IN MEMORIA DEGLI AMORI PERDUTI (UN POST AMARO)

Quello Nuovo (il praticante arrivato diversi mesi fa che ancora fatica a far ricordare il suo nome ai colleghi) entra in stanza e chiude la porta. Un’oretta fa l’ho chiamato da me e gli ho affidato la preparazione di una time-table, qualcosa di molto semplice, uno schema che poi avremmo completato insieme. Ora mi sta davanti e non posso non notare la sua faccia lunga. Ricorda l’Urlo di Munch, solo molto più disperato.

– “Scusa”, mi dice, “volevo solo chiederti se è un lavoro urgente”. Lo scruto serio.
– “No. Non è urgente però vorrei che lo mandassi fuori oggi.”
– “Ah”, esita. “Ok.”
– “Ok.”
– “Ti mando la bozza appena pronta”, aggiunge, rimanendo fermo col capo chino.
– “Ok.”
– “Ok.”
– “Senti, dimmi cosa c’è.”
– “Mi ha lasciato la ragazza.”

(flashback)

C’è stato un tempo in cui ero solo un timido praticante, pieno di cravatte blu.

La prima volta che ho messo piede nello studio in cui lavoro mi sono sentito sopraffare da una sensazione di penetrante disagio. Le porte a vetri che cominciavano ad aprirsi dieci secondi prima del mio passaggio; l’impersonalità dell’arredamento; l’incredibile freddezza della receptionist che mi aveva accolto dicendomi “Si metta là”, senza tuttavia alzare gli occhi o farmi un qualsiasi gesto indicativo, per cui “là” poteva anche essere il gabinetto; riviste come ‘Capital’ ‘Millionaire’ “Finanza e Mercati’ ‘Lo Yacht” (“Impara ad arredare gli esterni. Un inserto con i pratici consigli per scegliere una poppa di stile”) disposte a ventaglio sul tavolinetto a fianco alla poltrona di attesa; quell’aura di prestigio posticcio che ricopriva ogni centimetro quadrato di un posto che voleva comunicare messaggi tipo: “Qui alla professionalità diamo del tu”.

Avevo cominciato a fare colloqui alla ricerca di una struttura in cui poter fare il salto di qualità. Svolgevo la pratica in un piccolo studio legale non molto differente dalla maggior parte degli studi legali italiani, luoghi dove giovani menti vengono sequestrate e, senza troppi indugi, svuotate di ogni dignità, ambizione e amor proprio. Si chiama “praticantato”.

Per 500 Euro lordi al mese passavo la maggior parte delle mie mattine in tribunale nelle attività più varie: stavo in coda per ore per un’iscrizione a ruolo, mi facevo insultare da una volgare obesa della sezione XIII che si faceva chiamare – con dispregio della lingua italiana – cancelliera, leccavo e appiccicavo decine di marche da bollo (erano i tempi delle ali e delle bilance) e poi ci pestavo sopra un timbro, cercavo fascicoli sperduti aggrappato a scale pericolanti stretto nell’abitino di Valentino con cui mi ero laureato. Al rientro in studio, poi, ancora fotocopie, preparazione di fascicoli, compilazione di decreti ingiuntivi e numerosi altri lavoretti per i quali, più della laurea, mi sarebbe stato più utile l’alcool.

“Ehi, suvvia, suvvia, non esageriamo”, potevo sentire chiunque storcere occhi e bocca. “C’è gente che lavora in miniera”, direbbe mia madre. E lo diceva davvero. Così che ogni volta che cercavo un appoggio, una sponda ai miei sfoghi di ragazzo scoraggiato, mia madre si limitava a pronunciare una parola sola: “Sulcis”. “Oggi, mamma, mi hanno costretto a…” “Sulcis!” “Il mio capo mi ha detto che…” “Sulcis!” “Buonanotte mamma…” “Sulcis!”. Ripetutamente, persistentemente, crudelmente.

Mia madre non mi capiva, mia sorella non mi capiva, nemmeno i miei amici sembravano capire, finché un giorno, lasciando il posto sull’autobus ad un’anziana signora con un braccio rotto, ho cominciato ad illustrarle la mia condizione, credendo di poter trovare in lei una figura amorevole e comprensiva. Alla fermata di fronte al Policlinico, la vecchia è scesa, e guardandomi un’ultima volta con l’espressione di chi sta per starnutire, mi ha detto:

– “Voi giovani siete dei smidollati”.
– “Semmai degli”.
– “DEI SMIDOLLATI”.

Quando neanche una vecchia analfabeta con un braccio rotto provava partecipazione per la mia condizione, significava essere davvero solo. Quel giorno presi due importanti decisioni. Scelsi di entrare in una grande struttura (volevo essere pagato e ritrovare un tozzo di dignità professionale) e di non cedere mai più il posto sull’autobus.

Oggi io sono un avvocato d’affari.

Sono iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano, pago i “contributi” alla Cassa Forense e vado in giro a dire alla gente “Lei non sa chi sono io” (la gente mi guarda e solitamente risponde “E infatti chi cazzo la conosce?” “Appunto, facevo una notazione”).

(fine flashback)

– “Dai, facciamo così, fai lo schema come ti viene, poi ci penso io a finirlo e mandarlo fuori.”
– “Grazie. Sul serio, grazie.”
– “Non ringraziarmi. Tutti abbiamo incontrato una vecchia invalida che non ci ha voluto ascoltare.”
– “Eh?”
– “No, niente. Lascia perdere.”

Annunci

58 Pensieri su &Idquo;IN MEMORIA DEGLI AMORI PERDUTI (UN POST AMARO)

  1. Voto al post di oggi: 10.
    E al diavolo gli analfabeti (specialmente nella redazione delle sentenze).
    Seps

  2. Le marche con le ali e le bilance…
    Che ricordi…
    Da qualche parte ne devo avere ancora qualcuna spaiata. Ché lo stronzo dell’ufficio copie da noi controllava pure che combaciasse il numero di serie…
    [E poi c’erano enormi cartelli che ricordavano che le ali andavano sulle…. ehm… copie? No, sull’originale (che poi non erano ali, ma la Vittoria alata). E le bilance sulle copie… Credo]

  3. E’ proprio così. L’impatto con la freddezza dell’ufficio, dei colleghi, di tutto l’ambiente lavorativo può essere spiazzante, alienante. Per me lo è stato. Sono passata dal campo artistico ad una multinazionale giapponese. Non ci sono “Duchesne” in giro però. Se dovessi entrare un giorno in ufficio e dire singhiozzando “mi ha lasciato il mio ragazzo” credo che nessuno se ne accorgerebbe. O forse qualcuno spinto da un senso di pietà mi chiederebbe un rapporto sessuale occasionale.
    Ci sono ambienti in cui i sentimenti non contano.

  4. Sei un genio, tutto vero…la storia della ragazza sopratutto, la storia della miniera, la storia delle riviste…sono commosso dalla tua bravura.

    Anonimo numero 11

  5. non è che tua madre prenderebbe a pensione una seria professionista che lavora solo la notte, pertanto non disturba e non sporca… vorrei sentirmi dire sulcis un due o tre volte. E’ il mio dio.

  6. io ho fatto altra gavetta, forse peggio della tua,ma ti capisco..
    sei un tenerone, non hai ancora il cuore di pietra, un bacio te lo meriti
    great

  7. Pat pat sulla spalla al praticante.
    Io però non so se al suo posto avrei vuotato il sacco. Ma forse è solo questione di carattere.

    Mi avete affascinato con la storia delle marche con ali e bilancia. Quelle di adesso sono così asettiche. Comunque io le faccio quasi sempre attaccare agli amici cancellieri!

  8. Fossi stato io il praticante non avrei mai vuotato il sacco con il mio avvocato, l’ambiente non lo permette sarei risultato un debole.

    Comunque è capitato anche a me di essere lasciato dalla ragazza a causa del lavoro diciamo, durante il lavoro diciamo ed ho continuato a fare la merdosa due diligence.

    Beato lui che lavora con Duchesne.

    Anonimo numero 11

  9. Grande Duca,
    anche tu nel magic circle dopo la pratica “tradizionale”.. non ce ne sono tanti come noi. Complimenti, oggi post ad alti livelli.
    Regards

  10. Mi ha fatto tanto sorridere la storia del Sucis! della tua mamma…grande donna!
    Ma che ne sa lei del sulcis?
    E’ la mia zona, e non si può neanche fare un paragone. Anche essere un co.co.pro per 20 anni è comunque una condizione migliore di quella che puoi trovare li…con o senza miniere…
    🙂
    Sulcis!

  11. Spettacolo, davvero spettacolo, tutti dialoghi e scene assolutamente verosimili, vere…
    Potremmo tutti elencare i colleghi entrati felicemente fidanzati e puntualmente mollati dopo qualche mese di cura studioillegale… uno entrò qui, aveva appena comprato casa, arrivò il letto, doveva andare a convivere, lei lo mollò all’ennesimo giro della morte (36 ore di fila, per i non addetti…).
    Ieri sera ad un aperitivo, assordati dalla musica, ci siamo sentiti dire (ero con due colleghi) da una che “è normale che io tradisca se il mio ragazzo lavora troppo”. E noi, con aria preoccupata: “cioè, spiega meglio”. “Scusa – mi ha detto – se uno torna a casa tutte le sere alle dieci io che devo fare?”.
    La cosa veramente drammatica è stata la nostra reazione all’unisono: “beh ma allora torna presto, che c’entra”.

  12. Uno torna a casa da scuola forense e legge un post come questo, e magari si commuove pure. E forse si sente anche un po’ più fiducioso di prima… e pensa che quella cosa chiamata “praticantato” non poteva essere raccontata meglio…

  13. io potrei fare un feedback veloce su questa cosa apparentemente comica che hai scritto,ma non lo farò perchè ,non volendo, l’hai fatto tu….rubandomi il mestiere …:D
    potrei denunciarti lo sai?!!! -.-

  14. Non ho mai fatto la praticante in uno studio illegale, ma ricordo quando fresca di laurea mi ritrovavo a far fotocopie e riordinare armadi… il massimo è stato un giorno che stavo facendo da interprete (il mio reale lavoro) in una riunione e il mio responsabile mi ha richiamata in ufficio perché dovevo preparare i caffé per alcuni clienti…

  15. io li vedo i praticanti. e ne vedevo uno, moro, alto, con i soliti occhi da solito sognatore.
    se ne è fottuto dell’avvocatura. suo padre non si dà pace, lui sì.

  16. …mamma mia…ma Soffio69 è proprio cotta….
    Plinsky
    PS
    dopo aver letto il post ho riaperto l’agenda del primo anno di pratica (sì, tengo tutte le agende dal primo giorno di “schaivitù”; e, sì, uso l’agenda cartacea) e, che ti ritrovo?!? bilancia+ali! Grande Duch

  17. @soffio69

    causa?causa?

    duchesne è un avvocato di affari, gente solita dire che in tribunale ci sono sono andati 4 volte: due colloqui compiuta pratica, esame orale e giuramento (in genre l’ultimo disponibile perchè c’erano sempre in ballo dei closing).

    causa? ahahah .

  18. Comunque forse è meglio essere lasciati che lavorare col pensiero che lei ha casa libera fino alle undici di sera!! 😉

    Anonimo che ora scrive commenti, e stasera alle 21 inizierà le schede di full report!

  19. grazie per avermi strappato un sorriso, e grazie per aver ripensato al te di ieri con tenerezza. accade di rado, ma quando accade va celebrato

  20. ma se un avvocato d’affari avesse una relazione con una avvocato d’affari? non sarebbe tutto più semplice? no, purtroppo no, provato anche quello, non funziona. che tristezza!!! la verità è che le donne innamorate e in carriera riescono quasi sempre a conciliare entrambe le cose…l’uomo invece no! è stanco…
    “cazzo, lo capisci che sono stanco, non ho voglia di parlare, non ho il tempo di ascoltarti” …
    “bene caro, non parliamo, ceniamo, guardiamo un film”….
    “non ho tempo per guardare il film, non ho tempo, devo dormire”….
    “bene…allora…e ti avvicini a lui con dolcezza”….;-)
    “non ho tempo nemmeno per questo, allora non capisci, devo dormire”
    …”voglio SOLO dormire”!!!
    e allora le donne innamorate e in carriera che non provano nessuna soddisfazione a tradire con l’idraulico o l’istruttore della palestra, anche perchè in palestra non hanno il tempo di andare e l’idraulico di sabato e domenica non lavorano ma loro sì, si ritirano nel silenzio e la storia finisce.
    that’s all!

    stupido, non mi hai permesso di renderti felice!

  21. 500 euro al mese???beato te,io ne rimetto 100 al mese altro ke stipendio mi danno x la mia pratica,UN CALCIO NEL….e basta se mi và è così

  22. chissà, magari la vecchia signora non intendeva sostantivare il termine smidollati, magari lei, ormai vecchia ed invalida, considerava la giovinezza un dono divino ed i giovani alla stregua di dei, salvo poi rammaricarsi del modo in cui tale dono andava sprecato e chissà che non avesse ragione lei a considerare i giovani “dei” smidollati, anche se poi, a leggere questo post, si finisce per pensare che tanto smidollato tu non lo sia stato, visto che sembri aver raggiunto gli obiettivi prefissati (lavori in una grande struttura e immagino non cedi più il posto alle vecchiette sull’autobus, se non altro perchè dubito tu prenda ancora l’autobus); mi chiedo solo se, leccare per leccare, non fossero preferibili ali e bilancie, se appicicate sul fascicolo giusto, chè in fondo in un fascicolo anche se accuratamente nascosta sotto asettici teermini tecnici c’è pur sempre una storia….forse….

  23. Ecco… ho finito ora di leggere qualcosa di interessante, qualcosa che mi ha stimolato l’intelletto ( cosa a dir poco impossibile a farsi :P:P )
    Per fortuna che ci son persone come te… che sanno scrivere e che rendono le giornate migliori ( a parte la categoria alla quale appartieni… ed alla quale appartengo pure io… anche se sono nei gradini inferiori )….
    Grazie … 🙂

  24. Io un giorno ho fatto un pisolino sulla poltrona comoda dell’avvocato. Coi piedi sulla sedia buona. E fanculo.
    Ma quello che c’è scritto in questo posto è così reale da essere doloroso, dato che io lo vivo, quotidianamente. Quel porco dell’ufficio copie di Corte d’Appello…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...