IL GIORNO DEL GIUDIZIO

L’anno scorso dissi: “Qualcosa deve cambiare”.

Poi i giorni sono passati – io con loro – e, fatalmente, è arrivato il momento del bilancio.

Non è cambiato niente.

Certo, rispetto all’anno passato, nella sala d’attesa dello studio c’è un tappeto nuovo, la centralinista ha imparato a dire correttamente il mio cognome, Giuseppe , il mio Capo, ha cominciato a tagliarsi i peli del naso, il mio compagno di stanza ha smesso di indossare le camicie blu col colletto bianco, la mia segretaria si è sposata, Giovannino ha sostituito la suoneria di Mission Impossibile con il coro dei pompieri di Bud Spencer e Terence Hill, il Sushi di Parco è sempre più scadente. Ma io? Beh, io i bilanci non li faccio. A questo ci pensa Giuseppe.

Come ogni anno arriva il giorno in cui, con il tono di chi sta per annunciarmi che sono affetto da una grave malattia, entra nella mia stanza e dice:

– “Duchesne… se hai un momento [pausa che fa atmosfera] io gradirei parlarti.”

Allora io mi alzo, lo seguo, entro nella sua stanza, chiudo la porta dietro di me e mi siedo sulla poltroncina. Giuseppe ritorna subito quello di sempre. Le vesti formali lo annoiano in fretta. Appoggia un piede sul comodino, si apre in un largo sorriso e comincia a ripetere: “Eh, Duchesne, Duchesne…”. Silenzio. “Eh, Duchesne, Duchesne…”. Silenzio. “Eh, Duchesne, Duchesne…”.

– “Dimmi Giuseppe.”
– “Sì, però non cominciare ad interrompermi.”

Ogni anno, sempre uguale. Vengo sottoposto ad una sorta di autopsia professionale, un gioviale colloquio nel quale Giuseppe procede alla mia valutazione. Si fa il punto sulla mia crescita professionale, la mia maturazione, i miei progressi, le capacità sviluppate, il grado di autonomia, e, dall’altra parte, i miei limiti, i miei difetti, gli aspetti da migliorare. In pratica, si fa il bilancio della mia prospettiva professionale. Si suppone, quindi, che io esponga il mio pensiero, eventuali dubbi, problemi, situazioni da affrontare, da chiarire. Ma io sto sempre zitto. Probabilmente sbaglio, ma afferrare le spalle di Giuseppe, scuoterlo e dirgli: “Giuseppe, io non sto bene, porca puttana”, non mi sembra professionale. Potrei smussare i toni, è vero, ma la frase “Giuseppe, io non sto bene, porca puttana”, mi sembra così bella che non trovo come sostituirla.

Oggi ho avuto la mia review. C’era soddisfazione per i progressi fatti, apprezzamento per il lavoro. Complimenti e riconoscimenti. Fino a che Giuseppe ha parlato di note dolenti. Ha introdotto frasi come siamo ad un bivio, è il tempo delle scelte, eliminare l’incertezza. Ha proseguito poi con preparare il terreno, mettere le basi, gettare il seme. Ha concluso con tutto però dipende da te, ora si comincia a fare sul serio, il successo sta lì (e io mi sono girato a guardare, ma stava passando un praticante e il successo non l’ho visto).

Insomma, Duchesne, ora devi ragionare in grande.

Uscendo dalle frasi fatte di Giuseppe, il concetto è molto semplice. La mia età mi impone una considerazione diversa della mia carriera. Gli obiettivi si fanno concreti. La selezione è cominciata. A sentire Giuseppe, ho i numeri, ma non li voglio giocare.

– “Duchesne, io ti vedo a-pa-ti-co. Passivo. Porca eva, guarda uno come Giorgione com’è determinato. Tre mesi che è qui e già tutti guarda Giorgione com’è bravo, guarda come si impegna, guarda qui, guarda là. Tu vali ben di più di Giorgione. Ma lui ha determinazione. Lui s’è già messo in luce.”
– “Giorgione pesa 98 chili. Certo che s’è messo in luce.”
– “Ah ah, fai lo spiritoso. Duchesne il clown. Sarà pure un ciccione ma questo vuol dire solo che ti farà ancora più male il giorno che ti metterà i piedi in testa, se mi permetti di essere franco. Perché qui dobbiamo parlarci chiaro, Duchesne, il futuro non è per tutti. Tu lo vuoi un futuro?”
– “Credo di sì.”
– “Ma Dio mio. Come credo di sì?”
– “Ma sì, sì, lo voglio.”
– “Duchesne, cosa mi stai dicendo?”
– “Ma niente. Insomma, è stato un anno un po’ duro questo…”
– “Ma ragazzo mio, dicembre è sempre il periodo più duro.”
– “No dicembre. Quest’anno.”
– “E’ uguale. L’anno che passa è sempre il più duro.”
– “Giuseppe, è solo che, insomma, non so spiegare… ultimamente… boh…”
– “Duchesne…”
– “Cosa?”
– “Non avrai mica trovato una donna?”
– “No, no, macchè.”
– “Ah ecco. Perché devi starci attento che poi ti mettono in testa questi tarli. Si insinuano. Bada, eh… mi affido a te.”
– “Giuseppe, guarda, non so neanche che cosa ti sto dicendo, sono solo pensieri…”
– “Duchesne, tu sei stanco. Punto. E allora cosa fai? Ti metti pure a pensare? Rilassati, rimani concentrato solo sul focus. Tu sei giovane ma non tanto da non poter cominciare ad avere ambizioni. Concrete ambizioni. Ascolta me. Se te ne parlo è perché so che la faccenda è concreta. E poi, cosa ti credi? Che siamo qui a fare i ballerinetti? Ma qualche sacrificio è necessario, santiddio, no? Tu pensi che ci sono nato su questa poltrona? Io qui ci sono arrivato con la determinazione.”
– “Quella che ha Giorgione.”
– “Quella che Giorgione. La determinazione. Ed è questo il punto. Tu ti siedi troppo. Ti limiti a fare il tuo lavoro e poi stai lì. Basta. Finito. E invece, devi scalpitare, devi essere vigoroso, spingerti sempre in là. E lo dico per te, sai a me che mi viene in tasca? Ma là fuori c’è gente che spinge, che si sbraccia. E tu devi andare oltre.”
– “Oltre.”
– “Certo. Oltre. Hai fatto 30? Fai 40, no?”
– “Non era 31?”
– “E allora io parlo proprio a cazzo però.”

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78 Pensieri su &Idquo;IL GIORNO DEL GIUDIZIO

  1. Duchesne, se la furbissima (o così crede lui) manovra pseudo-psicologica del tuo Capo funziona, appena arriva primavera ti toccherà sfidare a duello, all’alba e dietro un qualche convento, il Giorgione. O lui sfiderà te, ovvio.
    Dico primavera perché prima fa troppo freddo e lo studio rischierebbe di avere ben due avvocati con la polmonite contemporaneamente, il che nuocerebbe agli affari.

  2. Li ho fatti anche io questi colloqui di fine anno: stessa scena, stessa convocazione nella stanza del tuo partner, stessi pro e contro.
    Il mio commento, con riferimento a quanto hai scritto, è che se continui lì dentro, tanto vale darla davvero questa acellerata.

    Perchè o fai come me, ed esci dal giro degli studi illegali per trovarti una dimensione più dignitosa e confacente, oppure – se decidi di continuare a stare seduto a questo tavolo – vale la pena giocare per vincere.
    Ex campifreschi

  3. condivido il pensiero di n. 3. Tu hai la fortuna di essere in un grosso studio,pensa a tutti quei tuoi coetanei che non possono (forse anche per colpa loro) fare un’esperienza come la tua. dacci dentro e abbatti il giorgione. tra 5 anni farai meno di oggi ed avrai uno stipendio che ti consentirà anche la barca al mare

  4. non è una questione esclusivamente di sacrifici la tua.
    si tratta di lavorare di più e meglio, certo, ma si tratta anche di non guardare in faccia a nessuno, lavorare sul confine sottile tra delazione ambigua e simpatia forzata, esporsi senza spingersi troppo oltre…in poche parole bisogna diventare iene, ma con discrezione. e forse per una barca al mare non ne vale la pena

  5. … azz, siamo in 22 in linea e non si fa a tempo a inserire un commento che qualcun altro posta il suo …
    Duch, crei dipendenza nei tuoi utenti. P.f.: scrivi il libro 😉
    Buone feste a tutti (compatibilmente con le rispettive professioni)!

  6. Beh se sei bravo aspetti e ti tieni a dieta Giorgione e i suoi 98 kg, che dopo le feste saranno 118 forse schiatta prima del sorpasso……….

  7. duchesne, lo vuoi capire o no che tu come avvocato sei sprecato??
    te ne sarai accorto anche tu, leggendo i vari commenti, che rispetto agli altri avvocati hai una marcia in più: l’intelligenza!
    te lo dice uno che con gli avvocati ci lavora tutti i giorni.
    scrivi il libro che la barca te la compri tra 1 anno.
    ma perchè per essere ricchi bisogna avere la barca??

    PatentAttorney

  8. Il cavallino e la carota

    Il gioco è molto antico, diabolico, conosciutissimo, ma sempre attuale ed efficace.

    Si prende un collaboratore, gli si fanno degli elogi con garbo intriso di raffinata seduzione e poi si tira fuori l’asso dalla manica: si prospettano traguardi (incerti nel quando e nel quomodo), epperò (quasi) a portata di mano.

    Ed è li, mentre sei sospeso tra le lusinghe e la carota, che si apre la distanza tra te e la carota.

    Una distanza fatta di “dipende da te”, “da ciò che dimostrerai di saper fare nel prossimo futuro” ed ovviamente dalla produttiva del tuo contributo nell’ottica dei risultati del gruppo (e qui si apre una variabile molto insidiosa perchè indipendente dalla volontà del cavallino).

    Ed il povero cavallino resta ancora una volta imbrigliato: la sitazione di fatto non cambia, ma la forza di prendere decisioni risolutive svanisce, minata alle gambe dalla seduzione della carota, poco visibile, sospesa nel vuoto, a poca distanza, ma non così ridotta da poter essere afferrata in tempo reale, incerta e condizionata, ma agitata con crudele sapienza!!

    La volontà è annullata, la determinazione svanisce, resta un senso di vuota gratificazione mista alla sopraggiunta consapevolezza del fatto che la carota tu ancora non la meriti…ciò ovviamente non significa che ti sfuggirà in eterno…

    … eterno però resta il dovere del tuo sforzo ed il suo continuo esasperarsi nel tentativo di afferrare la carota!!

    Un applauso a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di mandare a fan …. la carota e si sono seduti a tavola davanti ad un bel piatto di cavatelli ai frutti di mare.

  9. Hai ragione “La mamma”… ma occhio che non sia un avvocato la donna… se no siamo punto e a capo!!! 😀

  10. mercoledì, 19 dicembre 2007
    IL GIORNO DEL GIUDIZIO

    L’anno scorso dissi: “Qualcosa deve cambiare”.

    Poi i giorni sono passati – io con loro – e, fatalmente, è arrivato il momento del bilancio.

    Non è cambiato niente.

    Certo, rispetto all’anno passato, nella sala d’attesa dello studio c’è un tappeto nuovo, la centralinista ha imparato a dire correttamente il mio cognome, Giuseppe , il mio Capo, ha cominciato a tagliarsi i peli del naso, il mio compagno di stanza ha smesso di indossare le camicie blu col colletto bianco, la mia segretaria si è sposata, Giovannino ha sostituito la suoneria di Mission Impossibile con il coro dei pompieri di Bud Spencer e Terence Hill, il Sushi di Parco è sempre più scadente. Ma io? Beh, io i bilanci non li faccio. A questo ci pensa Giuseppe.

    Come ogni anno arriva il giorno in cui, con il tono di chi sta per annunciarmi che sono affetto da una grave malattia, entra nella mia stanza e dice:

    – “Duchesne… se hai un momento [pausa che fa atmosfera] io gradirei parlarti.”

    Allora io mi alzo, lo seguo, entro nella sua stanza, chiudo la porta dietro di me e mi siedo sulla poltroncina. Giuseppe ritorna subito quello di sempre. Le vesti formali lo annoiano in fretta. Appoggia un piede sul comodino, si apre in un largo sorriso e comincia a ripetere: “Eh, Duchesne, Duchesne…”. Silenzio. “Eh, Duchesne, Duchesne…”. Silenzio. “Eh, Duchesne, Duchesne…”.

    – “Dimmi Giuseppe.”
    – “Sì, però non cominciare ad interrompermi.”

    Ogni anno, sempre uguale. Vengo sottoposto ad una sorta di autopsia professionale, un gioviale colloquio nel quale Giuseppe procede alla mia valutazione. Si fa il punto sulla mia crescita professionale, la mia maturazione, i miei progressi, le capacità sviluppate, il grado di autonomia, e, dall’altra parte, i miei limiti, i miei difetti, gli aspetti da migliorare. In pratica, si fa il bilancio della mia prospettiva professionale. Si suppone, quindi, che io esponga il mio pensiero, eventuali dubbi, problemi, situazioni da affrontare, da chiarire. Ma io sto sempre zitto. Probabilmente sbaglio, ma afferrare le spalle di Giuseppe, scuoterlo e dirgli: “Giuseppe, io non sto bene, porca puttana”, non mi sembra professionale. Potrei smussare i toni, è vero, ma la frase “Giuseppe, io non sto bene, porca puttana”, mi sembra così bella che non trovo come sostituirla.

    Oggi ho avuto la mia review. C’era soddisfazione per i progressi fatti, apprezzamento per il lavoro. Complimenti e riconoscimenti. Fino a che Giuseppe ha parlato di note dolenti. Ha introdotto frasi come siamo ad un bivio, è il tempo delle scelte, eliminare l’incertezza. Ha proseguito poi con preparare il terreno, mettere le basi, gettare il seme. Ha concluso con tutto però dipende da te, ora si comincia a fare sul serio, il successo sta lì (e io mi sono girato a guardare, ma stava passando un praticante e il successo non l’ho visto).

    Insomma, Duchesne, ora devi ragionare in grande.

    Uscendo dalle frasi fatte di Giuseppe, il concetto è molto semplice. La mia età mi impone una considerazione diversa della mia carriera. Gli obiettivi si fanno concreti. La selezione è cominciata. A sentire Giuseppe, ho i numeri, ma non li voglio giocare.

    – “Duchesne, io ti vedo a-pa-ti-co. Passivo. Porca eva, guarda uno come Giorgione com’è determinato. Tre mesi che è qui e già tutti guarda Giorgione com’è bravo, guarda come si impegna, guarda qui, guarda là. Tu vali ben di più di Giorgione. Ma lui ha determinazione. Lui s’è già messo in luce.”
    – “Giorgione pesa 98 chili. Certo che s’è messo in luce.”
    – “Ah ah, fai lo spiritoso. Duchesne il clown. Sarà pure un ciccione ma questo vuol dire solo che ti farà ancora più male il giorno che ti metterà i piedi in testa, se mi permetti di essere franco. Perché qui dobbiamo parlarci chiaro, Duchesne, il futuro non è per tutti. Tu lo vuoi un futuro?”
    – “Credo di sì.”
    – “Ma Dio mio. Come credo di sì?”
    – “Ma sì, sì, lo voglio.”
    – “Duchesne, cosa mi stai dicendo?”
    – “Ma niente. Insomma, è stato un anno un po’ duro questo…”
    – “Ma ragazzo mio, dicembre è sempre il periodo più duro.”
    – “No dicembre. Quest’anno.”
    – “E’ uguale. L’anno che passa è sempre il più duro.”
    – “Giuseppe, è solo che, insomma, non so spiegare… ultimamente… boh…”
    – “Duchesne…”
    – “Cosa?”
    – “Non avrai mica trovato una donna?”
    – “No, no, macchè.”
    – “Ah ecco. Perché devi starci attento che poi ti mettono in testa questi tarli. Si insinuano. Bada, eh… mi affido a te.”
    – “Giuseppe, guarda, non so neanche che cosa ti sto dicendo, sono solo pensieri…”
    – “Duchesne, tu sei stanco. Punto. E allora cosa fai? Ti metti pure a pensare? Rilassati, rimani concentrato solo sul focus. Tu sei giovane ma non tanto da non poter cominciare ad avere ambizioni. Concrete ambizioni. Ascolta me. Se te ne parlo è perché so che la faccenda è concreta. E poi, cosa ti credi? Che siamo qui a fare i ballerinetti? Ma qualche sacrificio è necessario, santiddio, no? Tu pensi che ci sono nato su questa poltrona? Io qui ci sono arrivato con la determinazione.”
    – “Quella che ha Giorgione.”
    – “Quella che Giorgione. La determinazione. Ed è questo il punto. Tu ti siedi troppo. Ti limiti a fare il tuo lavoro e poi stai lì. Basta. Finito. E invece, devi scalpitare, devi essere vigoroso, spingerti sempre in là. E lo dico per te, sai a me che mi viene in tasca? Ma là fuori c’è gente che spinge, che si sbraccia. E tu devi andare oltre.”
    – “Oltre.”
    – “Certo. Oltre. Hai fatto 30? Fai 40, no?”
    – “Non era 31?”
    – “E allora io parlo proprio a cazzo però.”

  11. Già e se poi trovi una donna vorrà per forza decidere lei riguardo al colore della poltrona che avrai conquistato, il posizionamento, la luce…
    Eh, Duchesne, Duchesne…

  12. Grande Duch complimenti per il post (come se ce ne fosse bisogno).

    La mia review (“needless to say” !! ), è stata molto simile. “Sei bravo ma non ti applichi”, “devi essere più aggressivo”, “talvolta si ha l’impressione che questo lavoro non ti interessi”, “non per dire, ma sulla tua scrivania ci sono copie del ‘New Yorker’ e i cofanetti di 24′, mai che abbia visto, che ne so, l’ultimo numero della Rivista delle Società – insomma, poi non ti sorprendere se la gente non ti prende sul serio!”, per finire con la mia preferita, una vera chicca, incentrata sul concetto della scommessa.

    “Ricorda, questo è l’anno della scommessa, nostra su di te, naturalmente, ma anche tua su te stesso!”.

    Questa della scommessa l’ho davvero apprezzata. Mi ha fatto sempre come un levriero da corsa (l’animale più idiota che esista) che, insieme agli altri suoi simili, insegue a tutta la velocità la lepre meccanica, di fronte a un pubblico di vecchie annoiate e disperati ubriaconi (gli scommettitori). La cazzo di lepre meccanica sembra sempre così vicina, no?

    Illegal Gatsby

  13. Ho letto questo ultimo raccontino con il cuore stretto come una prugna secca californiana. Ma davvero ti fanno gli elogi? Ma davvero riconoscono i tuoi progressi? Ma davvero ti chiedono cosa ne pensi? Io sta storia del bastone e la carota non l’ho mai vissuta. Qui da noi il capo comincia una decina di giorni prima a dirti che non fai quello che si aspetta da te, si inventano istruzioni in realtà mai date e ricevute che, ovviamente, non hai potuto seguire. Ci attaccano sul personale. Il gioco finisce nella famosa review che è un incontro he dura circa 1 minuto e mezzo durante il quale si viene aggrediti e massacrati per poi sentirsi dire che comunque siccome lo studio è buono, quest’anno avrai 2000 euro in più. Altro che carota!! Qui sono solo lacrime e sangue. SEI FORTUNATO DUC! Ma deciditi però, gli avvocati non sono poi sto granchè….. puoi anche passare la mano e lasciarci tutti in balia del Giorgione di turno.

  14. Uh, sì, sì, le ho subite anch’io ‘ste tiritere da propositi-per-il-nuovo-anno… con certi funzionano anche, escono belli pompati e pronti ad abbattere un muro a mani nude…

    Scrivi il libro, dai!!!

  15. Giù le mani da Giorgione! Benché weight-challenged reagisce con la determinazione di chi è in credito con la vita.

  16. Un fine tocco di insinuante strategia da parte di un capo (pardon, partner) invidiabile : “Se te ne parlo è perché so che la faccenda è concreta”

    Determinazione Duchesne, ci vuole DETERMINAZIONE….. TROVATI UNA DONNA (“cazzo!”)

  17. bah… il problema è che quando arrivi a “somatizzare” dove non vorresti ti girano, altro che review elogi e menate varie..
    via tutti, mi apro un banchetto di fiori.

  18. il fatto è che l’avvocato stipendiato è sempre in prova, non ci sono scommesse. se non gli vai più bene ti salutano con una stretta di mano e ti mettono sulla strada perchè… TU SEI UN PROFESSIONISTA, NON UN DIPENDENTE!

  19. Bello avere ambizioni. Sono il sale della vita. L’unica questioncella è a cosa ambire. Ambire a mettere i piedi in testa a qualcuno è terrificantemente noioso.
    Per questo -credo- il tuo capo ti fa ‘sti discorsi: siccome si annoia, deve riempire il tempo con queste sciocchezze.

  20. mah !
    sono d’accordo con chi prima di me ti ha detto di cambiare studio..
    io l’ho fatto quest’anno e ci ho solo guadagnato in soldi – inaspettati così tanti dopo così poco tempo – salute e divertimento.

    E poi trovati una donna, fidanzati, fai quello che devi e metti su famiglia
    vedrai altre preoccupazioni

    See ya

  21. Fine anno e’sempre un momentaccio per gli avvocati d’affari: i clienti se va bene sono isterici, se va male sono idrofobi; TUTTI vogliono che un qualche numerino compaia nel loro bilancio al 31.12.2007 e, a tal fine, tu devi letteralmente dannarti per far si’che quel pezzo di carta a giustificazione del magico numerino venga firmato entro il tradizionale brindisi di Capodanno. In simili frangenti sconsiglio vivamente di mettersi pure a redigere il proprio personal balance sheet: siamo tutti stanchi, irritabili (visto che il mondo intorno a noi si ostina a volerci far pensare a doni natalizi, al film di Vanzina e ai doposci prima che il catartico Closing ci liberi dal male – amen) e discretamente brutti col nostro pallore e le occhiaie in evidenza. Io ad esempio sono assolutamente consapevole che senza il velo pietoso del magico fondotinta Double Wear (Estee Lauder santa subito) che stendo meticolosamente con calce e cazzuola ogni mattina, la mia faccia assomiglierebbe pericolosamente a quella del procione di Candy Candy, aka Clean; sono conscia altresi’ del fatto che 2 mesi dopo l’ultimo intervento del parrucchiere la mia capigliatura sembra quella del marito di Carmen Russo dopo 90 giorni di permanenza all’Isola dei Famosi. Ma tant’e’: “ha da passa’ a nuttata” cari miei. Restatevene li’ tombati nel vostro Studio Illegale, intonate gospel notturni quali schiavi in una piantagione di cotone per tenervi su, fate in modo che meno persone possibili vi vedano in questo stato, e, per il bilancio personale, avvaletevi senza dubbio dei 180 giorni del maggior termine per l’approvazione: a giugno andra’ senz’altro meglio.

    Lady Windermere

  22. anonimo 28, sarebbe bello sapere in che studio sei finito… al momento il mio cv è come se si trovasse “su di una nave che non raggiungerà mai nessun porto” (giusto per citare Tom Cruise ne ” Il Socio”), con la differenza che nella fattispecie la mia nave è il Titanic…

  23. Premesso che la situaizone mi pare complessivamente esasperante, mi sa che c’hai bisogno di riposo sul serio. Ma non te lo potrai permettere forse.
    Quindi, fai 50 e togliamoci il pensiero !

  24. “siamo ad un bivio, è il tempo delle scelte, eliminare l’incertezza […] preparare il terreno, mettere le basi, gettare il seme […] tutto però dipende da te, ora si comincia a fare sul serio, il successo sta lì”

    Caro sconosciuto collega di sventura, solo a leggere questo passaggio mi è venuto un attacco di ansia, panico e agitazione, misti a nausea e tristezza.

    …e sono solo un trainee (però un trainee deciso. sì, deciso a trovare altro per vivere…)

  25. 35 anni fa gli studi “associati” erano eguali: concorrenza interna esasperata, “peso” dell’associato in base al fatturato prodotto, divisione del lavoro non in base alle competenza ma all’appetito. Non parliamo poi dei controlli deontologici.
    Per questa ragione ne uscii 25 anni fa e da allora esercito da solo.
    Pregi: nessuno, ma proprio nessuno, del problemi di Duchesne; se un anno il fatturato è sceso o sbagli qualcosa è bellissimo rimproverarsi da soli: nessuno sarà più indulgente di te. Sei indipendente davvero e puoi persino mandare un cliente o due (non di più…) a quel paese.
    Difetti: da ricordarsi l’acquisto della carta igienica agli alti e bassi di lavoro (per qualità e quantità).
    Personalmente non sono pentito, ma capisco anche la scelta opposta: ognuno deve scegliersi il proprio purgatorio.
    Però però, la cosa più importante è un’altra: c’è ancora qualcuno che ritiene una cosa seria, importante, meritevole, fare l’avvocato? E che misuri il proprio benessere dal conseguimento di questo risultato? Quale che siano le dimensioni della tua organizzazione professionale, perdere di vista questo obiettivo Ti conduce dritto alla depressione.
    Buon Natale a tutti ed alle elezioni forensi votate la lista Fronte che è l’unica con i numeri per cambiare finalmente generazione al governo milanese dell’avvocatura.

  26. Tutti quelli che sono negli studi illegali non hanno bisogno di procacciarsi clienti e fare marketing etc per far funzionare il proprio studio. Arriva una fattura pronta a fine mese e quella placa tutti i propositi bellicosi, arriva il bonus a maggio o a dicembre e subito a dirsi che “su dai sono fortunato a lavorare qui in fondo cosa vuoi che sia uscire quasi sempre da studio alle 23 e prendersi una marea di insulti… lo si può fare e poi in futuro migliorerà quando chiude l’operazione x quella y vedrai che respiriamo vedrai che il capo non sarà più così nervoso”… cosa vuoi che sia annullarmi completamente “del resto ho l’autonomia, l’indipendenza economica, anche se sono affetto da shopping compulsivo ed in borsa ho il lexotan”…
    Si tratta solo di una questione di scelte di vita, penso solo che chi non vuole più lavorare per uno studio illegale può andarsene in ogni momento senza problemi perchè presto uno nuovo ci sostitisce, magari uno che costa anche meno così si fa un favore a tutti.
    Serve solo il coraggio per lasciare uno studio illegale e decidere di rischiare ed esercitare in prima persona la nostra professione, tutto il resto è solo ipocrisia.

  27. …soprattutto Duch stai attento alle donne…un vero pericolo…”che poi ti mettono quei tarli in testa”…

  28. sono una “umanista” e con l’avvocatura non c’entro niente, però il duchesne-blog varca i confini degli “addetti ai lavori” e mi ha avvinta da un pezzo.
    concordo con i commenti sottostanti: il blog è già quasi un romanzo e possiede, a mio avviso, un valore letterario.
    per cui, caro d., magari non hai trovato un nuovo lavoro, ma il modo in cui dai voce ai sentimenti di molti di noi è davvero confortante!
    Best regards,
    silvia mate

  29. maccome “il sushi di Parco e’ sempre piu’ scadente”? E io che dico a tutti qui a Londra che mi manca tanto la vaschettina di Parco da mangiare a bordo della fontana a Palestro…una cosa in meno che mi manchera’ di Milano, allora…

  30. Caro/a 39, dunque sei a Londra…se ci sei per il lavoro di Duch mi dai anche qualche dritta su come fare visto che ci sono passata recentemente e chiedere agli avvocati italiani che lavorano lì è peggio che chiedere alla mafia russa?? Duch, m’inchino.

  31. parlate da più parti di guadagni che placano ogni proposito bellicoso. A parte la curiosità che viene spontanea per chi è fuori dal giro e che spero qualcuno vorrà anonimamente comunicare, ma ci pensate che c’è gente che fa le 23 in studio (non spesso, ma le 21.30 sempre) per un misero rimborso spese pur di imparare? Trovare qualcuno che sia soddisfatto di lavoro e stipendo ad oggi mi sembra piuttosto arduo.

  32. ..dunque..ho dato un’occhiata rapida ma non troppo al tuo blog..e mi ha lasciato una tristezza infinita, al di là della simpatia con la quale scrivi… ma ti rendi conto di come vivi?! per cosa poi?! aiutati..fatti aiutare finchè sei in tempo. quello che leggo è davvero abberrante!! appena laureata ho scelto consapevolmente di non mandare curricula nei grandi Studi Illegali perchè mi sembrava che non avrei imparato niente se non i dolori della schiavitù..poi sentendo alcune conoscenze ne ho avuto la conferma…ora leggo quello che scrivi e sono felice di aver scelto uno studio di medio-piccole dimensioni all’interno del quale ho imparato a fare questo mestiere, certo non ai livelli del Grande Avvocato rampante da romanzo di Grisham, ma almeno so gestire il lavoro che faccio!! certo non guadagno molto, il mio capo è ributtante per molti aspetti, anche se simpatico e con sprazzi di umanità apprezzabili, ma almeno ho un fidanzato degli amici e soprattutto una VITA!!! una vita che non sia solo votata al lavoro e ai soldi.. mi chiedo PERCHé..perchè fai tutto questo!? giuro che non capisco.. per quanto mi sforzi non capisco perchè ridurre la vastità di contenuti della vita alla gastrite nervosa e all’esaurimento nervoso..e magari prima dei trentanni e ripeto..per cosa poi?! sopratutto se non lo fai per i soldi… tutta la mia simpatia e il mio sostegno morale…ma davvero SALVATI FINCHé PUOI.

  33. Non l’avevo presa abbastanza sul serio, questa cosa che non stai bene. La facevo più spunto drammaturgico che vero dramma. Ma non mi unisco al coro di chi ti dice “molla”. Gli studi illegali – per la mia esperienza – ti masticano e poi ti sputano via (elegante, vero?) come una noce di Betel. A meno che tu non sia intimamente tagliato per diventare un loro membro permanente. Il tuo blog dice che – forse – non lo sei. Inutile affrettare le cose. Si fanno esperienze magnifiche, lì dentro (te ne accorgi dopo) e di questi tempi il bonifico a fine mese vale doppio. Personalmente, uscito dal mio studio illegale per mettermi in proprio, ho vissuto una primavera sentimentale e un autunno economico. Mi piace di più, così, ma forse io sono specialmente incompatibile con quel genere di realtà. Mi ritengo fortunato ad aver potuto fare l’esperienza, ma mi vengono ancora i brividi, quando ti leggo. In bocca al lupo, naturlich.

  34. leggendo questo blog e soprattutto i commenti devo dire che noi degli studi illegali siamo davvero una marea, e quelli che cazzeggiano in questo blog altrettanti. Cavolo, oggi a pranzo eravamo io, uno di allen, uno chiomenti e un altro di cleary e l’argomento era unico: ma chi cazzo è duch??? e come si pronuncia???
    Duch, grazie per gli intensi e brevi momenti di respiro che (quasi) quotidianamente ci regali. leggere questo blog è come l’ora d’aria

  35. sai che ti dico?
    adoravo leggere questo blog.
    Adesso, man mano che il tempo passa e gli intrecci si svelano, ti trovo solamente patetico.
    questo blog è solo un altro modo che hai per menartela…
    stai così male?
    guarda, io ho rifiutato una proposta da parte di uno studio di quelli di cui hai inserito il link, per lavorare in un altro di medio livello: meno soldi, più autonomia, meno prestigio, più tempo libero.
    a trent’anni sto imparando a suonare la chitarra ed io e la mia compagna usciamo tutte le sere (o quasi).
    è questa la vita che sogni? è alla portata, tanto più che in questo caso dovresti solo fare un passo indietro.
    invece…
    non esistono solo Chiomenti et similia. Ci sono una miriade di realtà di medio livello, senza bisogno di affossarti. Magari non ti occuperesti del marchio Fiat, ma di quello di una concessionaria.
    Scelte.

    Siro.

  36. Beh però siro in parte ha ragione, c’è qualcosa che non torna. O Duch si lascia sedurre dal fascino dell’applauso facile e si lascia andare a scrivere cose che scatenano il piagnisteo della massa (tipo quella sull’esame da avvocato, manco fosse una tre giorni in una prigione siriana), oppure (e a me piace pensare sia così) prende per il culo la massa medesima.
    Perché se avesse postato che la review è andata benissimo, che gli hanno detto, che ne so, che ci sono ottime chance che tra due/tre anni diventa socio, che nel frattempo gli hanno ammollato 30/40.000 euro di bonus, se avesse descritto il sottile senso di euforia provato, se avesse descritto entusiasmo nel ricominciare a lavorare, beh se avesse scritto cose così sarebbero piaciute di meno (e infatti ora mi diranno tutti che sono cose da aridone etc. etc.), perché si prestano poco alle geremiadi. E invece lui dà alla massa quello che vuole sentire e nel frattempo si ficca in tasca i 40.000 euro e, orrore, se ne sputtana 150 in una cena con una tipo kinky…

  37. #51

    Non ha fatto l’esame a milano.

    Non capisce il senso del blog. Le cose dette a duch le dicono a tutti e servono solo a farti lavorare…è tutto fumo.

    Vostro Anonimo Numero 11

  38. mah.
    io quanto a chili ho sforato i cento da un pezzo.
    vorrei solo riuscire a mettere in ordine un paio di cose. una magari entro il pomeriggio di oggi.
    per il resto non ho nessuna vogliambizionedeterminazione a mettermi in luce.
    e so bene che non riuscirei a lavorare in un grosso studio per più di un anno.
    così, consideravo.

    buon.

  39. Duchesne, forza! La vita è la tua…..scrivi benissimo, alla gente piace leggerti, hai ironia, hai quel giusto disincanto, capisci come girano le cose, capisci la natura umana…là fuori il mondo è in continua evoluzione…lì dentro il mondo sembra muoversi ma è fermo…un po’ di soldi te li sarai anche messi via in questi anni… una professionalità ce l’hai…insomma, non essere un giorgione…fatti i tuoi calcoli, datti il tuo senso…limbo time is over. Darling.

  40. Anonimo n. 11, effettivamente non ho fatto l’esame a Milano (cosa c’entri questo non lo so, ma tant’è, ti assicuro che l’ho fatto in un posto bello incasinato).
    Quelle cose ti assicuro che non le dicono a tutti, a qualcuno vengono dati un sacco di soldi di bonus e gli si dice bravo continua così. E ci sono ottime chance che non le abbiano detto, secondo me, a Duch.
    51

  41. Come dice Anonimo Numero 11, va tenuto in mente lo spirito grottesco di questo blog (che forse molti dimenticano chiamarsi STUDIO ILLEGALE, questo fin dall’inizio). Se diverte, si ride, se no si chiude la finestra, non lo prescrive nessuno.

  42. Il punto è proprio questo, è grottesco e divertente: trarre da questo concetti tipo “perché lo fai???” “salvati” e cose così mi pare fuori luogo. Si può leggere, ridere, riconoscere molte situazioni amplificate e poi continuare a pensare che siamo fortunati e facciamo un bel lavoro e ben pagato. C’è chi legge, ride ecc, però poi dice “è vero è vero, siamo/siete tutti degli schiavi sfigati non sapete fare un cazzo ecc.”.
    51

  43. Gli inglesi dicono:”no pain, no gain”. tutti quelli che dicono che chi lavora nei grossi studi sono degli sfigati a volte non sanno nemmeno cosa si fa in questi studi.

    Chi è dentro invece sa che lavora tantissimo, vede comunque cose interessanti (non di certo le cause da cortile) ma in pratica non fa l’avvocato, fa un altro mestiere (il tribunale non si sa quasi dov’è). inoltre, è vero che finisce tutte le sere non prima delle nove ma a fine mese non prende certo i 1500 euro del popolino che pullulla nei tribunale e che dopo l’ennesimo rinvio dell’udienza va a prendere il caffè e che alle 19 spegne il computer.
    la vita è fatta di scelte, se io potessi scegliere andrei a lavorare dove lavora duch

  44. caro #58, io, come scritto prima, ho rifiutato l’offerta di un grande studio, forse il più grande.
    Vero che il computer lo spengop alle 19, vero che spesso sono in Tribunale a leggere di rinvii affissi sulle porte, ma non mi sento affatto parte del “popolino”. A fine mese ho in tasca il triplo di quello che hai scritot, che non è una somma milionaria, ma alla mia età (giovane) va più che bene.
    Il “capo” dello studio dove mi trovo invece spegne il computer addirittura alle 18.00 e viaggia sui 300 mila all’anno. Ancora non ha quarant’anni.
    Ma c’è chi ne vuole di più e, soprattutto, che vuole menarsela.
    Come una ragazza mia amica, che guadagna meno di me stando in uno studio anglosassone, finisce alle nove di sera e usa termini inglesi in luogo delle corrispondenti parole in italiano…però mi dice “io a fare i decreti ingiuntivi…” con aria schifata.
    Come ho detto e ripetuto, si tratta di scelte.
    PS evidentemente il nostro Duch si occupa di M&A, ma considera che anche da Chiomenti ci sono quelli che vanno in tribunale tutte le mattine. Non è che Chiomenti e gli
    altri fanno solo operazioni straordinarie.

    Quindi, va bene il tono grottesco, si viene qua per divertirsi, eccetera, ma a lungo andare l’esasperato vittimismo diventa stucchevole.

    Accetto comunque il consiglio: chiudo la finestra e voilà…

    Siro

  45. Siro, ma chi pensi di coglionare?Qual è il posto che paga 4.500 al mese e ti fa uscire alle 19? Con un capo che ne guadagna 300.000 ed esce alle 18? Bravo, bravo, chiudi la finestra e vai a imparare la chitarra. Come se tutti quelli che lavorano negli Studi Illegali sono talmente coglioni da scegliere invece una non-vita…

  46. siro, mi spiace per te ma il mercato dei legali lo si conosce tutti e ai tuoi dati relativa alla tua retribuzione francamente non crede nessuno di noi.

  47. Scusate, mi sembra che si stia riducendo ad un dibattito pro-contro duchesne.
    Duc, fai quello che vuoi. Siro, hai fatto la tua scelta, buon per te.
    Ma BASTA!! Ma chissenefrega. Io trovo questi spezzoni di vita vissuta fantasticamente realistici e asciutti. Poi se l’autore medita di cambiar vita, benvenuto nel club!!! Non c’è mica bisogno di lavorare in uno studio illegale per farlo, pare che almeno l’85% delle persone ci pensi su seriamente ad un certo punto.
    Ma ci pensate ai tempi in cui il posto fisso per la vita era un mito? Che palle!!

    GP quellavera

  48. Non è lo studio che mi paga quei soldi.
    Lo studio mi paga un piccolo fisso, ma in pochi anni mi sono creato un mio pacchetto clienti.
    Quanto al titolare dello studio, be’, credeteci o no, viaggia su quel reddito. Perché, pensate che i boss dei vari “studi illegali” – che invece guadagnano 2 – 3 milioni di euro l’anno, lavorino sino a tarda sera, di norma? No, quelli se ne vanno alle 18.30.
    La differenza la fanno i clienti, con il solo fatto che se uno lavora in uno studio piccolo, ai milioni non arriverà mai.
    Se poi vi sembra tanto quello che guadagno io, basti pensare che epr quelle somme sono sufficienti di norma 2-3 pratiche nuove al mese…
    Certo, se uno si aspette di arrivarci prima dei trent’anni è un pò difficile.
    Forse sono fortunato io?
    Il fatto è che sto blog a mio parere è – era – figo nella misura in cui rende spaccati di vita vissuta in maniera grottesca, non quando fa leva sul piangersi addosso del suo autore, che punta tout court a prendere il posto del Sig. Giuseppe.
    Ma non voglio insegnare niente a nessuno, scusatemi.
    Tolgo il disturbo.

    Siro

  49. Giusto per continuare il filone filosofico-metafisico, voi che conoscete i grandi studi, quanto può guadagnare Duch? Giusto per capire se -almeno da quel punto di vista- può valerne la pena per alcuni anni …(casualmente, i migliori).

  50. oh siro, secondo te un blog ha senso e valore nella misura in cui corrisponde al tuo criterio di decoro? e quando il piagnisteo di qualcuno diventa “troppo”? quando dura più di quello che faresti tu?
    trovo più conformista la tua sicurezza ostentata di “uomo emancipato” che gli arrovellamenti di duchesne.
    silvia mate

  51. x #66: secondo me sui 7000 euro al mese.
    come associate junior, prendi da 2500 a 3-4000, dopo una manciata di anni passi al ruolo di senior, e viaggi sui 5-6000. poi ci sono i bonus, per cui, mediamente, secondo me fai un 7000 al mese.
    se resisti una decina d’anni, puoi arrivare anche a 12000 al mese.
    infine, se oltre a resistere a lungo, porti clienti, puoi diventare socio. in quel caso dipende dalla quota attribuita, ma lì si parla di milioni di euro l’anno.

  52. …. timididamente mi schiero con Siro…. nel senso che anche io ho avuto una esperienza in uno studio illegale – pompato al massimo ma poco redditivo 😦 – ed da circa 10 mesi sono tranquillmente seduto dietro la scrivania di uno studio medio il cui SOCIO anziano alle 19,00 va via e viaggia di sicuro con più di 300.000 eurini l’anno!!!
    Per quanto riguarda me, io alle 19, 10 spengo il computer e mi appresto a prendere il mio bel trenino delle 19,40….

    guadagno più del triplo di cui
    sopra….

    Questo per dire che esistono delle realtà diverse da quelle dei mega studio…

    non c’è sempre il collegamento tra “ore in studio” e retribuzione.

    Esistono anche altri parametri….
    E senza essere geni……

    Mi fermo altrimenti mi dite che dico coglionate… ma credetemi .. non ne avrei il tempo :)))))

  53. beh ma allora di che stiamo parlando, 4500 in uno studio illegale li guadagni a 28 anni e soprattutto a 32 possono essere 150000 annui, a 35 200000. Sono scelte, ma per faovre non diciamo che si guadagna uguale ma si lavora di meno.
    Aleggia l’idea, molto offensiva, che le centinaia di avvocati che lavorano negli studi illegali sono dei rincoglioniti che non si capisce perché ci lavorano, visto che guadagnano uguale, non sanno fare un cazzo, se dicono che lavorano da bonelli gli si ride dietro, non sanno suonare la chitarra, non fanno corsi di salsa, non trombano, non hanno amici. A me la realtà pare molto diversa e non vado offendendo chi ha scelto studio scannapieco et similia.

  54. Ragazzi io sono un cosiddetto “capo” anche se non arrivo ai 300.000 (ma non sono lontanissimo), ma il computer non lo spengo mai prima delle 21 poi non parliamo di sabati e – se serve – domenica mattina magari nella casa in montagna sul portatile e poi tra blackberry cazzi e mazzi al giorno d’oggi non si stacca mai.
    Morale della favola i risultati vengono solo se ti fai un mazzo tanto, sia che tu stia da chiomenti sia che tu sia un capo capino o capetto, fidatevi di uno con 20 anni di dura professione che ha visto passare tanti dipendenti fancazzisti finiti in regione o provincia o bravi e tosti senza guardare l’orologio che ora hanno lo studio pieno di clienti.
    Piccola nota di colore: è un lavoro che qualche soddisfazione la dà, anche in campi meno “scientifici”: le pause caffè non servono solo a far passare il tempo tra un’udienza e l’altra…

  55. x73
    a parte che esageri (non si arriva a 200mila a 32 anni, almeno, non che io sappia, nei principali studi illegali italiani).
    non mi sembra che nessuno abbia detto che chi lavora da chiomenti sia uno sfgiato che potrebbe guadagnare uguale lavorando di meno: a lungo andare da chiomenti guadagni sicuramente DI PIU’, perchè se diventi socio fai letteralmente i milioni di euro, cosa che in un piccolo studio è difficile – un avvocato “arrivato” in un piccolo studio difficilmente supera i fatidici 300mila. ma sicuramente lavora meno che un senior associate di uno studio illegale…
    quindi: c’è chi sogna i 300mila, scegliendo una certa qualità di vita, chi invece i milioni, ma si adatta a ritmi molto più duri.
    il problema caso mai è che a fare questo lavoro oggi ci sono cani e porci, quindi per chi non ha agganci ma è in gamba, spesso l’unica soluzione è entrare in uno studio illegale…

  56. dimenticavo: in uno studio illegale te la puoi menare infinitamente, anche se magari sei un coglione entrato col classico calcio in culo.
    E non è poco, quanto ad appeal.
    PS ovviamente non mi riferisco a Duchesne, che è simpaticissimo e arguto. Fossero tutti come lui, scelglierei uno studio illegale…

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