LEI NON SA CHI SONO IO

Io sono un avvocato.

Ogni tanto ci penso e mi dico porca miseria sono proprio un avvocato. Non tanto come titolo, proprio come persona. Mi esprimo da avvocato, ragiono da avvocato, mi comporto da avvocato.

Così, capita che sono ad una cena, gente che non conosco neanche troppo bene. Sento un tizio che si lamenta, che non era possibile, che si era allontanato due minuti, proprio due, e se non erano due esatti, comunque non più di mezz’ora, e, tac, multa. Tutti intorno a dire eh, già, scandaloso, lì è il Comune di Milano che manda le direttive, la multa come tassa, ah io le multe le pagherei volentieri ma se sono per le cose giuste e invece ci sono le stragi del sabato sera e nessuno dice niente, e i sassi dal cavalcavia? beh quello è anche un po’ la società di oggi. Io ascolto, bevo la mia birra, mi guardo intorno. Poi schiarisco la voce e parlo.

– “Quella multa lì, lo sai che facciamo, quella multa noi la impugniamo.”

Anche con i miei genitori. Mi raccontano che sono due mesi che Alice non funziona, non si connette e se si connette, ecco che la linea cade dopo neanche cinque minuti. Mia mamma ha cominciato ad usare le mail da poco, ci rimane male. Dice mi piacerebbe anche scriverti ogni tanto, che so che al lavoro sei sempre lì sul computer, potrei girarti le barzellette che mi manda la Laura, la mia collega, divertentissime, ti distrai un po’, fai un sorriso, e invece chiamiamo l’assistenza e quelli non rispondono e se rispondono non ci aiutano e se cercano di aiutarci ci chiedono cose che noi non capiamo. Io ascolto, poi schiarisco la voce e parlo.

– “Quelli lì della Telecom gli facciamo passare un guaio, aspetta solo che butto giù due righe io, lasciatemi fare.”

Poi è la volta del mio amico Aldo, che lavora in una nota banca d’affari. Dice dovresti vedere poi le mail del capo, cioè, ormai solo insulti, due richiami ingiustificati, incarichi dequalificanti, sono tre giorni addirittura che sono senza computer, non c’è il tecnico dicono, il tecnico, guarda prima o poi,li mando tutti a fanculo. Io ascolto, poi schiarisco la voce e parlo.

– “No, no, no, no, no. Tu devi rimanere lucido. Mobbing, tipica fattispecie di mobbing. C’è fior fior di giurisprudenza sul punto. Qui ci esce una bella causa. Ti faccio parlare con un mio collega. Gli do la tua mail, ti scrive lui. Tu solo una cosa devi fare, fatti ridare il computer. Dico, per la mail.”

Dappertutto. Mi capita di perdere il numerino del guardaroba dei locali? Cito il codice civile e mi faccio restituire il giubbino. Un marocchino cerca di vendermi la rivista Terre di mezzo? Lo allontano chiedendogli se ha l’autorizzazione. Si rompe lo scaldabagno? Chiamo la padrona di casa e cito inesistenti leggi locative e l’ISTAT quest’anno, non più del 25%.

Mi ha chiamato Tele2.

– “Pronto?”, ho risposto gentile.
– “Buonasera. Sono Paola di Tele2. Parlo con il signor Duchesne?”
– “Sono io”, ma mi ero già rabbuiato.
– “Signor Duchesne, io la chiamo per informarla di una nuova offerta che…”
– “Come ha avuto il mio numero?”
– “Pardon?”
– “Risponda. Mi dica, come ha avuto il mio numero?”
– “Io… l’elenco, l’elenco telefonico.”
– “Impossibile. Non sono sull’elenco. Ho dato disposizioni.”
– “Ma io, insomma, non saprei.”
– “Ecco, lei non sa. Allora le chiedo il piacere, si annoti il mio nome, il mio numero, e faccia in modo che siano cancellati dai vostri archivi.”
– “Ma io…”
– “Ai sensi di legge.”
– “Eh?”
– “Questa telefonata è una violazione delle normative applicabili. Lei forse sottovaluta la questione.”
– “Ma che cosa sta dicendo?”
– “I sensi di legge. Nessuno si cura dei sensi di legge?”
– “Ma lei non sta per niente bene, però. Se lo lasci dire, mi scusi. Arrivederci. Eh.”

Stare bene, sono il primo a dirlo che non sto bene.
Però ho un titolo.
Lo faccio valere.

Annunci

IL PUNTO DI VISTA

Miriana, detta Miri, sta lavorando parecchio. È domenica ed è seduta davanti a me, tutta impegnata nelle sue faccende. Le chiedo che cosa le stanno facendo fare in questo periodo. Due diligence, cross-reference examination, bibles, risponde.

– “Ah”, dico io, “però. E clonation of paper, niente?”
– “Cosa?”
– “Fotocopie. Ma detto elegantemente.”
– “Si dice così davvero?”
– “Ma no, ti pare, ti stavo prendendo in giro.”
– “Ah.”

Non se la prende mai per nulla, fa quello che le viene detto di fare e non si lamenta. Allora, per curiosità, vado su google e digito codice, deontologia, forense. E trovo questo:

ART. 26 Rapporti con i praticanti
L’avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività ed a favorire la proficuità della pratica forense al fine di consentire un’adeguata formazione.

La guardo. Non mi va di fare quello che rompe le uova nel paniere, però questo atteggiamento serafico, se da un lato lo apprezzo molto, dall’altro, mi lascia un po’ perplesso.

– “Scusa, Miri, ma non ti scoccia di essere qui la domenica a controllare che la definizione di Company sia contenuta nella premessa E e non in quella F?”
– “No, perché?”
– “Beh, non saprei. È domenica, pure una bella giornata, potresti essere al parco, per dire.”
– “Sì, ma io devo imparare.”
– “E ti pare di imparare con queste cose?”
– “Almeno sono lavori giuridici.”
– “Trovi?”
– “Nel vecchio studio una volta il mio dominus mi ha mandata al ricevimento dei professori del figlio.”
– “Al ricevimento dei professori?”
– “Sì, una mattina. Lui era in udienza. Io a parlare con la professoressa.”
– “Oddio. Questo… questo è davvero assurdo. Com’è possibile?”
– “Aveva undici anni. Si faceva già le canne.”