NELLA CASELLA DELLO SPAM: “A NEW YEAR, A NEW DICK”

Giorni di neve a Milano, e in tutto lo studio si respira aria di ritorni in leggerezza, di allegria, giovani donne con gli stivali di gomma col tacco, giovani uomini un po’ casual un po’ no, partner disinvolti che s’affacciano nelle stanze. Alla macchinetta del caffè ci si ritrova, ci si confronta, ci si diverte, un nuovo anno davanti, poca crisi, tanta simpatia.

– “Che hai fatto il trentuno?”
– “Niente di che, una cenetta, trenta persone, una piccola cosa, in baita, caminetto, alberello, panettone. Qualche figa, niente di eccessivo.”
– “Io sono stato al concerto di Max Gazzè, in piazza. Bello, ben suonato, le luci.”
– “Eh, non male neanche quello. Una cosa semplice direi, festiva. Anche se, a me, la musica francese di oggi non è che mi prende molto.”
– “Musica francese?”
– “Poca passione. Troppa elettronica.”
– “Max Gazzè non è francese.”
– “Ma lascia stare di dov’è, dove non è. Neanche Hitler era tedesco, ma guarda poi cosa ha fatto.”
– “Ma… ma cosa stai dicendo?”
– “Cinque milioni di morti. Io ci starei attento prima di dire cose avventate.”
– “Semmai sei milioni.”
– “A maggior ragione. Oh, c’è Giovannino.”
– “Ehi carissimi. Allora? Che mi dite? Abbiamo trivellato?”

Intanto Giuseppe, il mio capo, gira per lo studio con suo figlio, un bambino sui nove anni, capelli a scodella, un’asma elegante e la faccia di chi ha già capito di appartenere al ceto sociale giusto.

– “Ciao Giacomo”, gli ho detto, tentando un sorriso, quando è passato nella mia stanza.
– “Ciao”, ha risposto lui, ritraendosi dietro la gamba del papà.
– “Dai Giacomino” ha detto Giuseppe “su, saluta per bene il nostro Duchesne. Digli ciao Duschesne.”
– “Ciao Duchesne”, ha ripetuto Giacomino, sempre ritraendosi, con gli occhi bassi.
– “Bravo Giacomino” ha ripreso Giuseppe. “Ora digli lavora Duchesne.”
– “Eddai Giuseppe”, ho detto io, già un po’ in imbarazzo, “lascialo, poverino. È timido”.
– “No, no, altro che timido. Giacomino, fagli vedere. Lavora Duchesne.”

Giacomino mi ha guardato. Ha esitato un attimo, poi, come se fosse stato toccato da qualcosa, ha capito.

– “Lavora Duchesne.”
– “Ah ah ah”, ha detto Giuseppe prendendolo in braccio, facendogli il solletico e portandolo fuori dalla stanza. “Lo sapevo, il mio junior partner. Lavora Duchesne, l’hai detto bene. Lavora Duchesne. Che bella la vita.”

Ho cominciato a fissare una matita, così, per sentirmi superiore a qualcosa.

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