INTANTO…

…piove. E io sto preparando un memo che non significa nulla, però comunque in inglese. E la Vodafone ha cambiato il mio piano tariffario. E Repubblica on line titola: “Troppo vento in San Pietro. Il Papa perde lo zucchetto.” E Antonio, un collega della stanza a fianco, parlando del rapporto in crisi con la sua ragazza ha detto che “andare a convivere è il nostro vero deal-breaker.” E ieri sono uscito alle 5 del mattino dallo studio e non pensavo a niente. E oggi gli studenti sono passati manifestando sotto la mia finestra senza riuscire a trovare uno slogan migliore di: “Chi non salta la Gelmini è. È.” E i dianetici mi fermano per strada per misurarmi lo stress. E a casa ho le zanzare. E la mia compagna di stanza ha pianto due volte questa settimana per quelli che chiama assurdi attacchi d’ansia. E ho fatto un colloquio da Lovells e mi è stato chiesto: “Lei crede che volendo potrebbe essere migliore?” E mia madre mi ha chiesto perché non sono iscritto a Facebook. E stamattina Giuseppe mi ha detto: “Quando sono in ascensore con qualcuno che non conosco, io non mi guardo mai le scarpe, sono gli altri a farlo, io li fisso, e mi fanno pena.” E a Milano, è comparso un cartellone pubblicitario che recita: W la prugna forever.

Per me, preoccuparsi della recessione economica è un po’ sottovalutare la faccenda.

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ABBIAMO PERSO I MODI

Mi chiede mia mamma: “Ma te, che sei un po’ dentro a questo mondo di affari di banche, bisnès, e operazioni e mica operazioni, io, questa crisi, cos’è che succede? Che io e il tuo papà un po’ di apprensione ce l’abbiamo, per quei due soldini che siamo riusciti a mettere da parte, tutta la vita che lavoriamo.”

– “Mamma”, le dico io, molto deciso.
– “T’ascolto, dimmi.”
– “Sta’ buona.”
– “Eh, sta buona. E il Mibtel e il Mabtel e il tasso e l’Unicredito. Alle otto c’è il tigì. Altro che sta buona. Fame ciamà lo zio che lui queste cose le sa.”

Il fatto è che, di questa crisi, io grosse conseguenze non ne ho viste. Il solo effetto tangibile che sto sperimentando è la presenza costante di Giovannino – esperto di project finance, allo stato senza lavoro – nella mia stanza. Anche stamattina è venuto a chiedere supporto: ha tra le mani una ragazza.

– “Dove la porto?”, ha chiesto.
– “Eh, Giovannino, dove la porti? Questa è una faccenda delicata. Tu. Un appuntamento. Con una donna poi. Bisogna andarci cauti.”
– “Pizza?”
– “No, pizza no”, ho detto. “Troppo dimesso.”
– “Sushi?”
– “No, sushi no. Troppo banale.”
– “Thailandese?”
– “No, thailandese no. Troppo pretenzioso.”
– “E dove la porto allora ’sta qua?”
– “Te l’ho detto, pensiamoci bene. Un posto semplice, ma romantico, d’effetto, che ti dia qualche chance. Un posto originale, insomma.”
– “Il minigolf”, ha urlato Nicola, spuntando da dietro la porta.

Giovannino l’ha guardato. Anch’io l’ho guardato. Nicola ha detto sì con la testa, con grande entusiasmo. Una pausa, poi Giovannino è trnato a voltarsi verso di me.

– “Messicano?”.
– “No, messicano no. Poi ti puzza l’alito. E domani c’hai pure i bruciori.”
– “Di un po’, ma lo stai facendo apposta?”
– “Guarda Giovannino. Prima domanda da farsi: è un’uscita innocente o hai in mente cose?”
– “Ho in mente cose. Altrochè.”
– “Ah sì?”
– “Lingua e mani dappertutto.”
– “Almeno”, ha detto Nicola.
– “Almeno”, ha confermato Giovannino. “E poi bodobòm.”
– “Bodobòm?”
– “Eee-satto”, ha detto piegandosi verso l’angolo della scrivania di fronte alla mia, “bodobòm”. E, mezzo chinato sul tavolo, ha cominciato ad agitare il bacino avanti e indietro e avanti e indietro e ha tirato fuori la lingua, roteandola nell’aria, mentre ripeteva ossessivo: “Bodobòm bodobòm bodobòm”.

Pareva indemoniato.

– “Sì, sì, sì”, gridava esagitandosi.

Rideva.
Anche Nicola rideva.
Anch’io ridevo.

Fino a quando il colpo di un codice civile sbattuto sulla scrivania ci ha zittito.

– “E basta però”, ha urlato Miriana, la mia giovane compagna di stanza, “che schifo”.

Si è alzata di scatto ed è scappata fuori dalla stanza. Ci siamo guardati tutti, in silenzio, perplessi.

– “Ma che è pazza?”, ha detto finalmente Giovannino continuando a muoversi, ma sempre più lentamente, fino a fermarsi.
– “Beh, Giovannino. Le stai sodomizzando la scrivania. Per di più sotto la foto di Padre Pio.”
– “Ah, questo è Padre Pio. Pensavo il mago, quello di Harry Potter.”

TUTTI GLI STUDI LEGALI SI SOMIGLIANO. OGNI STUDIO ILLEGALE È ILLEGALE A MODO SUO.

Poco più di un anno fa, tra i messaggi lasciati nella casella del blog, ho trovato un numero di telefono. Non era la prima volta che ricevevo numeri di telefono. Per ragioni di anonimato, tuttavia, non ne avevo mai fatto uso. Semplicemente li annotavo su un foglietto e, per rimpolpare una rubrica un po’ spoglia, li copiavo nel telefonino sotto il nick di chi mi aveva scritto. Ogni tanto è capitato che qualcuno, sfogliando la rubrica del mio cellulare, mi ha chiesto: “Ma chi cazzo sono Floriunda/GothicButterfly/Truciolotto82?”. Ho scrollato le spalle. Ho sminuito. “Amici. Di infanzia”.

Quella volta però ho alzato il telefono e ho chiamato.

– “Marsilio Editori”, ha risposto una signorina.
– “Buongiorno, mi hanno chiesto di chiamare questo numero. Sono, ehm… Duchesne.”
– “…”
– “D come Domodossola.”
– “Aspetti.”
– “Duchesne!”, ha gridato una voce tutta piena di vita. “Ma che piacere, guardi – poi mi dice bene la pronuncia di questo nick così particolare, sofisticato, ma di presa sicura, specie sui giovani – guardi, lei sa che noi, come casa editrice, siamo attenti al nuovo, al futuro, alla scrittura proprio come veicolo di… possiamo darci del tu?”
– “Certamente.”
– “E allora vado al dunque. Mi hanno segnalato questo blog, il – come dire – tuo blog. E tu hai talento, Duchesne. Questo mondo – come dire – fantasy-aziendale. La schiavitù, lo sfruttamento, applicato però all’occidente industrializzato, se vogliamo una strizzatina d’occhio anche al marxismo, che però non offende. Funziona. Insomma, hai una bella – come dire – fantasia.”
– “Beh, grazie, davvero. Ma non è fantasia. È proprio che…”
– “Giovannino. Prendiamo Giovannino. Un personaggio giovane, che ci piace e ci fa simpatia. O Nicola, un po’ matto, un po’ tenero. O Quello Nuovo, quello nuovo dovresti approfondirlo un po’ di più, che è come una – come dire – mascotte, senza offesa. E poi, chiaro, c’è questo protagonista, così definito, fresco, carismatico…”
– “Sì, no, insomma, io non è che mi senta esattamente…”
– “Giuseppe. È forte Giuseppe.”
– “…”
– “Ecco noi siamo interessati a uno sviluppo di questa – come dire – storia, di questo micro-universo che ti sei inventato. Un vero e proprio libro, con una trama e tutti i suoi bei personaggi e questa sorta di vita paradossale, bella, ma un po’ come un incubo. Una metafora dei tempi, come dire?”
– “Un romanzo.”
– “Precisamente. Un grande romanzo, però. Un grande romanzo corale.”
– “Corale.”
– “Corale di personaggi. Esatto. Pensi di farcela?”
– “Eh.”
– “Ottimo. Lo vedi che abbiamo già trovato un accordo. Ora vai, sentiti libero, abbiamo fiducia, scrittura in movimento. Ah, prima di lasciarti, una curiosità mia.”
– “Prego.”
– “Ma tu, invece, di lavoro, proprio nella vita reale intendo… cosa fai?”