“MI PORTI A CASA, PER FAVORE”

Cammino lungo Corso di Porta Romana dopo essermi congedato dall’amico con cui ho cenato, quando sull’altro lato della strada riconosco la sagoma bianca di un taxi lampeggiante “Libero”. Alzo la mano e, con lo scatto felino dei miei vent’anni, attraverso la strada. Salgo sull’auto biascicando un poco convinto buonasera, mi siedo e prima che possa pronunciare la destinazione, il tassista ferma l’auto, si volta, mi guarda e ingrana la retromarcia. Con manovra fulminea, senza che io abbia né tempo né modo di rendermi conto delle sue evoluzioni, si porta sull’altra corsia e imbocca il primo anello di Milano, direzione Stazione Cadorna.

– “Scusi… scusi, ma dove… dove mi sta portando?”, esito, senza nascondere una certa apprensione.
– “Via Xxxxxxxx 14”.

Strabuzzo gli occhi. Quella è casa mia.

– “Ma”, emetto in un alito. E mi taccio, come di fronte ad un prodigio troppo spaventoso per potere essere ammirato serenamente. La particella rimane sospesa a mezz’aria, quasi visibile, e poi si sfalda con tutte le mie certezze.
– “Lei è l’avvocato Duchesne”, afferma etereo.
– “Lei è Dio?”, domando con educazione.
– “Ah ah ah. Lei non mi riconosce ma io l’ho accompagnata a casa diverse volte. La vengo a prendere sotto lo studio. Lei è avvocato, l’avvocato Duchesne. Sa come si dice qui a Milano: L’è mei un ratt in boca al gatt che un pover’omm in man all’aucatt”.

Il proverbio milanese. Ora riconosco quest’omone sui sessantacinque anni. Una creatura dalla lingua instancabile, persa nel turno notturno, il cui destino sembra quello di raccogliere avvocati affaticati e redarguirli sulla vita che conducono e sulla morale che professano. Mentre il tassista blatera qualcosa circa i lavori stradali ed il brusco cambio dei sensi di marcia, rimango silenzioso. Mi perdo in stanche considerazioni sul fatto che un tassista conosca chi sono, la mia professione, dove lavoro, quanto lavoro, la mia solitudine, e cerco di trarne una morale, un insegnamento, uno straccio di metafora, qualcosa che sbrogli questo senso di disagio.

“Avvocato Duchesne. Sono 9 euro e 70”. Mi riprendo e guardo fuori dal finestrino riconoscendo il portone di casa.

Cazzo, cazzo, CAZZO, penso picchiandomi una mano sulla fronte. “Io…”, piagnucolo, “io non volevo andare a casa, io dovevo andare in studio”. “IN STUDIO”, alzo la voce collerico.

– “E lei me lo dice ora?”
– “Ma lei ha preso, ha svoltato, ha detto, ha fatto.”
– “Vada, vada a casa che la vedo stanco. Sa come si dice qui a Milano: Mangia bev e caga e lassa che la vaga. Ora dorma e domani pensa al resto.”

Col capo chino prendo il portafogli, pago, esco e mi dirigo al portone di casa.

“ALLA PROSSIMA”, giunge come un tuono dalla strada.

Annunci

58 Pensieri su &Idquo;“MI PORTI A CASA, PER FAVORE”

  1. ..hai fatto bene ad ascoltarlo..
    sono felice che non ti abbia portato in studio.
    Ora che lo so inizio a fare su e giù per porta romana urlando..
    DUUUUUUUUUuuuuuuUUUUUCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    :)))))
    buona giornata 🙂

  2. Il tassista è un personaggio decisamente da film. Tu sei uno di quelli che può permettersi di spendere 10 euro a corsa (altro che noi comuni mortali!!) ma che di fatto è… mostruosamente solo.

  3. Dopo qualche mese i tassisti del turno di notte a Milano ci riconoscono quasi uno per uno…
    Seps

  4. alcuni studi presenti in Italia che mancano tra i tuoi link:

    d’Urso Munari Gatti
    Grimaldi e Associati
    Lombardi Molinari
    Agnoli Bernardi
    Camozzi Bonissoni & Varrenti
    Carnelutti
    De Berti Jacchia Franchini Forlani
    LC & associati
    Macchi di Cellere Gangemi
    Marena, Bonvicini, Aghina e Ludergnani
    Ughi e Nunziante
    Nunziante Magrone

    Ashurst
    Eversheds
    Hammonds Rossotto
    SJ Berwin LLP

    Bryan Cave
    Curtis
    Latham & Watkins
    McDermott Will & Emery
    Orrick
    Paul Hastings
    Watson, Farley & Williams LLP
    Willkie Farr & Gallagher LLP

  5. Poi uno si stupisce che salti il ponte di tutti i santi.

    Io non rientro mai a studio dopo le nove.

    Una volta sono ripassato verso mezzanotte per prendere un fascicolo e in sala riunioni un associtato stava facendo un corso di aggiornamento ad una praticante.

  6. in studio dopo cena? ma siamo matti!
    Bene ha fatto il tassista, basta con tutto questo lavoro..
    non sarebbe meglio un tete a tete con una dolce donzella?

  7. Leggendoti, la prima reazione è stata di tenerezza, Duchesne. Avrei voluto farti pat pat sul crapino e prepararti un tè con i biscotti, da gustare in una comoda poltrona, al calduccio, come avrebbe fatto una tua ipotetica zia Mariuccia.
    Poi mi son fermata a riflettere. E ho tentato di “vedermi” nei tuoi panni o, perlomeno, in quelli che descrivi.
    Non ce l’ho fatta. Non potrei mai essere come te, per me il lavoro è qualcosa che serve a portare a casa i soldi necessari a vivere. E basta. Che poi mi piaccia e ne sia soddisfatta è frutto di una scelta oculata e anche di fortuna, ovviamente.
    Dopocena non andrei a lavorare nemmeno sotto minaccia di efferate torture, concepisco simili frangenti solo per chi esercita professioni salva-vita, tipo cardiochirurgo o vigile del fuoco.
    Ma un avvocato che vita deve salvare a parte la sua?
    Scusami, lo so che non sono fatti miei, è che, da come la racconti, non mi pare che il gioco valga la candela.
    Maride

  8. con tutto il rispetto, e da collega anziano, trovo che approdare in ufficio dopo cena è sintomo di poca pianificazione. finisci e mangia dopo; oppure mangia un altro giorno. ehm.

  9. Vedi Maride, questo lavoro richiede grandissimi sacrifici.
    Ti vieni “chiesto” di mettere il tuo lavoro al di sopra di qualsiasi cosa, con tutto ciò che questo comporta naturalmente.
    E mi rendo conto che molte persone, a ragione, non prendono nemmeno in considerazione di poter fare un lavoro simile perché ti impone di rinunciare a gran parte della tua vita privata.
    Tuttavia è anche vero che è un lavoro decisamente bello, almeno io lo trovo tale, nonché estremamente redditizio.
    Io leggo con interesse il blog di Duch, lo trovo estremamente divertente e brillante, ma trovo che molto spesso i suoi interventi siano un tantino esasperati ed è forse proprio questo che li rende tanto divertenti.
    In realtà almeno per quanto mi riguarda, se è vero che questo lavoro assorbe tantissimo della mia vita privata, raramente mi è capitato di fare costantemente le 10 di sera, di lavorare la domenica, di lavorare nei ponti, etc. Per fortuna ho la mia vita.
    E da quello che ho capito, mi occupo esattamente di quello che si occupa Duch e lavoro in uno studio di quelli linkati (ne ho girato + di uno per la verità).
    So bene che molti partner sono stile “Giuseppe”, ma molti altri non lo sono. Basta cercare altrove e avere un po’ di fortuna, perché anche questo lavoro ti permette di avere una vita, certo probabilmente la domanda da porsi non è se questo lavoro ti permette di avere una vita privata, ma se vuoi avere una vita privata.

  10. sei un grande regista, che il tuo personaggio esista o meno è irrelevante. Anzi secondo me sei uno scrittore che ha capito un po’ come infilare il “closing” di qua e di là e se la ride sotto i baffi…o sotto quella cravatta e camicia Brook brothers…

  11. Superpomettomel, noi la cena molte volte la saltiamo riccamente…e anche i pranzi a volte…
    Seps

  12. Bella la diversità.
    Io morirei a considerare il lavoro qualcosa che consente di portare a casa i soldi necessari a vivere (“la vita è fuori”, “qui ci sono i colleghi, gli amici sono fuori” e tutta la panoplia retorica che si accompagna a simili affermazioni).
    Sempre 7/8/10 ore al giorno ci devi stare, non è meglio che ti piaccia?
    Io preferisco lavorare anche fino a tardi quando capita (e tornare dopo cena, se c’è bisogno) e sentirmi gratificato, piuttosto che contare i minuti in ufficio in attesa che arrivi finalmente il “dopo”.
    E le amicizie che possono nascere facendo esperienze lavorative come queste sono sicuramente preziossime e profonde.

  13. moltissima gente che lavora in studi del genere, quando esce non sa che fare.. e guarda un po’ sono quelli che tirano costantemente le 11 tutte le sere.
    Perchè se ci fate caso quelli che fanno COSTANTEMENTE tardi sono sempre gli stessi… mah..

  14. Non credo che qualcuno se ne stesse vantando. Per lo meno non io e non mi pare (ma potrei aver male interpretato 6 mesi di questi blog…;-)) che neanche Duch se ne vanti (pero’ la pizza fredda col radicchio…). Sono solo constatazioni. Se uno lo fa e continua a farlo, almeno sotto sotto avra’ i suoi bei motivi.
    Seps

  15. Concordo con Seps.
    Ho saltato molte cene, ma non me ne vanto e non mi pare proprio che questo blog sia fatto da persone che se ne vantano. Io vedo molta autoironia e intelligenza, in Duch e in molti dei commentatori.
    Fa parte del nostro lavoro che si faccia tardi spesso/ogni tanto.
    Vero che sono sempre gli stessi, ma credo che conosciamo tutti colleghi che invece riescono a mediare, a fare tardi se c’è da fare tardi, a uscire alle 8 se non c’è molto da fare.
    Molti lavorano per non avere una vita privata (e non è che non hanno una vita privata perché lavorano). L’ho fatto anche io, lavoravo anche il we etc etc, poi piano piano e faticosamente sono riuscito a raggiungere un rapporto più equilibrato. Sono le difficoltà personali che ti possono far azzerare la vita privata.
    Ora se c’è da fare faccio le 7 di mattina (ma non capita da un botto)e dormo tre ore, però soddisfatto perché sto facendo il mio lavoro bene.
    Litighescion è avvocato d’affari mi pare un eccellente ossimoro.

  16. Oggi ho scoperto un mondo nuovo. Da fannullona che sono ho letto qualche tuo post qua e là e ho avuto un’idea di come sia la vita di un lavoratore. Mi è perfino venuta voglia di fare qualcosa.

    Per almeno 45 secondi, poi ho ricominciato ad oziare.

  17. Scusate, forse non mi sono spiegato. Il fatto che duch non si vantasse su questo blog, e che si trattasse di autoironia è chiaro anche a me.
    ha però ragione MaiaB quando scrive che sembrate ragazzini che giocano a chi ce l’ha più lungo.
    Non ritengo litighescion e avvocato d’affari un ossimoro

  18. Cosedapaz, il tuo nick e’ perfetto per te. E non hai capito una beneamata mazza, come evidenzi una volta di piu’ nell’ultimo tuo commento.
    Vai cosi’!!!

  19. lamentarsi delle ore pazze che si fanno “a studio” è un vezzo classico, una specie di mitologia maledettistica lavorativa (boh). era molto di moda a milano un trent’anni fa [adesso nemmeno più zio-fester-galliani] e ora continua ad esserlo a biella (poveracci loro) e – ovunque -tra gli avventizi di studio che [per lo più loro malgrado] giocano a fare gli avvocati veri. lassum nà che gù da fa’; sum ciapà, sum ciapà; podi mia podi mia devi laurà…ecc. ecc.
    esibizionismo stakanovista come malattia infantile dell’avvocatismo.

  20. Non so se ce l’hai anche con me, a proposito dei maestri di vita, ho lasciato un paio di commenti prima, ma non penso sia rilevante e quindi non specifico quali.
    Sinceramente non mi è parsa una grande uscita questa sui maestri di vita. Probabilmente non capisco a chi o che ti riferisci.
    So benissimo che non te ne frega nulla, che sei tu che decidi, che non sei in cooperativa, ecc. ecc., però se pubblichi un blog e accetti che si commenti (altrimenti tieni un diario personale e non lo pubblichi) allora poi almeno in quella fase mi pare che si possa essere un po’ su un piano paritario.
    E se nel post parli di tornare in studio mi pare normale e giusto che si sviluppi un dibattito e ciascuno dica la sua.

  21. credo che la qualifica andasse a me (post #40). comunque, niente di male. a un certo punto della vita, il lavoro senza limiti (o, naturalmente, l’impressione puramente soggettiva che lo sia) può dare una sorta di masochistico conforto. soprattutto quando il “fuori” non è molto gratificante. succede.

  22. With all due respect, non ritengo che sia una questione di moda o mitologia, è solo che il lavoro va fatto entro dei termini e si tende spesso a fare la notte in studio perchè è umanamente impossibile poter svolgere il carico di lavoro in minor ore. E’ un male che affligge molto gli studi illegali in italia: belle strutture, grandi clienti, lavori svolti in tempi rapidi sul modello degli studi anglo-americani. Ci si dimentica sempre un piccolo dettaglio che gli studi usati come modello dispongono di strutture più articolate ed ogni avvocato ha assistenti che gli permettono di delegare molto lavoro e di svolgere le pratiche in tempi più celeri e con ritmi più umani. Poi è vero anche nelle “city” si tira fino a tardi ma è più raro rispetto a noi.

  23. Un bel raccontino, scritto davvero con garbo. Mi ci sono in parte identificato.
    Non capisco bene le ragioni della profonda filosofia espressa nei vari commenti.
    Etienne64

  24. ciao avvocato…lavorare dopo cena…regolare..anche se non facciol’avvocato ma lacasalinga….io lavoro sempre…spesso anche la domenica….ma non guadagno…e non prendo il taxi…oddio come vorrei una volta prendere il atxi invece di guidare tutti i giorni quel pulmino della mia macchina e scorazzare piccole iene urlanti di qua e di la con borsoni della piscina e borse della spesa dimenticate nel bagagliaia…..voglio prendere un taxi..cazz….non c’ho mai pensato adesso chiamo mio zio che fa il tassista e gli chiedo se m fa fare un giretto….gratis…ovvio….ciao

  25. Caro Duchesne, ma poi sei riuscito a dormire? Come dd coordinator la cosa mi riesce difficile, anche per via delle interminabili conf call con altre disparate parti del mondo alla mezzanotte di domenica….. Comunque i tassisti riconoscono anche me, sono oramai entrata nelle loro vite, mi raccontano dei figli, ce ne è uno che sta per emigrare in Canada con la morosa, una folata di vita vera, insomma! Io poi mi chiedo se sono felice, ma è meglio di no. Potremmo ideare un car pool con i taxi per far socializzare gli avvocati…. Baci baci

  26. Leggo per la prima volta il tuo blog, facciamo la stessa professione e , credo, abbiamo più o meno la stessa età. Davvero complimenti credo che sei stato capace di riassumere il pensiero di tutti noi. Grazie.

  27. Commento di Desdemonili: voto 10!
    Troppo spesso ci dimentichiamo del ruolo fondamentale delle casalinghe che si smazzano dalla mattina alla sera gratis et amore dei!
    Non ti preoccupare se non prendi mai il taxi, non ti perdi niente… è come farsi dare un passaggio da uno sconosciuto con la sola differenza che lo paghi per non essere un malintenzionato…
    Evviva i monovolume carichi di piccole iene urlanti e di borsoni della piscina!!!!

  28. io sono solo un avvocatucolo di provincia. ma, imho, tutto ‘sto inglese fa un po’ ridere. questo quanto ai commentatori.
    quanto al blogger, bravo, scrivi molto bene, e tutto è molto vero o quantomeno verosimile. e questo è sufficiente per non giudicare l’equilibrio vita/lavoro che ti sei scelto. io ho deciso diversamente, tutto qui. buona vita!

  29. Perché, secondo te il blogger non parla così?
    Trovo divertente questo aspetto, tutti a dover distinguere il Duca dai commentatori, dimenticando che il Duca è uno che fa esattamente questo lavoro, che dice bible, conference call, ecc. ecc.
    Lavora in uno dei due (ormai due eh eh eh) più grandi…
    E’ uno di noi, ce dovete stà…
    Poi certo lui è bravo e noi no e potete fare tutte le distinzioni che volete…

  30. cavolo, questo blog è il migliore che abbia finora letto! dietro c’è uno scrittore abilissimo, che sa calibrare ogni parola con precisione scaltrita. chissà se è davvero quello che dice di essere, oppure ha saputo dare corpo ad un personaggio fantastico…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...