, comprare un paio di camicie e mi rimarrebbero 40 minuti di pausa caffé.

    Con diciamo 40 euri di libri e 40 a camicia siamo a 120.
    Il caffé sta un Euro perché di solito il resto lo perdo nelle tasche.

    Quindi valgo 121 Euro.

    Bah.

    Preferisco di gran lunga le camicie.

    Stirate e ordinate per colore nel mio armadio.

  39. Ciao a tutti.
    Anch’io nuovo di oggi su questo blog.
    Anche io in uno studio internazionale di “IBL” (international business lawyers).
    Complimenti duchesne, sia per gli argomenti, sia per la tua moderazione moderata.
    Un po’ di contributi (lo è anche il concime per i fiori) in ordine sparso dopo avere letto i 3d:
    Per il socio junior: credimi, coniugare il verbo “billare” all’italiana è davvero pratica comune negli studi IBL. Così come lo è la deprecabile tendenza ad anglicizzare ogni parola e coniugarla: “draftare” (redigere) “confcallare” (tenere una conferenza telefonica), e così via. Gli esempi sono infiniti così come la realtà è peggiore della fantasia. Anche perchè si dimentica il fattore “SQ”, cioè il fattore squallore, in virtù del quale tutti tentano di imitare tutti per non dovere guardare in faccia alla propria realtà. Pillola rossa o pillola blu ?
    Proseguo: la tua gentile ironia sulle ore billable mi lascia però un tantino insoddisfatto.
    ovresti anche menzionare che probabilmente guadagni di più di un tuo “pari grado” (siamo tutti gerarchizzati) in uno studio tradizionale. Semmai, sarebbe giusto sottolineare che sei pagato (forse?) meno che proporzionalmente rispetto a quanto realizza il tuo studio sul tuo lavoro.
    Ancora, l’anomalia dell’argomento billing sta tutto in una semplicissima regola, a mio pare orrifica: ogni giorno uno deve billare tot. E’ una regola stupida e offensiva. Se io lavoro 16 ore al giorno e il giorno dopo mi prendo riposo, contravvengo alle regole dello studio. Dovrei “billare” 8 oggi e 8 domani. Invece no, non si può, il sistema elettronico non consente questo e il giudizio su di me terrà conto di questo.
    Su questa base, è evidente che il nome del gioco e billare comunque e chiedere dopo. E su questo che ci giochiamo l’immoralità della nostra professione in quanto consente di “shortcuttare” le vie normali per la carriera meritocraica.
    Basta, taccio, vi ho già ammorbato a sufficienza.
    Alla prossima !
    Kilgore Trout

  40. Ah ! Scusate !
    Aggiungo in relazione a chi ha accusato che la frasi freshfieldiana non è originale.
    Ma di cosa ci si sorprende ? “Tutti i libri parlano di altri libri.”
    Questa, ovviamente, non è mia bensì di Umberto Eco.
    Ciauz!
    Kilgore Trout

  41. Praticamente noi che billiamo ad ore siamo come le puttane: 1 ora= 200 euro

    Siamo le puttane del diritto

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