IL MESSAGGIO PROMOZIONALE

Dopo questa e questa, alla fine, è successo che oggi ho ricevuto un’altra telefonata dell’editore. E questa volta, ad essere sinceri, un po’ me la sono andata a cercare.

– “Duchesne”, la solita voce, un po’ meno squillante.
– “Eccomi.”
– “Sì, per fortuna eccoti. Ma allora? Me la dai una spiegazione?”
– “Una spiegazione di cosa?”, ho chiesto, facendo finta di non capire.
– “Il silenzio, figliolo. Tutto questo silenzio. Ma non mi fai neanche un po’ di promozione, un annuncio, piccolo piccolo? Cioè, il deserto hai fatto sul blog. Non un post, nulla, mi sembra di vederti, rintanato, tutto – come dire – musone. Ma gli vogliamo dare una possibilità a questo libro? Lo vogliamo portare in giro il tuo messaggio? Perché tu ce l’hai il messaggio, Duke.”
– “Io pensavo di…”
– “Un messaggio forte: la speranza, la resistenza – come dire – il sogno. Ma porca valanga, Duchesnone, queste cose non dovrei essere io a dirtele.”
– “È che sono un po’ nervoso…”
– “Ah, ecco, giusto, poverino, è nervoso. Però finché sfotti la gente non sei mica nervoso, che l’ho visto eh, che ti piace prendermi per il culo, tutta la storia dell’editore minchione.”
– “Ma no, ma quello sul blog non sei tu, è finzione narrativa, l’ho detto anche in un’intervista.”
– “Sì, la finzione narrativa. E già, perché io sono fesso, sono Giuseppe, io, che me lo faccio menare sotto il mento. Eppure lo vedi, Duke, io lo chiudo l’occhio, mi tappo – come dire – il naso. Però mi aspetto l’impegno da parte tua, la volontà. E tu, niente, un muro. E allora, visto che ti piace fare il furbacchione e ho capito cosa hai in mente, ci penso io: Da domani, 4 febbraio, in tutte le librerie, Studio Illegale, il romanzo. Scritto tutto?”
– “…”
– “Perfetto. Una è fatta. Ora, Duke, ancora una cosa. Hai visto la puntata dei Simpson, con Pynchon, lo scrittore, che si tiene il sacchetto del pane sulla testa per non farsi riconoscere?”
– “Quella in cui Marge scrive un romanzo?”
– “Quella. Ed ecco l’idea. E se facessimo una tua foto…”
– “Sì?”
– “… con un enorme cravattone rosso che ti copre tutta la faccia? Pensaci, che poi ti chiamo.”

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301 Pensieri su &Idquo;IL MESSAGGIO PROMOZIONALE

  1. Bello il siparietto. Il nostro PM (all’inglese) riesce peraltro a pubblicare un post, che è anche uno spot, con l’eleganza che tutti gli riconosciamo.
    Ma non solo.
    Seguendo una tradizione millenaria (Le mille e una notte, per dire) ci conduce nel gioco della meta-narrazione.
    A questo punto, lancerei una suggestione surrealista appuntando al muro illegale questi elementi:
    -Paul Auster, The Oracle Night
    -Lost (il serial)
    -Studio Illegale

  2. Duc, ma… dalla padella nella brace felliniana del surreale onirico mercato editoriale?
    Carlà non loggata

  3. @Duch: Uno spot diceva…. la potenza è nulla senza controllo.

    Io dico. il business è nulla senza la promozione.

    Ti propongo due serate:

    A carnevale: Twiga di Forte dei Marmi

    Ad Ferragosto: Billionaire

    Pensavo a te in perizoma con una bella cravatta rossa che ti arriva fino al batacchio e poi intorno a te, in atteggiamento più che equivoco, delle aspiranti veline nel ruolo di:

    Carlà
    Laureata
    Ladygx
    Isdenora
    LW
    Che si spalmando di olio e provano a farti un body massage…sul pitone.

    Fra i tavoli invece immagino due uomini con bottiglie di champagne che imitano LS e LF…. tralascio i dettagli perchè altrimenti poi sembro volgare.

    Che ne dici? Dai che ti piace… almeno facciamo contento l’editore!

    A fine serata poi ti faccio fare un bel “massaggio” da Angela del Grande Fratello…sai la tettona di qualche anno fa, quella con i capelli rossi?…Sembra che anche il Berlusca abbia pucciato il biscottino.

    Let me know
    Flavio Briatore

  4. Proprio ieri ho prenotato il libro in una libreria di Catania…. ma chissà se quaggiù verrà capito!? Io che ho fatto uno stage di 8 mesi a Milano non vedo l’ora di leggerlo!!!!!!!

  5. Domani lo compro.
    Senza chiacchiere.
    Bello averti letto dall’inizio.
    CHissà se Giovannino ha poi attuato la tua idea di fare barricate coi codici.
    Daje Duch!

    Seps

  6. Per caso. Un invito per l’ormai prossima uscita del romanzo. Non capivo. Una rapida ricerca su google, trovo il blog. Leggo, molto. Quello che scrivi, il modo in cui comunichi ha un sapore strano, però gradevole anche se amaro. Mi confonde, eppure vivo una realtà così simile alla tua. E non so se il tuo è l’ennesimo invito a scappare o…l’idea di una diversa prospettiva, chiave di lettura. Comunque, confortante.

    “La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Ogni uomo non è mai interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, secondo le possibilità. Certuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Taluno è uomo sopra e pesce sotto.. tutti noi abbiamo in comune le origini, la madre, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alle proprie mete. Possiamo comprenderci l’un l’altro ma ognuno può interpretare soltanto se stesso”. Herman Hesse, Demian

    Mi è venuta in mente leggendo di te. Leggendo te.

    Ciao.
    “Paloma”

  7. Oggi pensavo divertito: chissà magari ho stretto molte volte la mano di duchesne, o quella di pel piuttosto che (sì dico piuttosto che!!!) quella di lw. Poi un brivido mi ha colto: e se avessi stretto quella di LS??? Sono corso in farmacia a comprare il gel amuchina (con rispetto parlando per l’amico seguace di Onan).

    LF

  8. Scoop: un collega la cui fidanzata ha un amico che lavora alla Marsilio Editore me lo da per certo: il vero nome di Duchesne è Francesco Vezzani!!!

  9. Sei proprio sicuro? Perchè la cugina dell’amante del figlio del portiere del mio stabile ha riferito al portiere stesso che il fratello del barista del bar agnello ha sentito mentre era al bar che un avvocato diceva di aver intravisto in tribunale un ufficiale giudiziario il quale doveva fare una notifica a duchesne e che duchesne nient’altro è che alfonso signorini.

  10. e già! ci siamo…
    una promozione così gradevole, intelligente, ironica non poteva che rientrare nel tuo stile impeccabile, e ci appaga di tutto il tempo che ci ha visti inchiodati qui ad aspettare i tuoi post, caro Duch!

    Da mezzanotte sarò davanti alla Feltrinelli a fare la fila. Giusto per far dare sfogo alla groupie che è in me (altro che calze fucsia… sono vestita di fucsia dalla testa ai piedi!)

    lgx

  11. accidenti, ora dovrei intervistare Duchesne per Panorama, ma ho paura che poi esca un post sulla giornalista svitata.

  12. con tutti questi blogger che diventano scrittori di libri, mi chiedo se prima o poi qualcuno chiederà anche a me di farlo…

    no, mi sa di no.

    🙂

    lo leggerò.

  13. Giornalista svitata: ecco, allora potresti intervistare noi, i suoi lettori. Ci sono soggetti come LW che non aspettano altro.

    Sai che bello? Una grande intervista corale. Con tutti quanti: quello grande grosso e samoano, la moglie del presidente francese, quello che si fa le pugnette immaginando le colleghe belle ed intelligenti, la posh che vive perennemente in una puntata di Sex and the city, la laureata ermetica, ecc… Un’infornata di viveurs, avvocati pervertiti, fiscaliste gnocche, praticanti junior sfruttati, partners in incognito, legali colti e illegali depressi. Tutto il sottobosco illegale e le sue pertinenze. Altro che Ally McBeal.

    Un vero “pezzone” da giornalista svitata!

    E poi, diciamocela tutta, oramai Duchesne l’hanno intervistato tutti, che noia. Duchesne ha fatto il suo tempo e poi… dice sempre le stesse cose: si sente poco bene, tutti lo trattano male, è depresso e via dicendo.
    Bisogna avere il coraggio di essere diversi. Ecco.

    (Duchesnino, caro, stavo scherzando eh. Ti voglio tanto bene, come tutti quanti qui. Sembriamo stronzi…)

  14. Duchesne, carissimo.
    Congratulazioni per il tuo libro, non vedo l’ora di leggerlo!

    Per domattina, fammi un riassunto di 10-15 righe, in bullet point.

    Giuseppe.

  15. caro 28,
    penso che citerò il tuo commento, nelle 600 battute che il mio capo mi permette di scrivere su studio illegale

  16. ‘scolta duch,
    io domani, guarda te che coincidenza, sono a milano, mi libero verso le 14.
    in che libreria ti trovo?
    perchè guarda che senza autografo originale io il libro non lo compro.

    PA

  17. Ok, giornalista.

    Però ricordati di citare bene il mio nome: ventotto, mi raccomando eh, ven-tot-to.

  18. mi sono innamorata di quello che scrivi e non sono la sola, ovviamente.
    Non c’è bisogno di un in bocca al lupo per il romanzo: sarà un successo.
    ciao

  19. su facebook duchesne ha 174 fan, ma non vedo nessuna LW o Avv Samoano o Carlà ecc…
    che peccato!
    duch, insisto: dicci in quale libreria ti possiamo trovare domani per l’autografo.
    Auxiliary request: dicci in quale libreria ti troverai domani a osservare come vanno le vendite

    PA

  20. LO SAPEVO CHE AVREBBE FATTO IL MESSAGGIO PROMOZIONALE, L’HO SCRITTO ANCHE TRA I COMMENTI DEL PRECEDENTE POST!!!

  21. era carina pure Christiane F. prima che i ragazzi dello zoo di Berlino la facessero cadere nella spirale della droga

  22. Piccolo sondaggio:
    Quanti legali/illegali (e affini) ballano il tango?
    -Junior Associate
    Tango, Milonga & Vals LL.P.-

  23. ok, allora faccio io.
    ci si trova domani tutti alla feltrinelli di milano, dalle 14 alle 15 circa.
    uomini: camicia bianca e cravatta rossa.
    donne: qualcosa di rosso intorno al collo

  24. peccato, é il primo post deludente, potevi fare promozione altrove, e qui continuare ad essere un mito.
    s.

  25. Aspettto qualche evento di GUERRILLA MARKETING in qualcuno degli studi qui a lato (nel “mio” va benissimo)….

    Ah, l’invito per il Party di presentazione non è ancora arrivato…dov’è che lo facevi già?

    Besos,

    PEL

  26. Il cognome postato al post #13 lavora in uno studio illegale. Il nome è sbagliato, ma l’età corrisponde e nel periodo del suo ingresso nello studio illegale ha avuto inizio questo blog…

  27. duchesne…io ti stimo molto..ma che senso ha fare la promozione nel post quando di fianco ai tuoi post c’è scritta la data di uscita del libro e quindi chi viene a leggere il tuo blog AUTOMATICAMENTE legge che oggi 4feb09 il libro è in vendita???’

    ecco pensavo questo quando a un certo punto noto che:…ma che senso ha fare finta di nulla?come se la cosa non ti riguardasse, come se tu fossi una cosa diversa dal tuo libro…come se tu non fossi il tuo libro, come se dal primo post nessuno ti avesse detto:”bravo, dovresti scrivere un libro”…ecco.ho pensato questo.

    ora vorrei solo che tu non cambiassi mai, ma già so che le cose saranno diverse da oggi, non per colpa tua, ma la vita và così. e questo un po’ mi dispiace, ma mi sento di farti i miei più sinceri “in bocca al lupo” ( o merda o in c**o alla balena o che ne so come si dice tra voi scrittori).
    ci sono cose a cui si è destinati, e tu mio caro, sei detsinato a scrivere.
    un bacio maryas

  28. Il libro nelle librerie milanesi c’è: visto in Feltrinelli e Libraccio S. Tecla.
    L’ho sfogliato rapidamentee noto che ci sono molti pezzi reciclati dal blog (come l’intermezzo “ti offro un caffè”)!
    Mi pare una barbonata, ma tant’è…
    leggerò il libro e vediamo se il resto merita.

  29. se #13 e #75 hanno ragione…
    sarà meglio che il libro venda e che come forse ha sempre desiderato duch possa ritirarsi in un isola (bimini?)

  30. CARISSIMI APPASIONATI:
    SONO “GIOVANNINO”,anche se non e il mio vero nome,
    LAVORO DA CLIFFORD CHANCE A MILANO INSIEME A DUCHENSE
    VERO NOME:
    FEDERICO VEZZANI!!!
    ORA CHE LO ABBIAMMO SAPUTO UFFICIALMENTE, CI STIAMO PARLANDO TUTTI…
    INCOMINCIANDO DA ADAMS…
    ed è un professionista moolto approsimativo…

  31. alla feltrinelli in duomo la cassiera ha rilasciato la dichiarazione: “ne abbiamo venduti parecchi stamattina”

  32. Cambio di poltrona
    CLIFFORD CHANCE PESCA VEZZANI DA BORSA ITALIANA

    Nuovo senior associate per Clifford Chance. Si tratta di Federico Vezzani (in foto) che, dopo un’esperienza in Borsa Italiana, entra nell’ufficio di Milano dello studio inglese dove si occuperà in particolare di M&A su società quotate e della disciplina delle Opa. Vezzani entra nel dipartimento Corporate guidato da Paolo Sersale, composto attualmente da 10 soci e da 60 associate.

    Presso Borsa Italiana Vezzani ha lavorato nella Listed companies supervision division, diretta da Livia Gasperi, occupandosi di operazioni straordinarie su quotate e di corporate governance.

  33. Ma che cazzo di carta!

    di a marsilio che se vuole fare il prodotto di nicchia da sparare a un certo prezzo prima consideri il target!

    pessima caduta di stile

    il 416bis

  34. Ieri sera, a Ballarò, oltre all’ex Governatore della Banca d’Italia-ex Ministro del Tesoro-ex Presidente del Consiglio-ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, c’era anche Fantozzi, il quale anziché della Signorina Silvani ha parlato della crisi globale ed ha detto che la colpa è tutta del consociativismo tra istituti finaziari e “controllori-consulenti” (contraddizione in termini ma il problema sarebbe appunto qui) società di revisione/agenzie di rating/studi legali (ma intendeva studi illegali, ovviamente)…

  35. Scusate ma il liro è solo una raccolta di post (cioè una versione stampata del blog) oppure è un romanzo con una trama, intervallata da post qui e lì?

  36. #81
    Direi che hai proprio detto una cazzata, dato che il suddetto F.V. è entrato in uno studio illegale solo nel 2008 (la notizia che riporti dal topolegale è del 12/05/2008), mentre questo blog è attivo dal 2007…
    Occhio che se qui entra il vero Vezzani…(!)

    P.S. Se fossi il vero giovannino ti firmeresti col tuo nome.
    Occhio, di nuovo, che se ti becca il vero giovannino (!) so’ cazzi.
    Il buon duchesne può vedere gli IP di tutti quelli che postano…

  37. Caspita Duch,
    il libraio mi ha chiesto come mai così tante richieste per questo libro.
    Ho risposto che vogliamo capire in tanti chi è il nostro profeta
    At salut
    GdT

  38. …già, è arrivato il giorno del tuo libro…
    L’aspettavo con curiosità.
    Mi avrai fra i tuoi lettori.
    Un saluto e in bocca al lupo,
    Ossicini

  39. sono in studio con federico vezzani. confermo che è bellissimo, oltre che molto in gamba.
    Quando hanno rivelato il suo nome ho pensato: nooooo!!! Avevo il Duke in studio e non me ne sono accorto…
    Poi a pensarci bene ho realizzato che tante e tante cose non tornano tra cui, come già fatto notare da altri, il fatto che al momento della comparsa del blog federico non lavorava in uno studio illegale, nè vi aveva mai lavorato prima.

    Peccato, diversamente avrei avuto il privilegio di farmi autografare il libro!!!

  40. 92, io ho letto il blog dall’inizio per motivi professionali e ho ricevuto il libro qualche giorno fa sempre per motivi professionali (faccio la giornalista addetta al Vostro mondo). La prima parte, diciamo i primi dieci capitoli (il libro ne ha una cinquantina), raccolgono molti dei post pubblicati legati da parti inedite, facendo un riassunto per chi non conosce il blog e la professione. Poi comincia la storia vera e propria (qualche pezzo già letto affiora qua e là), ed è una storia molto bella, con un crescendo molto romanzesco. Credo che la scoperta più grande di questo libro sia proprio Duchesne, che è riuscito a dimostrare di essere un vero scrittore, ancora più che sul blog.

  41. ciao 99, un giorno ti contatterò per chiederti la foto autografata di federico vezzani, altro che l’inedito lavoro di duch!!
    un bacio al bellissimo, virtuale e platonico,r.

  42. 100, chi sei? “Giornalista addetta al nostro mondo” è affascinante. Dicci chi sei, se no come facciamo a leggerti?

    PS: ho comprato il libro alla Feltrinelli di Duomo e poi per festeggiare sono andato a mangiare un panino al bar di “mortadella mortadella”

  43. ESTRATTO

    Lavoro nello studio legale Flacker Grunthurst and Kropper, dipartimento corporate, sede di Milano – centro di Milano – leading law firm nel panorama mondiale.

    Più di 5.000 avvocati disseminati per il globo – Washington, New York, Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Tokyo, Mosca, Città del Capo, Pechino, ecc. – raggruppati sotto il propiziatorio nome di 3 avvocati morti qualche secolo fa, fondatori di altrettanti studi legali indipendenti che, da qualche anno, si sono uniti al grido di “fonderci per sopravvivere al mercato, fonderci per aggredire il mercato”. 5.000 destini legati da un filo sottile, oltre che dall’incapacità di scrivere correttamente il nome del luogo in cui lavorano.

    Questo è più di un nome, questo è un brand e questo brand vuole dire eccellenza. Così sta scritto sopra il faccione che campeggia sulla home-page italiana del sito web dello studio. Il faccione, piegato in una smorfia tra la soddisfazione per i soldi guadagnati ed il rincrescimento per tutti quelli ancora da guadagnare, è quello di Francesco Persecati, il managing partner dello studio, un cinquantenne dai capelli tinti di rosso, che indossa mocassini in coccodrillo e provvede al mantenimento di tre mogli, il tutto con uguale nonchalance.

    Poco sotto il faccione, si staglia il sobrio slogan che accoglie gli utenti: Un sostegno ai tuoi interessi, scelto per presentare la filosofia dello studio dopo che il precedente Con la legge, oltre la legge rischiava di sollevare troppa attenzione presso la guardia di finanza.

    Dribblando una serie di immagini selezionate per trasmettere un senso fiducia e competenza – bambini che corrono in mezzo a prati fioriti, lunghi scaffali di libri, un uomo in giacca e cravatta sopra una collina immobile a guardare le nuvole – si ottiene il quadro completo dei servizi che lo studio mette a disposizione dei più grandi colossi industriali e finanziari. Assistenza legale ad amplissimo raggio, su qualsiasi materia abbia un’allettante traduzione in inglese: corporate, finance, dispute resolution, tax, employment, real estate. E aggiungerei etcicera ecticera, come dice Giuseppe, che non è disposto a rinunciare alla pronuncia inglese in generale, figuriamoci poi a favore del latino («Tu la fai semplice, Endriu, ma ti sei mai chiesto perché il latino è morto? E allora stiamo attenti a non fermare l’evoluzione anche, e soprattutto, nelle piccole cose.»).

    La parte più interessante del sito è la sezione fotografica: una sterminata rassegna di avvocati, alcuni immortalati davanti alla biblioteca, altri apparecchiati alla scrivania, altri ancora appoggiati ad una colonna, tutti con l’espressione sorniona di chi l’ha fatta sporca ma sa che la passerà liscia. Nella foto che mi ritrae, per un particolare effetto ottico, sulla cravatta fa bella mostra di sé una grossa macchia nera dalla forma vagamente fallica. Ogni tanto chiamo Londra, dove gestiscono il sito, chiedendo che la foto sia sostituita. Mi risponde una ragazza del technical support che replica sempre «No, no, you’re beautiful» e mette giù. Alle volte ho il sospetto che mi prenda in giro. Non credo però.

    La sede di Milano conta circa 200 elementi, tra partner, avvocati, praticanti, stagisti, segretarie, centraliniste, tecnici, fattorini, amministrazione e contabilità, distribuiti su cinque piani di un anonimo palazzo nel centro di Milano.

    Il mio ufficio si trova al terzo piano, una piccola stanza che si affaccia su una strada dove le auto tendono ad allungare i pedoni con una certa regolarità.

    E’ qui che lavoro.

    E’ qui che ho imparato a essere un professionista serio.

    E’ qui che ho cominciato a non sentirmi bene.

  44. caro Samoano,

    e tu sei un rotto in culo, coglione e pezzo di merda….pensa alla tua vita privata e alle cazzate che spari in giro prima di giudicare gli altri e tu sai di cosa sto parlando…tampinatore via web.
    Certo che sei proprio una testa di minchia…ma chi ti arroga il fatto di dare giudizi sulla gente.
    Coglione e pezzo di merda!
    Flavio B.

    P.S..Duch..adesso compro il tuo libro e poi se è OK, ti invito al billionaire

  45. duch, se metto il tuo libro sul mulo, ti inc…zi? se mi rispondi che si inc..za solo la tua casa editrice, lo prendo per un si.

  46. 106: certo, perché secondo te Duchesne per contratto ha “regalato” il libro alla Marsilio e non prende nessuna percentuale sulle vendite, no?
    Ma che cazzo di domande fai?

  47. 🙂
    wow!
    non è Sperling&Kupfer come ci raccontavamo qui il 25 maggio di due anni fa ma alla fine è uscito ugualmente.
    potrei dire che l’avevo pronosticato e invece dico: “Complimenti”.
    clap! clap! clap!

  48. @Flavio B: uela che caduta di stile caro Flavio !
    Dunque, rotto in culo no, non è il mio genere. Però se lo fosse non mi offenderei per il commento. E’ un po’ come se ti chiamassi cattolico. Se lo fossi non lo riterresti un insulto no ?
    Coglione: ah può darsi caro mio, davvero può darsi !
    Pezzo di merda: mi spieghi la differenza? Io credo che mentre un coglione sia un imbecille, uno stupido, l’insulto “pezzo di merda” sembra riferirsi ad un atteggiamento leccaculesco o scorretto. Ora, questo non mi sembra di essere e debbo quindi contestare questo insulto.
    Vita Privata ? Ma non è, per l’appunto, privata ? Che ne sai tu o che pensi di saperne ? Se vuoi mandami un msg in privato che ne parliamo. La mail è avvsamoano@splinder.com. Però non posso non sottolineare la tua terribile scorrettezza nel minacciare di divulgare la mia vita privata sul web. Peraltro, per queste cose c’è la polizia postale…….
    Infine, detesto la mistificazione del “dare giudizi”. TUTTI danno giudizi quando si esprimono. SI chiama libertà di parola, concetto che visto cosa è successo a Di Pietro, non sembra molto in uso in questo paese. Anche tu esprimi giudizi mio caro, sebbene leggendoti (come già dissi) uno ha l’impressione di essere tornato alla “milano da bere” che, ripeto, secondo me ha tanto contribuito culturalmente a sfasciare il nostro meraviglioso occidente. E fantozzi non dice una cosa molto diversa alla fine (connubio banche, roditori e illegali).
    Ah, tampinatore da web (dimenticavo). Vabbè, dai, anche questa affermazione mi sembra un poco gratuita. Fossi almeno una fanciulla che ha subito i miei tampinamenti capirei. O il problema è che sei una di queste ?
    Sono deluso, non hai colto la battuta, tu più di chiunque altro. Riprendevo semplicemente il concetto che uno può trombare anche senza cayenne, argomento questo che tu avevi elevato a “credo”.
    Vabbè dai, magari ieri sera la cayenne ti ha lasciato a secco o forse, vista l’ora, eri un po’ troppo ebbro di champagne.
    Su, riprendi il tuo sorriso smagliante, porta la cayenne dal concessionario e “move on”. Non valgo co’tanto astio.

  49. Samoa: non ho minacciato di diffondere la tua vita privata sul web… penso non gliene freghi un amato cazzo a nessuno. Mi rode il fatto che ti arroghi il diritto di sparare sentenze a destra e a manca… siccome oggi sono spirituale ti dico che anzichè guardare la pagliuzza negli occhi degli altri…guarda la trave che hai davanti a te…prima o poi te la troverai piantata nel culo!

    Ti saluto…vado a lavorare…. al Twiga!

    Flavio B

  50. Scusate se utilizzo questo spazio ma devo rispondere ad un povero infelice e probabilmente frustrato collega di Clifford Chance che pensava di avermi scoperto. Purtroppo per lui non sono Duchesne. Aggiungo solo un’altra cosa, che più mi preme: caro Giovannino, augurati che io sia realmente approssimativo come tu sostieni, perché se così non fosse, sei veramente nei guai!!!
    Federico Vezzani

  51. Dunque, dunque….
    Il giretto in Feltrinelli me lo sono fatto pure io, ma tracce del Duch non ne ho trovate e non ho visto nessuno con la cravatta rossa ….
    Però è stato divertente …
    Chi lo direbbe che “altrove” cerchiamo di fare i professionisti seri!

    ;D

    la caccia continua…….

  52. gli scrittori americani, specialmente all’uscita dei loro libri, girano per le librerie a firmare copie….
    stephen king ad esempio lo fa sempre

    PA

  53. Bello bello bello!! Ho finito ora il libro (ah, i vantaggi di essere ancora studente.. un sacco di tempo libero!) e devo dire complimenti a Duke! Anzi, all’ottimo Duke! All’inizio sembrava effettivam una sorta di collage di vari post già visti, contestualizzati nella storia, poi xò il racconto decolla… bravobravo! C’è anche una bella sorpresa che farà piacere ai più assidui commentatori del blog.. W il Duke e W l’ing. Carugato!

  54. potrei sapere in quale libreria di Torino si trova la creatura?? e quanto costa?? grazie a tutti!!

  55. Grande Vezzani lo sapevo che avresti risposto!! (sono #83 ho agito in tua difesa XD)

    Cmq a chi interessa su fnac.it il libro è disponibile a 13.60€ invece di 17.00€

  56. Io sono ancora a pg 69… e non ricordavo più quanto Giuseppe fosse identico al mio primo boss, tra un emerito coglione e un grande stronzo!

    Lgx

    Giovanni Microsoft, Elvis … rido ancora!

  57. ma nessuno ha capito che si tratta tutta di una presa per il culo organizzata da quelli della ”più nota” rivisat di settore on line (con una triste replica cartacea della stessa)??? si tratta di una misera attività di promozione del ”parla parla” tra avvocati, per far aumentare l’interesse sul tema…

  58. @124 puoi anche aggiornarci sulle teorie complottistiche sul 9/11? A me non dispiaceva quella secondo la quale Mohammed Atta era figlio naturale di Dick Cheney

  59. 124 ha ragione: toplegal sta facendo grande campagna…hanno studiato per ben la cosa: prima hanno vivacizzato il dibattito, poi hanno fatto uscire il libro…d’altro canto è noto che il Direttore – oltre che nlel suo lavoro – bravissimo nel marketing…

  60. Se i simpatici colleghi di Clifford hanno smesso di prendere in giro il povero Federico, avendo assistito in prima persona a una telefonata del Marsilio direi di poter rivelare con ragionevole certezza il vero nome di Duchesne… Piergiorgio Catronovo di Orrick! Sorry PiGi ma smettila di fare il timido, te la meriti un pò di ribalta!

  61. Chi pubblica in anonimato il nome di un terzo se non è un delinquente (di crime non mi occupo) è sicuramente un deficiente…

  62. Alla fine, questo mondo illegale ti ha reso famoso. Non è una critica, anzi perchè con il blog sei riuscito a ridicolizzarlo, con il libro a farci altri soldi. Sicuramente geniale. Ora però, se io fossi in te, chiuderei il blog. Lo troverei un atto serio, a meno che i diritti d’autore non finiscano in qualche fondazione per junior partners sottomessi oppure tu non riveli la tua vera indole, quella dello scrittore di romanzi. Ma ne dubito.

  63. Giovani colleghi,
    mi divertono i vostri tentativi di scovare il “vero” Duchesne, o Duke, come lo chiamate voi.
    Ma la verità è un’altra.
    Mi trovavo in visita nell’ufficio del mio antico amico Mario: parlavamo dei bei vecchi tempi. Ad un certo punto, lo chiama la segretaria dicendo che c’è uno della Marsilio al telefono. Lui, visibilmente teso, prende il cordless e, scusandosi, si allontana dalla stanza.
    A quel punto, noto qualcosa che sporge da sotto la sella della bicicletta appoggiata al muro (non ne ho mai capito il senso, ma a Mario piace tanto…). Senza farmi vedere, con un balzo felino mi approprio della cosa, che si rivela essere un cilindretto con all’interno dei fogli stampati, bozze di un libro con correzioni a mano.
    Leggo poche righe, e tutto mi è chiaro. Rido anche, perchè erano mesi che cercavo di stanare Duchesne, sicuro che fosse un senior associate del mio prestigioso studio (sede milanese). In particolare, i riferimenti su Giovannino e sul panino al GB mi avevano tratto in inganno. Mai avrei pensato che Mario avrebbe preso la via del blog, per cercare di risollevare le sorti del suo studio (uno dei migliori in Italia, va comunque detto), che come tutti sanno attraversa un momento di difficoltà – tant’è vero che noi si discuteva di acquisirlo, vista la nostra invidiabile posizione di mercato. Tanto più che siamo un po’ scoperti sul finance.
    Auguro a tutti buona lettura. Il mio amico Mario è senza dubbio un valente scrittore: e rimane uno dei migliori professionisti sulla piazza, nonostante la piega negativa presa dal fatturato del suo studio.
    -Francesco Gianni-

  64. Ah Ah Ah!
    bella!
    Comunque, in fin dei conti, che importa chi è il Duc? Il Duc è il Duc e basta, secondo me.
    Personalmente trovo più interessante sapere che ne pensate del libro.
    Baci
    Carlà

  65. Complimenti per il libro.
    Ti comunico anche che il tuo pseudonimo è stato segnalato per entrare a far parte del Club Degli Alias. Ti aspetto quindi al Club, sala Ugo Varnai, per discuterne.
    Ozono Boy

  66. …La Contea di Duchesne, in inglese Duchesne County, è una contea dello stato dello Utah, negli Stati Uniti…

  67. #128 Piuttosto Pietro Giorgio Castronovo…cmq non c’ha proprio la faccia da duchesne…mi ispirava di più quello di Cleary!

    più che altro non riesco a capire di chi parli il nostro caro Gianni..

    Ah Gianni già che ci sei non è che qualche posizione aperta nel Banking&Finance? Sai com’è, un po’ di contatti giusti non guastano mai…tiè

  68. c’è una cosa che mi ha sempre intrigato….
    ma come nasce secondo voi lo pseudonimo duchesne?
    perchè secondo me è questo uno dei più grandi colpi di genio del nostro….

    PA

  69. #135 Premesso che ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, se fatto in modo non offensivo, personalmente non riescuriò più.. anzi non riesco da un po’ a leggere i post di Duchesne con la stessa prospettiva di un tempo. Purtroppo, magari è un mio pregiudizio, me lo immagino ora come ora più attento a scrivere in funzione del libro, dei lettori, a tenere d’occhio il grafico di Histats.com ed il numero di copie vendute. Temo, e l’ultimo messaggio me lo dimostra, che abbia perso la spontaneità dei primi tempi. Ma l’ho già detto, bravo lui che si è fatto doppiamente beffa del mondo in cui lavora. Geniale, lo ripeto e per la cronaca ieri pomeriggio mia moglie ha trovato la mia copia del libro da Feltrinelli sotto le due torri. Mi auguro di sbagliarmi, ma i prossimi post ci diranno la verità! E adesso mi godrò il libro nel week end! Tutto qua.

  70. Duchesne, confesso che sul libro partivo prevenuto, e invece… Grande! E ci sta pure la storia d’ammmore!!!

  71. Comprato ieri mattina, fagocitato tutto intero entro la mezzanotte e mezza.
    Temevo dovesse essere il riciclaggio del blog, e invece ho avuto una gran bella sorpresa.
    Non me l’aspettavo finisse così, ma grande, grande Duchesne.
    Un applauso al “nostro ottimo collaboratore”

  72. epporcaeva smettetela di rivelare il contenuto del libro!
    o almeno fate precedere il messaggio dal warning “spoiler”

    …dal warning “spoiler”…ma come cazzo parlo?!?!?!?

  73. letto!
    bellissimo!
    e senza lo spoiler vi dico che….
    alla fine del libro muoiono tutti e due!
    per mano del maggiordomo!

    PA

  74. L’unica cosa che non mi è piaciuta del libro è la qualità delle pagine; ma non è colpa del Duc!

  75. esatto.
    per 17 euro a copia il sig. Marsilio poteva tagliare qualche albero in più, anche se in effetti il sig. Marsilio sta a Venezia e lì di alberi ce sono pochi…

  76. Duchesne è un antieroe che deve indossare una maschera per dare il meglio di sé. Probabilmente il professionista che si cela dietro il personaggio ci deluderebbe, sicuramente non ha lo smalto della sua creazione. Oltretutto l’anonimato consente l’immedesimazione.
    Se ci tenete a leggere ancora il blog e a farvi le risate che vi fate, accontentatevi del cravattone rosso.

  77. ciao ciao!!!
    oggi in pausa pranzo mi sono fermato alla mondadori di piazza duomo e – in piedi – ho letto molto velocemente tutto il libro del duc…

    carino davvero!!!

    dopo averlo letto, però, non l’ho comperato…

    mi ricorda tanto “il diavolo veste prada”…

  78. Finito.
    Bravo, bel libro.
    Complimenti.
    Che bel lavoro del cazzo che facciamo. Però se ci stai dentro non puoi lamentarti. Se non ti va bene cambi.
    “E ora?”

    Seps

  79. Mannaggia.. alla feltrinelli non ci sono potuta passare… maledetti clienti ansiogeni 🙂
    comunque, sarà un piacere leggerlo nella tranquillità della mia vasca da bagno, sontto ad una montagna di schiuma. Grande Dutch.

  80. seps,

    se ti sei comprato il libro e in tre ore lo hai finito, leggendo mentre stavi a studio, ti prego evita di spacciarti per illegale, perchè evidentemente non lo sei.

  81. beh, se seps sta nel dipartimento finance, o m&a, o real estate, di un qualunque studio illegale, di ‘sti tempi potrebbe leggere l’Ulysse di Joice

  82. @157: poveretto che sei, sono illegale da ben 4 anni ormai…

    @158: per fortuna che c’è chi porta acqua al mio medesimo mulino.

    Seps

  83. ah dimenticavo,

    complimenti a quell’altro genio un paio di numeri sopra che ha letto l’ “Ulysse”: pensa, io conoscevo solo l’Ulisse o la sua versione (originale), l’UlysseS.

    ma tutti questi fenomeni da dove saltano fuori?

  84. Oggi ore 18.30 alla piscina solari, mentre aspettavo bello bello col mio numerino di entrare, mi giro e vedo uno che legge il libro del Duch…Mirabilie!! sicuramente legge anche questo blog!

  85. 163: ..ero io!
    per provare la veridicità di quanto affermo: sul mio numerino c’era scritto 67, e l’enorme donnona dietro al bancone che mi ha dato il resto non l’avevo mai vista.
    (tornando a casa, per evitare di bagnarlo, mi sono messo il libro sotto la maglietta, infilata per l’occasione dentro i pantaloni.)

  86. C’è chi dice che Duchesne dopo aver lavorato da BEP adesso lavori nel finance di Latham & Watkins….

  87. nessun leguleio che alzi un dito per dire: ieri è stata commessa una porcata ai danni dello Stato di diritto?
    Complimenti, bel senso morale che avete…

  88. @172: purtroppo il senso morale degli avvocati d’affari/in house lawyer è stato messo nel cassetto più o meno nel momento in cui hanno finito l’università. Tirarlo fuori da questo cassetto è un impresa ardua, perchè nel corso degli anni nello stesso cassetto sono stati riposti (o buttati malamente) il tempo libero, i sabati mattina, gli amici del paese, la famiglia, lo studio, e fors’anche una buona parte della propria dignità. Ora, il senso morale giace, sotto tutte questo cose in quel dannato cassetto.
    Uno di questi giorni, magari, proverò a fare un po’ di ordine in camera.

    in-house lawyer E.

  89. …sarò controcorrente ma trovo che il forum sia peggiorato, che Duch non abbia più nulla da dire, che col libro sia morto tutto!
    Torna tra noi Duch ti prego…we really miss you!
    L’Americano

    PS: se ti mando il mio indirizzo in America mi mandi una copia del libro? 🙂

  90. @ 167

    Ho capito a chi ti riferisci e in effetti nel libro ho trovato alcuni riferimenti autobiografici sospetti.

    Già ai tempi di BEP era stato sotto i riflettori perchè alcuni episodi narrati nel blog lo avevano visto davvero protagonista…

  91. @ 172:

    guarda i commenti – forse un po’ criptici – nn. 150, 152 e 154.

    anche gli illegali hanno un’anima.

  92. LF, tutti i bambini, prima dei 5 anni, imparano che non esistono:
    – babbo natale
    – fiscaliste gnocche

  93. C’è comunque da dire che – accordingly to facebook – fra le lettrici di questo blog, c’è un bel quantitativo di gnocche. Forse le fantasie di LF e il seme di LS non saranno stati sprecati invano.

    Duchesne, io al posto tuo riconsidererei la questione dell’anonimato. Lavoro che va, fighe che vengono.

    Un caro saluto a tutte le numerose gnocche che seguono il blog.

  94. Sto leggendo il libro. Poco alla volta però: non voglio finisca subito!!
    Ampi commenti seguiranno a lettura terminata, per adesso mi limito a dire che sta andando oltre le mie aspettative!
    Per l’occasione, oltre che per ringraziamento al Duca per la citazione nel libro, ho deciso di loggarmi col mio caro vecchio nick…

    Un abbraccio a tutti!!
    Elefantino Vero

  95. Per me la più gnocca tra le frequentatrici di questo blog è:….. Carlà!!!
    Me la immagino in calze a rete e frustino in mano!
    Deve essere un avera Master!

  96. Mi sa che ultimamente anch’io sto poco bene.
    L’altro giorno sono corsa in libreria (anzi, ho girato diverse librerie del centro perchè in ben 4 dopo solo 2 giorni dall’uscita tutte le copie erano esaurite, complimenti Duch!) e ho chiesto 2 copie di Studio Illegale. Poi sono tornata (sempre di corsa) in studio e su una copia ho scritto:
    “Al mio capo (che comunque è meglio di Giuseppe), anche se temo che non leggerà mai questo libro perchè, come è noto, non dispone di tempo libero ed anche in viaggio legge soltanto contratti, atti e revisiona bozze (le mie!!)” Ho quindi impacchettato il libro e gliel’ho consegnato. Lei (ebbene sì, il mio capo è una Lei) l’ha scartato curiosa e poi ha esclamato “Ah.. il libro di quello del blog!” precisando subito di non aver mai letto il blog (“e chi ne ha il tempo del resto!” ha aggiunto). Però nei suoi occhi ho letto un luccichio ed una curiosità sospetti..
    Poi, per assicurarsi che nemmeno io abbia il tempo di leggere il blog nè tantomeno il libro, mi ha rifilato la stesura di un parere niente male sull’applicazione di un regolamento comunitario in Italia da inviare al Cliente entro le 5 di quello stesso giorno.
    Che dire? Il parere l’ho inviato e il libro lo sto leggendo avidamente in metro o in autobus (visto che in questi giorni di pioggia infinita ho dismesso la mia adorata bici) portandomelo appresso con molto orgoglio, come segno di appartenenza ad una casta privilegiata (di pazzi da manicomio) e sorprendendomi a sogghignare, ovunque mi trovi, divertita ma amareggiata (il libro scatena ovviamente una serie di ricordi più o meno dolorosi per episodi simili a quelli narrati e realmente vissuti dal lettore) ogni qualvolta che leggo una pagina..
    Ally

  97. Duc…a questo punto dedicati alla scrittura, pensa…su qualche lago sperduto…o in qualche attico fronte mare…tutta un’altra cosa che cadorna, san babila e tutte le altre “ridenti” località del capoluogo lombardo! 🙂

  98. il lIbro?
    mi ha deluso pensavo fosse piu sulla falsa riga del blog..ed invece, troppo romanzato e troppo accentuato…la storia d’amore poi..mah!

  99. Concordo sulla delusione. L’avevo detto che non mi sembrava verosimile che il sogno nel cassetto di Duchesne fosse quello del romanziere. Non è il suo mestiere e si vede. Qualche spunto divertente ma per il resto, si percepisce la forzatura operata nel prendere i post (forse così belli proprio perchè così criptici o stringati) e allungare il brodo… Con il risultato che il libro è davvero imbarazzante, soprattutto pensando alla genialità del blog. Che forse non è frutto di genialità ma della scarsa vena da scrittore di Duchesne… Sono a metà libro e non ho l’ispirazione per andare avanti. Noioso, un’occasione sprecata. Speriamo che il blog torni ad essere “genuino” come all’inizio, ma credo che tutta questa storia abbia preso una direzione che forse nemmeno Duchesne immaginava all’inizio. Per questo non potrà più essere quello dell’inizio. Adieu.

  100. no vi prego..
    addirittura imbarazzante?
    ed io che l’ho regalato a terzi sulla fiducia (senza leggerlo, forte delle letture del blog)
    almeno una cosa ditemela: com’è rispetto ai libri ultimamente usciti sul mondo illegale?

  101. Ufffffffff

    C’è chi rimane deluso perchè il libro ha il sapore del brodo primordiale del blog allungato a fini letterari……c’è chi rimane piacevolmente colpito dal fatto che il libro non è una mera raccolta dei post arricchita qua e là

    Disse il saggio: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

    ….io preferisco: chi non mi ama non mi merita!

  102. Ordinato online si IBS, mi arriva a giorni… non ce la facevo ad aspettare fino alla fine del mese quando torno in Italia!
    Curiosity is killing the cat qui…

    V.

  103. Secondo me il libro è eccezionale per la sua natura documentaristica/parodistica del mondo illegale, che – immagino – è il motivo che spinge la maggior parte di noi all’acquisto.
    Chi invece, accanto agli affreschi di vita illegale vorrebbe anche sentir narrare una storia, potrebbe effettivamente trovare l’intreccio un po’ deludente.

  104. LA VERITA’ SUL FALLIMENTO DI LEHMAN BROTHERS

    George Soros non è certo uno sprovveduto quando si parla dei marosi della finanza e delle operazioni spericolate, ma lui stesso, in un’intervista pubblicata recentemente su La Repubblica, si è detto ancora stupefatto del crollo di Lehman Brothers, del suo non salvataggio da parte del governo statunitense come fatto per altre istituzioni. Anche uno come lui non riesce a spiegarsi come sia stato possibile. A sentire questo mi torna in mente un titolo letto il 15 settembre del 2008.

    «Crollo Lehman, ingenti danni per gli investimenti arabi e il greggio, vera vittima sacrificale della peggiore crisi finanziaria nella storia». A dare questa lettura decisamente di parte del terremoto finanziario che stava scuotendo il mondo era, martedì 16 settembre, il quotidiano panarabo al Hayat, edito a Londra, stampato in inglese e di proprietà saudita. Il quale lamentava come il prezzo del greggio sia «a meno 50 dollari al barile rispetto al limite di 147 dollari raggiunto nelle settimane scorse, il livello più basso registrato da sette mesi».

    L’altro grande giornale panarabo, al Sharq al Awsat (anche questo di proprietà saudita) metteva invece l’accento sugli «effetti devastanti sulle principali borse dei ricchi Emirati del Golfo». Ovviamente la tutela dei propri interessi è legittima, ma un peana di questo genere per il calo del prezzo del petrolio dopo la spaventosa impennata dei mesi scorsi – che ha riempito le casse dei paesi produttori – e le recenti decisioni a sorpresa dell’Opec di tagliare la produzione appare quanto meno fuori luogo. Gli ultimi a piangere miseria, insomma, dovrebbero essere proprio i ricchi produttori di petrolio.

    Ma attenzione perché la comunità finanziaria araba di Londra non parla mai a caso. E, soprattutto, scrive in arabo ma parla e ragiona in inglese. Tra le righe di quel messaggio viene lancia un’accusa precisa: il fallimento di Lehman è stato permesso scientemente perché questo avrebbe riequilibrato gli assetti. Ovvero, crollo del prezzo del greggio e una pesante batosta verso chi finora ha fatto soldi sfruttando la crisi e comprato a prezzi di saldo pezzi di finanza mondiale attraverso i fondi sovrani.

    Che il governo americano abbia rifiutato un aiuto nei confronti di Bank of America se questa avesse salvato Lehman Brothers è noto, ma questo non rappresenta ancora una prova. Che Bank of America sia corsa a divorare Merrill Lynch subito dopo, anche in questo caso senza garanzie da parte di Washington, nemmeno. Anche il fatto che la banca britannica Barclays – in cordata proprio con Bank of America nella missione per salvare l’ex gigante di Wall Street – abbia acquistato alcune attività (le più sane e lucrose, brokeraggio e trading Usa) del gruppo Lehman Brothers non prova nulla ma dimostra che la carcassa della mayor di Wall Street faceva gola a molti e che lo spettacolo di disperazione che offriva non disturbava troppo il Tesoro americano e la Fed.

    Il fatto però che su un sito informatissimo come Cnbc si parlasse apertamente di petrolio che toccherà a breve quota 75 dollari comincia invece a far intravedere qualche possibile scenario: ovvero, di fronte a un “too big to fail” malmesso come Lehman il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson (ex capo di Goldman Sachs), ha preferito indossare la maschera del liberista duro e puro rifiutando altri aiuti di Stato e ottenendo così un triplice effetto: far scendere il prezzo del greggio (vera leva della possibile ripresa), risparmiare denaro necessario a salvare attraverso un prestito ponte da 85 miliardi di dollari il colosso delle assicurazioni Aig e assestare uno shock “salutare” all’economia mondiale, quella occidentale, che necessita di disintossicarsi del tutto, ma soprattutto quella overvalued e troppo interventista dei paesi arabi e della Russia.

    Non è un caso che sempre martedì 16 settembre la Borsa di Mosca fosse scesa del 16% a 905.57 punti, sotto la pericolosa soglia psicologica dei 1.000 punti, gettando letteralmente nel panico gli investitori e costringendo le autorità a sospendere le contrattazioni fino a venerdì 19. Una scelta strategica quella americana: Lehman, infatti, era la banca con la maggiore attività al mondo come trader di obbligazioni e fondi obbligazionari mentre Aig e il suo crollo avrebbero colpito letalmente quasi esclusivamente gli Usa e l’Europa, come denunciava il britannico Daily Telegraph poche ore dopo il salvataggio del colosso assicurativo: «Le banche europee erano particolarmente a rischio in caso di un fallimento della Aig, perché detengono i tre quarti dei 441 miliardi di dollari di strumenti complessi e deregolati protetti dalla Aig. Tali obbligazioni sono legate al mercato dei subprime, che si sta inabissando».

    Europei salvi grazie alla Fed, quindi. E i russi, invece? «L’economia russa è sufficientemente solida per poter reagire alla crisi dei mercati, che si dimostra peggiore delle peggiori attese» ha sottolineato il presidente russo Dmitri Medvedev il 18 settembre scorso, secondo il quale «il mercato globale soffre la più grande crisi degli ultimi 10 anni. A cosa è legato? Lo sappiamo benissimo» ha precisato, avanzando una nemmeno velata accusa per le politiche economiche degli Stati Uniti, che si riflettono negativamente sui mercati internazionali. D’altronde bastava leggere il titolo della homepage del sito del quotidiano filo-governativo Izvestiya di giovedì 18 settembre per capire il clima: «Gli Stati Uniti si stanno dimostrando più pericolosi per il mondo di una minaccia nucleare».

    Eravamo a cavallo tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre dello scorso anno. Guardatevi intorno: il rublo è crollato, il prezzo del barile resta basso nonostante le minacce dell’Opec di tagliare ancora e ancora la produzione, il piano Paulson – il famoso Tarp – non ha funzionato appieno ma è stato prodromico al progetto di “bad bank” in cui scaricare gli asset tossici a prezzi medi concordati e non in base al mark-to-market che Barack Obama si troverà costretto suo malgrado a varare. E che farà uscire le istituzioni finanziarie americane dalla crisi molto prima e molto meglio.

    Insomma, il fallimento Lehman Brothers è stato strategico, voluto, globalmente indirizzato a colpire dove faceva più male ai nemici che sfruttavano la debolezza di un presidente a fine mandato e di un paese in piena crisi per muoversi su equilibri e interessi contrapposti a quelli di Washington. Il fallimento Lehman Brothers è stato il primo caso di “guerra per banche”. Chapeau. Speriamo sia anche l’ultimo. E che Dio benedica l’America.

    P.S.: Prima parlavamo di Barclays corsa a divorare pezzi di finanza statunitense a prezzi di saldo. Un azzardo, in tempi di guerra per banche, visto che il gigante inglese è costretto ad ammettere la necessità di aumento di capitale ed è pronto a chiedere l’intervento del governo.

    Peccato che quando lo scorso ottobre cedette al fondo sovrano di Abu Dhabi il 16,5% delle azioni per 5,3 miliardi di sterline, il board della banca accettò condizioni capestro come le cosiddette “mandatory convertible notes”, un complicato meccanismo di gestione del pacchetto azionario in base al quale oggi Barclays rischia di vedere salire il fondo di Abu Dhabi al 55%, perdendo di fatto la sovranità, se si vedrà costretta ad aumentare di nuovo il capitale.

    Gli sceicchi, probabilmente, hanno scommesso proprio su questo quando hanno deciso di investire, hanno controllato bene i conti e hanno inserito la clausola sulla fluttuazione del valore del titolo che garantirebbe loro una montagna di azioni al prezzo minimo concordato: non stupirebbe scoprire che nel frattempo qualche loro trader abbia lavorato debitamente e in maniera massiccia sui credit default swaps di Barclays per guadagnare anche nel medio termine. Come già detto, gli arabi a Londra parlano e ragionano in inglese. E si fanno fregare una sola volta.

  105. no dai non dite così…
    deludente non direi…
    ovviamente i gusti sono gusti
    concordo sul fatto che il blog è più interessante anche come fenomeno anche per tutti i post che vengono lasciati
    tuttavia ho oltrepassato la metà del libri, sono arrivata alla pagina in cui vengono menzionati iricchi e poveri e devo dire che non vedo l’ora di scappare a casa per finirlo anche se non posso perchè sarò inchiodata in studio fino a tardi – tanto per cambiare-
    mi ricorda vagamente la regina della casa della kinsella (che, sono sicura, duchesne avrà letto) anche se in un versione più maschile, più amara e più italiana

    buona lettura a tutti

  106. carissim*

    dal nostro privilegiato punto di osservazione:

    – non ci sono scagnozzi strafatti di crac da mandare a palazzo chigi, ancorché se ne senta il bisogno;

    – questo blog ha un nome che solo cassandra: anche il Paese sta diventando illegale;

    – la mappa non è il territorio;

    – i segni ci sono tutti e indicano il buio.

    non crediamo di avere responsabilità nella scelta dei nickname di LS e LF anche se forse potevamo scegliere per noi un nome meno evocativo. LW is missing (and we r missing her).

    Aol, sulle barricate.

  107. i giudizi negativi mi paiono un po’ troppo incattiviti da non lasciarmi il sospetto di una certa invidia (anche perchè i commenti quando il libro non è stato nemmeno finito lasciano il tempo che trovano). io ho trovato il libro SORPRENDENTE, proprio per la dimostrazione che duchesne è riuscito a dare di essere, al di là di ogni titolo, uno scrittore vero.

    chi vuole il blog lo trova qui, gratuito, disponibile, commentabile. chi vuole un romanzo (e si suppone che comprando un romanzo sia quello che ci si aspetta), di quelli che ti lasciano una storia alla quale pensare, con la quale sfuggire dalla realtà, trova tutto questo e molto di più.

  108. Comprato e letto. Volevo fare una recensione, ma l’ho trovata già scritta su anobii e la copio.

    “Duchesne si rivela: Duchesne racconta il proprio lavoro. Già, perché è proprio dal lavoro che amori, amicizie, problemi, interessi (..) sono strettamente dipendenti, e seriamente compromessi: Duchesne, pardon, Andrea Campi è un “avvocato d’affari”.

    Nonostante il mio rapporto con l’ambito giuridico non va oltre l’indifferenza dei non addetti ai lavori, da tempo seguo con divertimento il blog di Duchesne ed ero a conoscenza della sua vivace capacità di dipingere persone, ambienti, situazioni e dialoghi con tinte accese e mai scontate. Non mi sono quindi fatto scoraggiare dai paragoni a “Camera Cafè” o a “Il diavolo veste Prada”, e giunto il fatidico 4 febbraio (data in cui era stata fissata l’uscita del libro) mi sono fiondato in libreria, scoprendo con rammarico che questa apriva due ore più tardi.

    Nel libro si trova ciò che ha reso studioillegale un blog di culto con l’aggiunta di ciò che rende Studio Illegale un romanzo.
    Oltre al cinismo, all’ironia e all’amarezza, mi sono trovato tra le mani una vera e propria storia, infestata da personaggi felliniani tratteggiati nelle loro sfumature (non me la sentirei di definire Giuseppe solamente un capo, Cardellini un arrivista, Giovannino un pirla..), un coinvolgente sviluppo narrativo supportato da esilaranti dialoghi e interrotto da spiazzanti “Ti offro un caffè” (peccato non sia stato inserito qualche inedito siparietto alla macchinetta), e seppure non mancano episodi già narrati sul blog, in particolar modo all’inizio, è mirevole come questi siano confluiti naturalmente nella trama.
    La scritta che campeggia sotto l’Illegale del titolo, sembra voglia sottolineare la qualità del lavoro nascosto dietro la copertina: “romanzo”.
    Leggero e intelligente, aggiungo io.

    Anche se probabilmente preferirò la personale versione proiettata nella mia testa, aspetto speranzoso la trasposizione cinematografica!”

  109. Ho finito di leggerlo.
    Che dire, semplicemente meraviglioso!!!!

    Duchesne, ho letto in una intervista che il libro è più autobiografico del blog… non voglio sapere nel dettaglio cosa fa davvero parte del tuo vissuto e cosa no, mi basterebbe solo sapere se ora sei felice…

    grazie!!

  110. @ anonimo 205: grazie per l’entusiasmo

    @ anonimo 206: di LW ancora più della vita extra blog interessano i post. In senso più generale, la realtà del blog interessa assai. La realtà dietro il blog interessa mediamente meno (forse per LF e LS la realtà dietro – il blog – interessa ancora di più: eccezione che conferma etc).

    a-on-lain

  111. duch, sono tre giorni che ascolto la canzone che hai citato in epigrafe al libro (la prima)… fantastica… è diventato il mio inno illegale, quando sento queste parole:

    it’s when you stagger from your cab
    and force your keys in someone else’s door
    it’s 4am, someone who looks like you is hollering
    “let me in!”

  112. Stamattina come al solito sono arrivato in studio alle nove e dieci ho acceso il computer mi sono fatto un caffè e versato un succo d’arancia. Insomma, tutto nelle norma.
    Poi, però, ho preso un libro di cui mi mancavano una quarantina di pagine da leggere, l’ho nascosto sotto la camicia e mi sono chiuso in bagno. Per quaranta minuti.

    Ora in studio penseranno che soffro di violentissimi attacchi di diarrea e, soprattutto, che non ho un cazzo da fare.

    Ma io almeno ho finito di leggere un bel libro.

    Bravo Duchesne.

    P.S. Credo che il libro lo apprezzerà soprattutto chi si sente come “un soldato in trincea che grida che si arrende ma non è disposto a mollare un fucile”.
    A tutti coloro che invece hanno già cominciato a scrivere snobistici commenti di biasimo va invece un sentito ringraziamento: senza di voi Duchesne non sarebbe mai riuscito a raccontarci un personaggio come Cardellini.

  113. Giovani,
    so che non è il momento, ma sapete se c’è qualche studio in Milan che cerca un PQE +1? Siate buoni se potete perchè voglio mollare asap l’inferno in cui mi trovo.
    tenchiù

    the fugitive

  114. ho comprato il libro ieri mattina,l’ho letteralmente trangugiato.geniale.ge-nia-le. mi fai venire i brividi.

  115. 224, difficile da dire, gli studi i colloqui continuano a farli, poi però non è detto assumano davvero… ti conviene mandare a tappeto il cv e metterti nelle mani di qualche cacciatore di teste (la tua è una esperienza abbastanza facile da piazzare)… in bocca al lupo

  116. Ieri perlustravo il primo piano della feltrinelli, alla ricerca di qualche titolo o di qualche copertina che attirasse la mia attenzione. Inizio a guardare tutti quei ripiani coperti da magnifiche pile di libri e, a un certo punto, incastrate in uno spazietto veramente piccolo, vedo 4 copie di un libro dalla copertina molto colorata. Mi avvicino e leggo “studio illegale”. Incuriosita vado a vedere di cosa si tratta e per la prima volta sento parlare di questo blog. Compro il tuo libro, da un giorno lo giro e rigiro tra le mani. Ma ho deciso di farmi prima un’idea del suo autore. E così, caro M. Duchesne, eccomi qui. Presto ti leggerò. Salut! princessMalvina

  117. #228:
    io sto facendo di tutto per entrarci! (sono venuto a milano, master, inglese, ecc.ecc.ecc.ecc.ecc….tutto per il “grande” Sergio Erede, imprenditore dell’anno!)
    …de gustibus…

    🙂

  118. una volta per tutte, qualche bonellino maschio ci conferma (oppure no) le voci incontrollate e incontrollabili secondo cui alla bonelli – e qui si noti la sottile allusione, l’eleganza del non-detto -c’è pieno di fighe?

  119. #232:
    stai facendo di tutto per entrarci??!!?

    potresti brevemente descrivere il tuo profilo( master dove, eta, precedente esperienza lavorativa etc. etc.), perche se come hai detto tu, hai fatto master, suppongo ll.m., ti sei trasferito ed hai un buon voto di laurea, non vedo perche non riesci ad entrare.
    hai qualche richiesta particolare, hai gia sostenuto colloqui?
    ciao

  120. si un colloquio ma nulla..
    110 lode Università Torino…Master Universitario in Italia…26 anni…pratica in un rinomato Studio “tradizionale”…pecca:INGLESE buono ma non ottimo (o fluent come dir si voglia)
    se non va si parte e si va a Londra a studiare!
    🙂

  121. #224: dipende da cosa scappi: se cerchi m&a direi che è meglio se lasci perdere…
    fallim/lab/restruct e qualcosa di finanza strutturata (ma dipende cosa) in molti studi si cerca…

  122. @232:
    fidati, quello studio e’ tutto “chiacchiere e distintivo” e quanto scrivo, lo scrivo con cognizione di causa.
    sia chiaro, nè ci ho lavorato (lavoro da anni in uno studio ben più rinomato…) nè ci lavorerei mai (per quanto ho ricevuto un offerta in tal senso).
    sono ministeriali e – cosa ben peggiore – BRACCINI.
    Se italiano lo vuoi (lo studio) hai almeno altre 2 grosse scelte.

    F.to
    un senior che vuole salvarti il culo

  123. @237 Scusa ma come fai a parlare in cognizione di causa se non c’hai lavorato ?
    Credo come in tutti gli studi grandi, dipende molto con chi lavori. E questo il nostro amico non lo può dire perchè sennò rischia di venire riconsociuto.
    Ma evidentemente lavora con qualche testa di cazzo e questo fa molta differenza.
    Nelle mie amate isole si dice “scegliti bene il padrone, e guarda dietro le sue spalle per vedere se porta il bastone ”
    Salut!

  124. @ 2 3 8:

    mi hai levato le parole di bocca, mitico!

    Non voglio prendere in giro nessuno, però mi deprime leggere di gente che dice di aver “fatto” un master in italia e allora pretende chissà che cosa.
    S V E G L I A !
    tu hai fatto un corso senza alcun valore. l’hai fatto perchè su quella brochure hai letto che era sponsorizzato da tizio e caio. poi però lo stage finale (magari di un paio di mesi, che non servono ad un emerito …) l’hai fatto in posto di serie B perchè gli studi/aziende più ambite se li sono aggiudicati i tuoi colleghi più svegli e brillanti.
    Morale:
    – non ti è servito per la lingua, che quindi non parli (bene);
    – era un corso che frequentavi 2/3 volte a settimana: non è un grande sforzo…;
    – è durato 6/8 mesi: praticamente nulla;
    – non c’erano esami da sostenere, però ti hanno dato un diplomino così tanto per…;
    – ti è costato parecchio.

    Basta elargire soldi al Sole, Ipsoa, Luiss, Sda ecc. Cadono tutti in quello specchietto per le allodole che è quel limitato e risicato servizio di placement che offrono (e che, tra l’altro, viene pagato profumatamente).

    Con qualche sforzo in più si può tranquillamente fare un master (vero: LL.M.) in Europa, dove studi sul serio e impari la lingua. Punto.

  125. EVERSHEDS PIERGROSSI BIANCHINI RIDUCE I COMPENSI DEI COLLABORATORI
    La scelta era tra ridurre gli organici o tagliare i compensi degli associate. E, in Italia, Eversheds Piergrossi Bianchini ha deciso di intervenire sul secondo fattore. Così lo studio, che pure ha chiuso il 2008 con un fatturato di 13 milioni (in linea col budget previsto), ha deciso di operare sulle retribuzioni dei suoi 24 collaboratori. Qual è il prezzo di questo sacrificio? «Si tratta di un abbassamento dei compensi tutto sommato tollerabile», ha detto a Toplegal Riccardo Bianchini (foto) managing partner dello studio, «inferiore al 10%». Il management dello studio, inoltre, ha fatto sapere agli associate che «qualora a fine 2009 il consuntivo dell’anno dovesse essere migliore del previsto in budget, essi si vedranno restituire la cifra decurtata dai compensi mensili».
    Questa decurtazione delle “buste paga” non riguarda, invece, i 13 soci: «I soci» specifica Bianchini «guadagnano se ci sono utili per cui la riduzione dei loro compensi si potrà vedere eventualmente a fine anno».
    Dallo studio, infine, si sottolinea che non si poteva non fare i conti con una crisi che, a detta di tutti gli osservatori e operatori, si protrarrà almeno per buona parte di quest’anno.

  126. Cara Fiscalista Gnocca

    finora ho cercato di non intromettermi con le mie solite cretinate per lasciare al nostro ospite il meritato bagno di commenti entusiasti a seguito della pubblicazione del suo libro.

    Tuttavia, ora proprio non ce la faccio a non rammentarti che informazioni quali l’altezza, i capelli verdi, e i capelli lunghi e folti, buttate li’ senza un contesto, una storia, o comunque senza ben altri dettagli, non appaiono solamente insufficienti per stabilire se tu sia effettivamente gnocca ai miei fini (che, come taluni ricorderanno, sono ambiziosi, perfino un po’ snob), ma temo che non siano nemmeno idonei ad innalzare qualsiasi altro tipo di… dibattito.

    Nella speranza che l’acume e la femminilita’ letterarie delle migliori protagoniste di questo blog possano essere in qualche modo contagiosi, ti saluto cordialmente.

    Il Lettore Segaiolo

  127. Ecco magari i capelli verdi non ce li hai, e ho sbagliato io a scrivere, pero’ forse l’errore non e’ del tutto casuale… Capelli verdi… (mumble mumble…)

    LS

  128. Fiscalista, grazie cara. Infatti nemmeno Carlà è la fiscalista, però non è detto che qualche particolare fisico non ci accomuni.
    Solo che non ho capito quanto pesi: 172 x Kg?
    Ciao a tutti

  129. Riflessioni serali.
    La Grande Crisi mette in ginocchio l’economia. Per questo consiglio ai giovani laureati in legge (se ci sono ancora…) di mandare CV non ai vari Bonelli, Gianni, Chiomenti, Freshfields, Clifford etc., ma ad Enel o Eni. Oppure studiate per il concorso (difficile ma non impossibile) in Banca d’Italia.
    Ai laurandi, consiglio di iscriversi immediatamente ad ingegneria.

  130. A #249 e #250: qualche decina di avvocati negli Stati Uniti perderà il lavoro…e allora?
    Alla Nissan taglieranno 20.000 posti!

  131. #252

    La crisi mette in ginocchio l’economia, non c’è dubbio. Rischia molto il junior che comincia ora da BEP, da GOP, da CC, da A&O et cetera. Però mi sa che sei male informato. Di concorsi in Banca d’Italia non è che se ne vedano poi tanti, e il Piano Draghi di ristrutturazione delle filiali non fa ben sperare. Per quanto riguarda Enel ed Eni: beh, hanno magnato alla grande nel 2008, però le prospettive per il 2009 sono incerte. Anche lì, di assunzioni non mi pare se ne vedano molte.
    Infine, io ho amici laureati in ingegneria, e la situazione è la seguente: un neo-assunto guadagna attorno ai 1500 al mese (netti) quando è fortunato. Gli ingegneri più senior al momento se la passano male, se è vero che più di un amico senior è attualmente in cassa integrazione, o similari forme “soft” di riduzione dell’attività e, conseguentemente, dello stipendio. Ah, parlo di gente che lavora in una delle regioni più dinamiche, ovverossia il Veneto. Magari in Puglia le cose vanno meglio.
    Lezione da trarre: siamo tutti, ma proprio tutti, nella merda, e non esistono isole felici, né settori esenti dalla crisi. C’è chi soffre prima, chi dopo, ma tutti soffrono. Ne vedremo ancora delle belle.

    -Sawyer-

  132. ecco, se non trovate il libro, all’esselunga di viale umbria ce n’è qualche copia
    ciau!
    Lawyer’s little helper

  133. Sawyer, a proposito di isole felici: che fine ha fatto la vostra isola dopo che Benjamin Linus l’ha spostata? eh?

  134. Dal Corriere di oggi: “Studio illegale” è sedicesimo tra i libri più venduti di narrativa italiana. Bravo Duke!!!

  135. Finito.

    Grazie alla massiccia autoironia che lo permea (“informa” direbbe forse un giurista”) il libro e soprattutto l’autore sapranno aver bene ragione tanto delle stroncature più impietose quanto degli (altrettanto dannosi a mio avviso) elogi più esaltati.

    Mi aspetto un prossimo post sul blog in risposta appunto ai critici (sia in positivo che in negativo), in forma di dialogo tra illegali (con inizio tipo: “ma l’hai letto il libro di Duchesne?”), estremamente ironico, magari in un TI OFFRO UN CAFFE’.

    Complimenti comunque per il successo commerciale.

    L’ANTICRItico

  136. “Riflessioni serali.
    La Grande Crisi mette in ginocchio l’economia. Per questo consiglio ai giovani laureati in legge (se ci sono ancora…) di mandare CV non ai vari Bonelli, Gianni, Chiomenti, Freshfields, Clifford etc., ma ad Enel o Eni. Oppure studiate per il concorso (difficile ma non impossibile) in Banca d’Italia.
    Ai laurandi, consiglio di iscriversi immediatamente ad ingegneria. ”

    Ingegneria non è più l’isola felice che era e neppure io, come #252, scrivo dalla puglia.
    Ad oggi le uniche facoltà che paiono offrire delle certezze sono quelle dell’ambito sanitario: Medicina, odontoiatria, fisioterapia, tecnici di vario genere, infermieristica e affini.
    Motivo?
    -Spendibili ovunque
    -Numero chiuso (fattore determinante)
    -Possibilità di svolgere una professione in pubblico/privato/intramoenia.

    Ingegneria così come legge o economia è ormai una facoltà al tracollo.Troppi atenei, troppi iscritti, troppi laureati…
    Il tutto per mantenere in vita un carrozzone di rara perversione.
    I laureati in legge, giovani o meno, spero sappiano che ci sarà sempre un banchetto ortofrutta pronto ad accoglierli, con particolare riferimeno alla riforma della professione forense che proprio in questa legislatura dovrebbe trovare vita.

    -luppolo-

  137. da: http://www.thelawyer.com

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    Freshfields cuts associate pay bands

  138. in italia la crisi c’è da anni.

    non penso che il credit crunch possa sconvolgere così tanto le vite della gente.

    la crisi si sente e si sentirà solo nei paesi con una economia vitale che fino ad oggi se la sono spassata.

    ma dove vivete?

  139. @242:
    talvolta non serve lavorare in un posto per conoscere in modo approfondito le sue dinamiche; puoi, ad esempio, essere informato da una persona a te molto vicina (e.g. un parente) che ti racconta di come le cose girano.
    Ah, ti anticipo: la/le mia/mie fonte/i ci lavorano anche piuttosto bene e sono anche stimati; pertanto, non hanno nessun motivo di parlarne male.

    Il commento negativo è il mio che, paragonando quanto mi si racconta alla mia esperienza, mi rendo conto – ma, come tu mi insegni, probabilmente mi sbaglio – che quello è uno studio abbastanza colmo di minus habens che – convinti di lavorare nel miglior studio d’Italia – accettano di perseguire dinamiche ministeriali, di essere privi della benchè minima autonomia e di sognare una carriera (i.e. soldi) che – grazie ad un perverso meccanismo di abbattimento di fasce – difficilmente avranno.

    Conseguenza diretta? Nessuna visibilità e pochi soldi rispetto ai loro pari di altri studi italiani.

    BTW, mi auguro che sempre più gente lavori che per questo studio, perchè adoro incontrare colleghi che con quella luce di orgoglio negli occhi ti dicono: “Faccio M&A da BEP”. WOW

    Ciao

  140. @266: con tutto il rispetto per le tue opinioni (peraltro fondate esclusivamente su informazioni avute da terzi) che personalmente non condivido, il tuo giudizio sui colleghi di BEP e sullo studio stesso mi sembrano un po’ troppo severi e velenosi e mi inducono a pensare che tu abbia qualche “sassolino nella scarpa” o addirittura che nascondano una qualche malcelata forma di invidia verso i colleghi del noto studio italinao, che tu gentilmente definisci “abbastanza colmo di misun habens”.
    Probabilmente mi sbaglio, ma chissà…

  141. @267:
    noto con piacere che mi hai letto con attenzione.
    Non sono abituato alle polemiche inutili: mi hai beccato; 7 anni che cerco di entrarci e mi hanno sempre, ma dico sempre rimbalzato.

    PS: continua a lavorarci…: o sei ancora troppo giovane o, se non è questo il caso, hai qualche tema con la capacità di renderti davvero autonomo.
    In bocca al lupo…a tutti quanto intendo.
    Ciao

  142. @ 268
    Argomento interessante. Aldilà della diatriba “BEP si o BEP no” (che francamente non credo sia d’interesse generale), potresti chiarire un po’ il tuo concetto di “rendersi davvero autonomo” in uno studio (BEP o nel tuo studio più rinomato)?
    shuman

  143. complimenti per il blog, mi piace molto come scrivi, mi piacerebbe avere un tuo commento al mio, parla di una storia molto particolare che sto vivendo proprio in questo periodo

    un saluto P.

  144. da ex Bep posso confermare alcune cose finora dette…non tanto il numero di minus habens (non credo ce ne siano…o meglio, che ne siano restati….l’incapacità lì dentro non riesci a nasconderla a lungo), quando piuttosto il braccino…giustificato dal fatto che regna il principio per cui devi farti bastare il fatto che lavori lì…nel “più prestigioso” studio italiano…e quindi basta l’onore a giustificare stipendi non allineati a studi di simile livello.
    E’ invece una falsità che non si acquisti autonomia, anzi, si è abituati fin da subito a cavarsela (o affondare). Parlerei piuttosto di impossibilità a fidelizzare il rapporto con il cliente che resta indissolubilmente prerogativa del “socio di riferimento”.

  145. CONSIGLIO: ho avuto una proposta di collaborazione da parte di due studi milanesi di quelli a destra, uno italiano e uno inglese, entrambi, però, solo come stagista per due o tre mesi (tranquillizzandomi nel dirmi che “lo studio ha tutto l’interesse a creare un rapporto duraturo” ma che però”non vogliamo che uno poi ci stia male se…” insomma, capito?! E’ una prassi?è dato dalla crisi del momento? dopo lo stage è un pro forma rimanere o si rischia molto? scusatemi ma non sapendone molto…prima di buttarmi in mezzo agli squali…insomma…mi capite vero?! grazie a tutti! ps.:io pensavo che i 500 euro non si vedessero da quelle parti!invece…ciau

  146. #272:
    scusa ma quanti anni hai’ hai gia qualche esperienza, sei un avvocato? ed infine quali sono questi 2 studi, in base a queste risposte ti potrei dare un consiglio piu preciso, in base a quello che succede nel nostro studio, di destra ovviamente.
    ciao

  147. Ho finito la pratica in uno studio tradizionale e sosterrò la prova scritta per l’esame a dicembre…ho 25 anni…il nome degli stuidi preferisco non farli ma per capirci quello inglese è simile a clifford e quello italiano simile a BEP…

  148. recensione del libro “Studio illegale” pubblicata da “Plus24”, settimanale di finanza e risparmio del “Sole 24 Ore”, sabato 14 febbraio a pagina 25

    Lo scaffale di Plus24. Narrativa

    «Studio illegale», dal blog la «talpa» degli avvocati

    I personaggi di Duchesne ricordano i film dei Vanzina

    Galeotto fu il blog e chi lo scrisse. Tra diari online e narrativa i confini sono sempre più labili e le contaminazioni ormai quotidiane: da tempo le cronache editoriali sono zeppe di notizie su libri tratti dai blog più cool e, ça va sans dire, molti dei blog più cool parlano spesso di libri. Dopo un’alluvione di blogger al femminile che hanno fatto il salto nella carta stampata (Fazi e Castelvecchi insegnano), non deve far specie dunque che Marsilio pubblichi “Studio illegale” di Duchesne. Pseudonimo dietro il quale si cela un trentenne avvocato d’affari milanese (di sé dice che «si occupa di M&A, capital markets e altre materie che abbiano un’allettante traduzione in inglese») che da una ventina di mesi racconta la comunità meneghina dei professionisti di business law sul blog omonimo dal discreto successo.
    Poco importa che la copertina riporti la scritta “romanzo”. Alla voce romanzo ormai è catalogato tutto e il contrario di tutto, dunque anche “Studio illegale” può essere inserito nella categoria. Ma qui non c’è nulla dei legal thriller à la Scott Thurow o John Grisham. Dato il suo Dna, “Studio illegale” è cromosomicamente altro rispetto a un romanzo: è piuttosto un susseguirsi di sketch che vedono Andrea Campi, l’avvocato protagonista alter ego di Duchesne, impegnato in un’asfissiante trattativa con grandi studi londinesi e clienti di Dubai. Ma quello che funziona online non sempre regge offline. Per fortuna – ma più probabilmente il merito va a qualche sapiente editor – una (scontata) sottotrama sentimentale rende “Studio illegale” digeribile anche al pubblico dei non addetti ai lavori.
    Per il resto, “Studio illegale” s’inceppa prestissimo. Sarà la coazione a ripetere dei personaggi, fenotipi senza spessore psicologico che ricordano, nella loro fissità, variazioni sul tema de “il Zampetti”, il cumenda dei film dei Vanzina interpretato dal compianto Guido “Dogui” Nicheli (celebre per battute quali l’immortale «Via della Spiga – Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing!»). Sarà l’evoluzione della vicenda del protagonista, parabola prevedibilissima sin dall’origine. “Studio illegale” ha però un pregio indiscutibile: rispetto ad altri volumi gemmati da un blog, lo spessore (fisico) del libro, 320 pagine, consente al lettore medio di non finire il testo in meno di due ore.

    Nicola Borzi
    nicola.borzi@ilsole24ore.com

  149. Nicola Borzi è un poveretto…
    I gusti sono gusti, ma stroncare così è veramente da frustrati. Oltre che forse soggetti che, non essendo del settore, non possono cogliere appieno…

  150. Che cattiverie…
    “Alla voce romanzo ormai è catalogato tutto e il contrario di tutto, dunque anche “Studio illegale” può essere inserito nella categoria”.

  151. Il commento di Borzi è in buona parte condivisibile, solo ha forse frainteso l’inenzione dell’autore: il libro vuole essere esattamente un omologo cartaceo dei film dei Vanzina, o meglio una sorta di Fantozzi (Ugo, non Augusto!) )dei cosiddetti “Illegali” e NON un legal thriller alla Grisham…quindi dove sarebbe il problema? Io non capisco quei critici che stroncano i film dei Vanzina dicendo che fanno dei film senza spessore…insomma, è esattamente quello che vogliono fare!

  152. studio illegale: avvocati dipendenti, soggetti alle direttive del datore di lavoro, con vincoli di orario e senza clienti propri, pagati verso fattura, senza diritti sindacali.. ribellarsi? no, perché siete dei rammolliti..

  153. Il punto è che sono proprio le persone che vede e descrive Duchesne (e che capita di vedere a tutti noi) a somigliare tragicamente ai personaggi dei film dei Vanzina: delle caricature di sè stessi.
    Duchesne non fa altro che raccontare questo mondo con la leggerezza di un umorismo tragicomico, senza pretese di sfornare un legal-thriller, nè tantomeno di voler ambire al nobel per la letteratura.

    Ci spieghi poi Borzi il significato del termine “romanzo” a cui tanto causticamente si appella. Forse, cercandone una definizione, si stupirà con un certo imbarazzo di scoprire come il lavoro di Duchesne costituisca – a tutti gli effetti – un romanzo.

  154. @280: “rammolliti”, “ribellarsi”… ecco qua un altro sputasentenze… per di più con le idee poco chiare. Questo è il mercato, caro mio. Ed è così anche in tanti altri paesi. D’altra parte altrimenti non si spiegherebbero i compensi tre volte superiori ai lavoratori dipendenti, che fa da contraltare alla flessibilità massima dell’avvocato dello studio illegale. Ribellarsi? A cosa? Nulla impedisce di cercare un lavoro più stabile da dipendente in qualche società o ente.

  155. Chi scrive libri è tutto o nulla. E siccome a nessuno è mai dato di essere tutto, tutti noi che scriviamo libri siamo nulla. Siamo sottovalutati, gelosi, feriti e ci auguriamo la morte dell’altro. L’incontenibile aumento della grafomania tra uomini politici, autisti di taxi, partorienti, amanti, assassini, ladri, prostitute, prefetti, medici e pazienti, mi dimostra che ogni uomo, senza eccezione, porta in sé lo scrittore come una sua potenzialità tanto che tutta la specie umana potrebbe a buon diritto scendere per strada e gridare: Noi siamo tutti scrittori!
    Tutti, infatti, soffrono all’idea di scomparire senza essere stati visti né uditi in un universo indifferente e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole.
    Quando un giorno (e sarà presto) dentro ogni uomo si sveglierà lo scrittore, saranno tempi di sordità e incomprensione generali.

    Milan Kundera, «Il libro del riso e dell’oblio»

  156. per # 276

    Poveretto? Frustrato? Né l’uno né l’altro. Sono un giornalista e scrivo quello che penso. Il libro non mi è piaciuto – l’ho trovato un’operazione commerciale molto “furba” – e ho scritto quello che penso senza censurarmi. Avrei dovuto fare come tanti che leggono sì e no il risvolto di copertina? No, grazie: non me ne voglia Duchesne o la Marsilio, ho solo espresso le mie opinioni (dunque opinabili) di lettore “esperto”.
    Quanto all’obiezione che “non essendo del settore” non potrei “cogliere appieno”, è davvero risibile e getta una luce sinistra sulle capacità di chi l’ha scritta. Dunque per poter “cogliere appieno” occorre essere laureati in giurisprudenza? Oppure non basta e bisogna avere l’abilitazione? O non basta nemmeno questo e occorre esercitare la professione? Oppure non è sufficiente, occorre lavorare in uno studio legale? No, forse non è sufficiente, deve essere un GRANDE studio legale. Che sillogismo da mentecatti. Per scrivere, che so, una recensione di “Una passeggiata nei boschi” occorrerebbe dunque essersi fatti a piedi almeno un terzo dell’Appalachian Trail? O per parlare della “Divina Commedia” occorrerebbe visitare Inferno, Purgatorio e Paradiso, beninteso accompagnati da Virgilio e Beatrice? Dunque nessuno dovrebbe o potrebbe esprimersi su alcuna opera, visto che “non è del settore”…

    per #281
    “Ci spieghi poi Borzi il significato del termine romanzo”…
    Romanzo? Più che spiegare posso citare qualche autore dei miei preferiti: Kundera, che vedo citato più sopra, o anche Palahniuk, oppure Sciascia, per restare in Italia. L’operazione di Duschesne, lo ripeto, per me è altro rispetto al romanzo. A meno di non voler considerare “romanzo” qualsiasi scritto di narrativa abbastanza lungo da non essere un “racconto”, secondo la definizione di Wikipedia. Col che, anche la raccolta di “Novella 2000” potrebbe essere definita un “romanzo”: gli elementi ci sono (struttura ripetitiva, sospensione del dubbio, trama/trame e sottotrama/e, ambientazione, personaggi – del tutto ricorrenti -).

    per #279

    Se “Studio illegale” vuol essere esattamente un omologo cartaceo dei film di Vanzina, allora la mia recensione è stata anche troppo precisa (e leggera). Non credo che Duchesne intendesse produrre un libro “senza spessore”, tutt’altro. Secondo me non gli sono stati dati i tempi e i mezzi per articolare diversamente la storia. Da questo punto di vista, il libro è un’occasione mancata.

    Nicola Borzi
    nicola.borzi@ilsole24ore.com

  157. Contro recensione

    Ho trovato il libro divertente, leggero e – soprattutto – ben scritto.

    Capita spesso di imbattersi in autori che scrivono guardandosi allo specchio, cercando di impressionare il lettore con concetti apparentemente geniali che nei fatti, però, rivelano solo l’incapacità di comunicare alcunché.

    Dico questo perchè il libro di Duchesne ha invece l’indubbio merito di raccontare una storia in modo semplice diretto e divertente. In altre parole, chi ha scritto “Studio illegale” non ha la penna “fighetta” di tanti troppi scrittori. E non mi sembra poco.

    Credo peraltro che “Studio Illegale” non abbia davvero nulla a che spartire con le opere vanziniane et similia, non foss’altro per l’ironia elegante e spesso geniale che lo contraddistingue e che – francamente – non ho mai ritrovato nei cinepanettoni natalizi.

    Detto ciò, ciascuno può pensarla come vuole e ha il diritto di manifestare critiche e/o apprezzamenti.

    Fatto sta che io sta operazione furba/occasione mancata me la sono divorata in un paio di giorni e, dopo averla finita, mi è pure un pò mancata.

  158. Nicola Borzi, il mio personale punto di vista in merito è che una “recensione” la quale si basi però sul personalissimo presupposto secondo cui “I Romanzi” sono solo ed esclusivamente quelli di Sciascia, Kundera, Palahniuk, Bellow, Roth, Nabokov, Dostoevskij e via discorrendo, oppure che “I Film” sono solo quelli di Godard, Rossellini, Kar-Wai, Ozu, Herzog, etc… cessa di essere una “recensione” e diventa un’opinabile esternazione di snobismo culturale.
    Il mestiere del critico e del recensore in generale dovrebbe essere quello di parlare in modo obiettivo di quanto si sta recensendo, piuttosto che quello di cimentarsi a comparare un’opera con i mostri sacri della letteratura (o del cinema, o dell’arte in generale) o – cosa ancora peggiore – con i propri personalissimi autori preferiti in particolare.
    Nessuno ritiene che una recensione debba essere una sviolinata, o debba solo dire cose positive. Beninteso, una recensione può anche essere legittimamente stroncante.
    Quello che contesto è questo aristocratico concetto di “romanzo”, di “scrittore”, che permea una “recensione” davvero ingenerosa.
    Tanto meglio sarebbe stato limitarsi a valutare lo stile, la scrittura, anche i personaggi (come è stato fatto e come ho fatto anche io nella mia lettura alternativa dei personaggi di Duchesne), eventualmente anche criticando la debolezza o la pretestuosità della storia… ma senza voler declassare per forza un romanzo ad un prodotto editoriale, mero raccoglitore di sketch.
    Quando è il blogger a scrivere un libro, allora la critica si affretta subito a bollare il tutto come un’operazione commerciale.

    281.

  159. A me stupisce la tracotanza con cui viene liquidato come operazione commerciale un libro, qualunque esso sia (anche Moccia). A parte poi la domanda: che cosa vuol dire “operazione commerciale”? Forse che i libri di Kundera non sono venduti? E allora direi che i libri vanno giudicati lasciando stare i prestesti, invece si parla di blogger e teorie cu cosa sia un romanzo, salvo poi liquidare il libro con dei paragoni che chiunque ha letto libro e blog non può che trovati ridicoli (i Vanzina? siamo seri). Quando alla trama scontata: Madame Bovary parla di una donna che tradisce il marito, eppure solo un pazzo, o qualcuno in malafede, si può fermare a quello.

    Un’ultima cosa Borzi: che cosa ci è venuto a fare qua sopra? Cosa vuole sta cercando di fare postando la sua (mediocre) recensione e mettendosi pure a discuterla? Non mi sembra molto lontano dal vero chi ha parlato di frustrazione.

  160. in effetti 288 un po’ ci prende. come se un poliziotto va dalla famiglia dell’arrestato, si siede a tavola, si mette a dire i motivi per cui lo vuole in galera e magari quel poveraccio è pure innocente. borzi, lei è proprio strano

  161. Borzi si scandalizza di una “operazione commerciale”!?! Ma che è, la vergine nel bordello? Ma si rende conto che scrive sul Sole24ore o crede di farlo per la rivista dell’oratorio? Io candiderei Borzi al ruolo di macchietta nel prossimo film dei Vanzina…

  162. Innanzitutto complimenti a Duchesne per il bel Romanzo (uso volutamente la R maiuscola).
    Ho letto anche la recensione di “quel tale che scrive sul giornale”…

    Che cazzo vuol dire una frase come:

    “Ma qui non c’è nulla dei legal thriller à la Scott Thurow o John Grisham”.

    Un commento del genere fa emergere senza ombra di dubbio che “il tale” non ha letto neppure la quarta di copertina…

  163. Be’, Borzi non ha tutti i torti: la trama pseudo-romantica è effettivamente banale e stucchevole per chiunque non sia Emily – ahimé
    Certo affligge leggere che un critico si riduca a citare Wikipedia per trovare la definizione di romanzo, ma forse Borzi ritiene che l’uditorio non sia sufficientemente sofisticato e qualificato per comprendere più dotte argomentazioni. Ciò detto, concordo con Borzi: Studio illegale non lo definirei propriamente un romanzo, (anche se nel senso strettamente etimologico lo si potrebbe definire tale), tuttavia io l’ho letto in due giorni e con estremo godimento (e anche Borzi, secondo me!)
    Minima immoralia

  164. @292

    Giuseppe si chiama in effetti Giuseppe e lavora da BEP. Il nostro amico lo ha salutato un anno fa e adesso lavora da L&W dividendosi tra Milano e Parigi.

    Ah, Giovannino adesso lavora pure lui da Latham.

  165. letto il libro in due giorni….
    incredibile la verisimiglianza!
    Grazie a Duchesne…era da un po’ che non ridevo così!

    P.S. il n°132 è stato REALMENTE postato da Francesco Gianni di Gianni, Origoni Grippo & Partners?
    Fosse così saremmo in presenza di un Dominus ironico e alla mano…non credevo potessero esistere…

    T.

  166. per 297:
    non credo proprio che il 132 sia stato postato dalla persona che menzioni. Penso sia solo un tentativo di farsi pubblicità… nulla più. Quelli della Marsilio non sono mica così “idioti” da chiamare l’autore in ufficio

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